Francia, l’élite euroatlantica ha vinto il primo tempo.

Una guerra all’ultimo voto tra la Le Pen e Macron per la successione ad Hollande.

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Questa volta i sondaggi elettorali ci hanno preso: primo Macron e seconda Marine Le Pen, questo l’esito del primo turno delle elezioni presidenziali francesi. Il 7 maggio i i nostri vicini transalpini torneranno alle urne per il voto definitivo.

Ha vinto il candidato del sistema, grazie ad una strategia ed una campagna elettorale in cui si è presentato come nuovo e, sopratutto, in alternativa ai partiti tradizionali, di cui ha ben colto lo stato di crisi irreversibile. 

Sarò tonto, ma non capisco bene cosa abbia di nuovo, a parte la giovane età di 39 anni (vi ricorda qualcuno?). Nel 2004 si laurea all’École nationale d’administration – l’università dell’élite francese -, nel 2005 si iscrive al Partito Socialista, poi lavora presso la Rothschild & Cie Banque.

Nel 2014 lascia la banca ed entra nel governo Hollande, nell’aprile del 2016 fonda il Movimento “En Marche”, nello stesso anno in qualità di ministro dell’economia contribuisce al lancio del Job’s act francese, per infine dimettersi nall’agosto 2016, in contestazione da tempo con il partito socialista. Come detto, 3 mesi dopo si candida con il suo movimento alla corsa presidenziale. Dulcis in fundo, in materia di novità: è il più convinto europeista, nel senso di “ci vuole più Europa”. 

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Infatti dopo il risultato della votazione di domenica scorsa, Frau Merkel e Herr Schulz – i due finti rivali delle elezioni tedesche del prossimo settembre – si sono rapidamente espressi a favore di Macron, a conferma della melassa partitica che imperversa in tutto l’occidente e che governa a senso unico a favore dell’oligarchia finanziaria dominante.

“Né di destra, né di sinistra” lo slogan globalista che ha fatto suo anche Macron, significa in realtà: “Non disturbate il manovratore”, ovvero l’alta finanza (che secondo Paragone lo teleguiderà). Europeista e mondialista anche dal punto di vista culturale: “Non esiste una cultura francese, ci sono delle molteplici culture in Francia”. La cultura e l’identità di un popolo sono retaggi dei secoli passati, ostacoli per la globalizzazione che avanza e quindi da rimuovere.

Può vincere Marine Le Pen? Difficile, ma non impossibile.

Hollande vota Macron: l’abbraccio mortale che può aiutare Marine

Di fronte a cotanto rivale, le chances di vittoria della Le Pen sembrano scarse. In effetti un recentissimo sondaggio dà Macron al 60% e la sua rivale al 40%. Ma, attenzione, sembra che il 40 sia in forte ascesa rispetto al passato.

Senza farla troppo lunga, credo che la “populista” Marine parta sì svantaggiata, ma non è detto che non possa risalire la china e avvicinarsi o superare anche la fatidica soglia del 50%. Credo che, chiunque vinca, lo farà di stretta misura.

Macron ha alcuni punti deboli, a disposizione della abile dialettica di Marine Le Pen: 1) il suo curriculum lo accomuna alla finanza d’élite 2) che non sia nuovo lo conferma l’immediato avallo ricevuto domenica stessa dai partiti storici usciti distrutti dalle votazioni, che suona tanto di passaggio delle consegne, ma ben poco lusinghiero dal punto di vista elettorale 3) idem per l’appoggio dei leader tedeschi Merkel e Schulz già menzionato 4) rischia di diventare letale quello di Hollande, che se ne dovrebbe stare zitto 5) avrà meno risonanza, ma è ancora più significativa l’uscita allo scoperto in questa intervista al Corsera del super europeista Jacques Attali, che si autoproclama padrino di Macron.

Cosa succede alla Francia e alla UE atlantica se vince Macron e …..

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Macron non ha un partito, ma ha fondato un movimento che dovrà rapidamente evolvere. Nel prossimo mese di giugno infatti la Francia terrà le sue elezioni politiche per il rinnovo del suo parlamento, l’Assemblea Nazionale. Se Macron diventerà Presidente, il suo successivo Governo dovrà essere di coalizione tra il suo movimento/partito En Marche e uno o più dei partiti tradizionali.

L’operazione dovrebbe riuscire, ma si troverà probabilmente a fronteggiare una forte opposizione del Front National e della sinistra. Nell’insieme una vittoria non esaltante e non di buon auspicio per il popolo transalpino, che continuerà a soffrire per avere la stessa moneta della Germania e per la pressione della immigrazione, anche questa funzionale alla Germania e alla UE Atlantica. I danni economico sociali che si accumuleranno nei 5 anni di presidenza Macron lo faranno uscire molto ammaccato. Mettendolo in prospettiva l’eventuale successo del giovane outsider sembra una mezza vittoria di Pirro.

Per quanto riguarda la UE atlantica, superato l’unico vero ostacolo elettorale del 2017 con la qui ipotizzata vittoria di Macron – l’impatto delle elezioni tedesche di settembre per l’UE, che vinca la Merkel o il socialdemocratico Schulz, è poco significativo – sarà forte la tentazione dei falchi politici europeisti e della casta tecnocratica di Bruxelles di prendersi la rivincita. Ma dovranno ancora mordere il freno per non mettere troppo a rischio anti-UE l’esito delle elezioni italiane del 2018 che, ancora una volta potrebbero teoricamente far saltare il banco.

Se anche le nostre votazioni segneranno una vittoria dei “ci vuole più Europa” (PD in testa), a quel punto la casta teutonica a cui Washington ha affidato la gestione  della Eurozona/BCE sarà tentata di

  • applicare due “regole” finanziarie stabilite da tempo sulle quali ha però dovuto soprassedere, pena favorire i “populisti” (= quelli che non mettono l’élite al primo posto) 1) l’applicazione automatica delle clausole di salvaguardia (= più tasse e più recessione) nel caso di mancato rispetto del deficit 2) applicazione delle regole del fiscal compact per il rientro del debito al 60% del Pil. Se il primo punto appena citato è già pesante, questo secondo sarebbe letale
  • in alternativa o a complemento, le grandi menti europee che pensano al nostro futuro e a quello delle prossime generazioni, potrebbero concretizzare due nuove mosse, peraltro anche queste in cantiere da tempo, e destinate a rendere ermetica la gabbia Euroatlantica (altro che casa comune …): l’Unione fiscale, con un Ministro europeo delle Finanze e l’Unione Bancaria.
  • Le 4 possibili mosse da me ipotizzate hanno un obiettivo comune: tendono a seppellire definitivamente le Nazioni come espressione d’identità storico-culturale e lo Stato come agente economico e sociale. La Nazione/Stato è il nemico principale (l’altro è il lavoro, l’antagonista del profitto) del movimento globalista e mondialista. Chi si oppone a questo disegno è classificato, ovviamente con tono dispregiativo, come nazionalista e sovranista

La ciliegina sulla torta nel 2018 dell’auspicato “ci vuole più Europa” sarà il rientro dell’allentamento finanziario della BCE di Draghi, che non è servita tanto a rilanciare l’economia (sul perché ne ho scritto qui), quanto a sostenere i bilanci delle banche e (almeno questo!) bloccare le manovre della finanza speculativa sui titoli del debito pubblico dei paesi in difficoltà. Quest’ultima spada di Damocle pende particolarmente sul nostro paese privo della propria Banca Centrale (Istituto di Emissione della Moneta).

La vittoria del Macron europeista potrebbe in sostanza preparare il terreno per un inasprimento delle tensioni economiche e sociali – intrinseche alla “struttura” di questa UE – tra i paesi virtuosi e i maialini del Sud (con l’illustre e pericolosa eccezione della nordica Finlandia!). Con la vittoria di Macron quindi anche la UE si rimetterebbe En Marche …. (verso l’abisso, sostiene Eugenio Orso). 

…. cosa succede invece se vince Marine Le Pen.

La eventuale Presidentessa Marine Le Pen sarebbe molto probabilmente in grave difficoltà di Governo, perché l’esito delle votazioni politiche di giugno ben difficilmente le consegneranno un Parlamento con una solida maggioranza dalla sua parte. Anzi, può anche darsi che la Francia si trovi in una situazione di scarsa governabilità, di conflitto tra Presidente e potere legislativo.

Sarebbe quindi di difficile attuazione il suo programma di politica interna e anche quello da lei proclamato nei confronti dell’Europa. Per uscire dall’UE e/o dall’Euro (in materia la Le Pen non è proprio limpida) sono necessari una modifica costituzionale, che passa dal Parlamento, e un referendum confermativo, anche questo soggetto ad approvazione dell’organo legislativo francese.

Se questa premessa è corretta, non è quindi detto che Marine all’Eliseo riesca a dare la spallata mortale alla UE che alcuni auspicano (se non è abbastanza chiaro, io sono tra questi) e molti temono. Ma sarebbe solo un rinvio perché questa UE/Eurozona/BCE è una macchina di iniquità e squilibri che non aggrega ma produce tensioni centrifughe. E, purtroppo, più dura (quest’anno ha compiuto 18 anni) più elevati saranno i danni quando ci sarà la frattura.

In sostanza, l’eventuale vittoria della candidata del Front National metterà certamente in difficoltà la UE/NATO/Eurozona/BCE, ma (temo che) non sarà sufficiente per metterla in crisi terminale. I tedeschi – e gli americani dietro a loro – non molleranno facilmente l’osso. Certo, una presidenza Le Pen sarebbe un brutto colpo, ma è anche vero che 5 anni di reggenza dimezzata ne appannerebbero la figura politica.

L’articolo si conclude qui, ma sulla sua scia sviluppo qualche ulteriore considerazione, sollevando la seguente domanda.


Questa Europa Atlantica, che futuro ha? Occhio al 2019!

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IL 2017 PASSERA’ “LISCIO”

Secondo la mia precedente analisi del voto francese di quest’anno, il suo esito di non sarà risolutivo nel breve periodo né per la Francia e né per la UE. A seconda che vinca Macron o Le Pen, continuerà o accelererà lo stato di inevitabile declino. 

Come tutte le costruzioni con gravi difetti di progettazione però questa Disunione Europea è destinata a crollare, creando tanto più danni quanto più tardi arriverà al capolinea. La fine sarà causata da cedimenti interni, o da terremoti e sommovimenti esterni di natura geopolitica. In questo secondo caso sarebbe un ritorno alle origini: di geopolitica la UE è nata, di geopolitica morirebbe.

Restando sui difetti interni di progettazione, i loro effetti di squilibrio e tensione che producono in molti paesi della zona Euro – Grecia caso limite, ma anche Italia e Francia – sono i seguenti: disoccupazione record, stagnazione economica, concentrazione del reddito e della ricchezza, smantellamento dello stato sociale, impoverimento generale e della classe media, rafforzamento della grande finanza privata mondialista, emergenza migratoria (questo non è un difetto di progettazione ma di gestione). 

In poche parole: una Europa oligarchica,  pedina passiva degli equilibri geopolitici e della egemonia americana post seconda guerra mondiale. Ma l’accumulo di 18 anni di squilibri (l’EuroMarco è entrato in vigore il 1° gennaio 1999) ha generato la montante ondata di opposizione, vergognosamente e stupidamente etichettata come “populista”.

I popoli e le classi sociali succubi di questo disegno di potere manifestano politicamente ribellione alle classi dirigenti colluse, sentono una crisi di identità, insofferenza nei confronti di Bruxelles e Berlino. Ma tutto viene declassato ottusamente (e strumentalmente) a livello di “populismo”. 

Ma alla fine sarà inutile, la propaganda dei media collusi non può fermare lo scorrere del tempo e l’accumularsi dei danni economico-sociali della macchina europea. Che saranno ulteriormente accelerati se i nostri capi tedeschi vorranno attuare le 4 mosse dell’ agenda “Ci vuole più Europa” che ho elencato in precedenza.

IL 2019, IL PROBABILE ANNO DELLA SVOLTA EUROATLANTICA

I prossimi ostacoli elettorali interni (come detto tralascio i possibili risvolti esterni geopolitici, finanziari o economici che siano), che credo faranno prevalere la prudenza a Bruxelles e Berlino, sono: le elezioni italiane del 2018 che temo non saranno risolutive, ma aumenteranno comunque lo stallo europeo. Vengono poi nel 2019  a) le elezioni politiche europee e b) ancora più importante, il cambio della guardia alla Presidenza della BCE, che vedrà quasi certamente il turno della Germania.

In questo 2019 io vedo il momento della svolta, nel senso che con le votazioni i “populisti” danno lo scossone decisivo alla UE (possibile, ma improbabile) o Washington e Berlino dibatteranno fra loro per decidere se la BCE dovrà continuare a sostenere i paesi deboli del Vecchio Continente (posizione di Washington pro NATO) o lasciarli in pasto ai “Mercati” (posizione dei falchi tedeschi).

Nel secondo caso, se a quel punto i popoli europei sotto attacco non avranno ancora capito/intuito (la propaganda mediatica è micidiale) che devono immediatamente tornare al controllo della propria Banca Centrale, allora l’Europa Atlantico-Tedesca avrà partita vinta: salvataggio in cambio di totale subalternità finanziaria. Noi non siamo l’unico paese candidato, ma siamo comunque in cima alla lista. 


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4 thoughts on “Francia, l’élite euroatlantica ha vinto il primo tempo.

  1. Se al ballottaggio vince Macron , alle prossime elezioni,
    nonostante il supporto del voto di svariati milioni di elettori che sono francesi solo per la burocrazia ,ma di francese non hanno nulla , la Le Pen, vincerà sicuramente.
    Se l’Europa non fa presto a capire che soltanto una federazione di stati , con un esercito comune, una sola politica estera ,regole
    eguali per sanità,scuola e giustizia …..ma rispettando
    peculiarità particolari di ogni popolo può dare un futuro all’Europa,ci si avvierà al punto di non ritorno e la catastrofe sarà inevitabile…l’Inghilterra sembra lo abbia capito,anche se la piovra del malaffare non si da per vinta e sta mettendo in atto tutto ciò che è nel loro potere per fare fallire il voto del popolo inglese …
    non so se ci riusciranno..il pericolo c’è, nel qual caso l’Inghilterra non riuscisse a fuggire da questa Europa , rimarrà inesorabilmente coinvolta nel disastro Europa.

    • Gianca, interpreto quel “svariati milioni di elettori che sono francesi solo per la burocrazia, ma di francese non hanno nulla”, come un riferimento agli elettori musulmani.
      Se è così, lei coglie un punto cruciale perché i voti dei musulmani (credo intorno ai 2 milioni su una popolazione di circa 5), saranno quelli che faranno pendere la bilancia a favore di Macron, qualora dovesse vincere. Come esplicitamente dichiarato da loro infatti, i musulmani odiano la Le Pen.
      Se le cose andranno così, questo dovrebbe essere il titolo in prima pagina di tutti i giornali e telegiornali il giorno dopo la votazione. Perché sarebbe una svolta storica non solo europea ma mondiale: musulmani decisivi per un paese chiave del Vecchio Continente!
      Naturalmente i media nasconderanno questo scomodo “particolare” in qualche articolo o servizio di secondo ordine.
      Quanto al futuro dei popoli europei, non si può non essere preoccupati: siamo teleguidati da 70 anni verso la sudditanza e, speriamo di no, l’auto annullamento, a vantaggio della globalizzazione voluta dal vertice finanziario di potere.
      C’è una piccola speranza: il cosiddetto “populismo” crescente dimostra che una parte importante dei popoli europei, sentendo la crisi sulla propria pelle, ha intuito/capito che c’è un nemico frontale e che i media raccontano un sacco di balle perché sono controllati dal nemico. Non è molto,ma 10 anni fa questa “opposizione” ideologica era quasi inesistente

  2. Dieci anni fa questa ” opposizione ideologica ” era quasi inesistente,nell’arco di cinque/dieci anni questa opposizione avrà una larga maggioranza . Il pericolo che si corre con questa politica del malaffare e buonista a senso unico è quello di incrementare il razzismo ….le dittature non nascono per caso….le forze della sinistra abbracciate e quelle del Vaticano ce la stanno mettendo tutta per creare situazioni già vissute e sfociate inevitabilmente in dittature.

  3. Concordo pienamente. L’obiettivo finale della parte oltranzista dell’élite è un mondo globalizzato e sotto controllo. Orwell, che si riferiva al mondo comunista di allora, anticipò nel 1949 con il romanzo “1984” la descrizione della dittatura ideale (forse ne abbiamo già parlato in un altro commento.) che si basava innanzi tutto sul controllo mentale e poi, se non bastava, su quello autoritario repressivo classico.
    Il mondo occidentale sta vivendo la fase precedente, con un fortissimo condizionamento mentale messo in opera quotidianamente da giornali e televisione. I Servizi segreti (USA-GB-Israele) sono già in pista anche loro da decenni..
    Il segnale che l’opposizione ideologica sarà diventata maggioranza, liberandosi dal condizionamento mentale dell’oligarchia di potere, lo avremo in Italia quando nell’opinione pubblica italiana ed europea prevarrà la volontà di uscire dall’eurozona a trazione americano-tedesca. Quello diventerebbe il punto critico della possibile svolta autoritaria, perché verrebbe messa in discussione anche la NATO, lo strumento di controllo americano dell’Europa e di protezione di Israele.

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