Il terrorismo psicologico dietro al dibattito sulla Brexit

Nelle ultime settimane il dibattito sulla Brexit e le sue conseguenze interne è diventato parossistico. Sembra che il tragico e ….. “tempestivo” assassinio della deputata Cox abbia rovesciato la situazione a favore del No all’uscita. Staremo a vedere. Quello che mi preme qui esprimere è come tutto il dibattito sia sia surreale e fittizio, tanto quanto la avvolgente retorica che da sempre aleggia attorno alla “Unione Europea”, che di unione ha solo il nome ed è invece – per come è stata strutturata – un sistema concorrenziale industriale, commerciale e finanziario tra paesi (“vecchio MEC/CEE). Nel quale il paese più forte ha affibbiato agli altri la propria moneta, eliminando il meccanismo di aggiustamento del mercato valutario intra-europeo e distorcendo in tal modo il meccanismo concorrenziale a suo favore.

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L’Europa è un protettorato americano. La UE è la versione economica e politica della NATO americana ed ha il compito di rendere inattaccabile l’egemonia yankee sul Vecchio Continente. Questa è la conseguenza storica dell’esito della seconda guerra mondiale, che ha visto l’Europa diventare un protettorato militare americano, con il duplice obiettivo di istituire un baluardo contro l’avversario geopolitico URSS (oggi ridimensionato a Russia) e di sradicare la forza militare della Germania, dopo la seconda catastrofe mondiale da lei causata.

Dopo il disciogliersi della Unione Sovietica e la riunificazione tedesca gli USA hanno trovato più efficiente favorire “l’integrazione” europea sotto l’egida della Germania, con la presuntuosa e masochista Francia consenziente (per pietà non cito l’Italia). Il Regno Unito non ha aderito al conseguente “salto di qualità” degli anni ’90 – mi riferisco all’Eurozona, con annessi CambiFissoEuro, BCE e politica di Austerità teutonica – ed è rimasto membro della UE a 28, che è equivalente al “vecchio” Mercato Comune Europeo. 

I tre livelli di Europa esistenti e la Gran Bretagna

  1. Il primo livello è quello dei paesi apparentemente non integrati, mi riferisco a Svizzera e Norvegia, che in realtà sono legati alla UE da numerosi trattati e da forti legami commerciali e finanziari, molto vicini a quelli del livello 2.
  2. Il secondo livello è la UE a 28 paesi, cioè il “vecchio” MEC o CEE di cui fanno parte tutti i paesi dell’Europa occidentale ed orientale (il Regno Unito vi aderì nel 1973).
  3. Terzo ed ultimo livello, 19 dei 28 paesi del livello 2 fanno parte della UE19, che ha sovrapposto al Mercato Comune la Moneta Comune, una unica Banca Centrale (quelle dei singoli paesi non hanno potere, sono di facciata) e una politica economica di Austerità di marca teutonica. La Gran Bretagna, la Danimarca e la Svezia (oltre naturalmente a Svizzera e Norvegia, ferme al primo livello) non hanno aderito al livello 3.  

Perché la Gran Bretagna è rimasta a metà del guado? Non ha aderito all’EuroMarco per conservare la propria sovranità in materia di politica economica (l’austerità non è nelle corde inglesi e nemmeno di quelle americane), di moneta nazionale (con annessa Banca Centrale). Questo secondo aspetto era ed è fondamentale anche per mantenere la supremazia finanziaria mondiale (la City di Londra) che caratterizza l’economia anglo sassone dopo il processo di deindustrializzazione avviatosi e concretizzatosi negli anni 80-90. Il Regno Unito – la patria della rivoluzione industriale – condivide oggi con l’America il titolo di patria della finanza moderna. Il sottofondo di questo “distacco” anglo-sassone dall’Europa industriale a trazione tedesca era ed è, a  mio avviso, la storica contrapposizione con la Germania che non è passata nel dimenticatoio. La Gran Bretagna ha dovuto subire dopo la seconda guerra mondiale il suo ridimensionamento di leader mondiale, entrare in un aggregato europeo a guida tedesca sarebbe stato veramente troppo.
Il ruolo forse più importante svolto dalla Gran Bretagna all’interno della (Dis)unione europea è quello del cavalier servente del big boss americano, che comunque ha diritto di veto per mosse troppo azzardate dell’EuroGermania (vedasi eccessivo avvicinamento alla Russia, tentazione da sempre di una parte della leadership tedesca).

Cosa succederà con la UE se dovesse prevalere la Brexit. Non credo che ciò avverrà, stando ai sondaggi è probabile che la violentissima e pretestuosa campagna psicologica delle ultime settimane porti ad una vittoria del “remain”, nonostante la atavica rivalità con la Germania (e la Francia). Tuttavia, per seguire la logica di quanto ho sin qui espresso, è semplice concludere che, qualora la Brexit dovesse prevalere, dopo un po’ di fuochi d’artificio finanziari e politici, nella sostanza dei rapporti Regno Unito-UE non cambierebbe granché: il Regno Unito scenderebbe dal livello 2 al livello 1, lascerebbe la Danimarca e la Svezia per unirsi alla Svizzera e alla Norvegia, sottoscrivendo una serie di accordi con la UE (i poveri giovani Erasmus, i passaporti, ecc., fumo negli occhi). Ho affermato sopra che la differenza i livelli 2 e 3 è minima (per una volta scrivo in modo assertivo, senza lunghe spiegazioni e documentazione). 

Ma allora perché tanto cancan? Come detto sopra, io sostengo che la (Dis)unione europea è una costruzione politica di potere del duo America-Germania, che è mascherata dietro una montagna pluridecennale di retorica e di menzogne, quindi ogni mossa o tentativo di indebolirla va bollata perché va contro il progetto dei “padri fondatori”. Un’uscita, anche solo dal livello 2, è un precedente sempre pericoloso (e poi l’America perderebbe il suo assistente), quindi dagli all’untore. Se poi, come io ho sostenuto, alla lunga le conseguenze si dimostrassero minime allora ci sarebbero una enorme caduta di credibilità di tutta l’impalcatura attuale.

Ben diverso sarebbe l’impatto di una uscita dall’Euro, livello 2. Capirei perfettamente la propaganda anti-uscita se la Gran Bretagna facesse parte di CambiFissoEuro, sarebbe un colpo immediato e dritto al cuore della (Dis)unione europea americano-teutonica. Ad esempio, sarebbe letale (per chi comanda oggi) una EuroExit dell’Italia e quindi – repetita juvant – meglio evitare qualsiasi tipo di precedente e di tentazione.

Brexit o non Brexit, la marcia americana prosegue. I progetti per stringere ancora di più il potere ed il controllo sul Vecchio Continente ci sono. Mi riferisco al TTIP americano e ai disegni di integrazione bancaria e fiscale di marca tedesca. L’esito del referendum inglese avrà un impatto su questi fronti.

TTIP

P.S. del 23 giugno

Ho accennato sopra ai fuochi d’artificio inevitabili che si verificherebbero in caso di Brexit, sui quali voglio aggiungere qualche precisazione. Se il mondo non fosse immerso in una ormai strutturale bolla finanziaria (vedi i miei post “Sta succedendo qualcosa di molto strano”), non ci sarebbe molto da preoccuparsi e la Brexit si rivelerebbe nella sostanza innocua, diventando però così, come ho già detto, un pericoloso precedente per la UE. C’è tuttavia la possibilità che gli scossoni finanziari post-Brexit inneschino, a 8 anni da quella precdente, l’esplosione della suddetta bolla, anche se tutto l’establishment finanziario (Banche Centrali in testa) cercherà di evitarla. Purtroppo l’Italia rischia di essere coinvolta in modo serio per l’elevato livello dei crediti bancari deteriorati, che supera quello intrinseco e fisiologico a tutti i sistemi bancari, risultato congiunto di due frutti avvelenati della Eurozona. Il primo è la decrescita economica innescata dalla nostra adesione ad una valuta non nostra, l’EuroMarco, il secondo è l’impotenza – al di là dei loro vergognosi e conniventi bla bla – del Ministero delle finanze e dell’attuale castrata Bankitalia (patetico Visco che rimette in discussione adesso il bail-in europeo!!) nell’esercitare la sovranità nazionale, come fanno da sempre Regno Unito, USA, Giappone, Corea, Cina, ecc. Il fondo Atlante, costituito per i crediti deteriorati, è una ridicola patacca eurocentrica e questo i mercati lo sanno perfettamente. Sono solo i nostri mezzi di informazione – in realtà cartello di controllo e di condizionamento dell’opinione pubblica – che fanno finta di crederci. 

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7 thoughts on “Il terrorismo psicologico dietro al dibattito sulla Brexit

  1. Nonostante l’assassinio della Cox abbia dato un vantaggio di 1-2 punti in percentuale al Si, ha vinto il NO
    questo la dice lunga su come la pensano gli inglesi di questa Europa.
    Non condivido questo stracciarsi le vesti per l’uscita dell’Inghilterra dall’Europa, l’Inghilterra sino ad oggi ha preso e non dato denaro all’Europa , potrebbe essere la volta buona per ripensare alle regole che si é dato l’Europa , regole che principalmente hanno contribuito
    alla moltiplicazione di funzionari ,burocrati,politici…
    pagati a peso d’oro.
    Questa Europa,con queste regole non ha futuro

  2. Grazie del commento Gianca e ben ritrovato.
    Come ho provato ad argomentare nel post, nella sostanza l’uscita dalla UE/CEE del Regno Unito di per se’ non cambia il destino di nessuno, quindi lo stracciarsi le vesti nasce da altre motivazioni. Che sono a mio avviso a) di natura politica (evitare un pericoloso precedente e il venir meno del cavalier servente dell’America all’interno della UE) e b) di natura finanziaria (il timore che l’inevitabile reazione finanziaria inneschi l’esplosione della bolla 2016).
    Da un punto di vista strettamente contabile, il governo del Regno Unito ha versato più contributi di quanto abbia ricevuto ( http://tinyurl.com/hm8pwdu ), ma il settore finanziario privato ha goduto di enormi vantaggi di altra natura. Fra questi primeggia, data la non adesione all’EuroMarco, la grande svalutazione della sterlina ( http://tinyurl.com/jnre74l ) dopo la crisi del 2008, senza la quale col cavolo che l’economia GB si sarebbe ripreso molto prima e di più di quella continentale, handicappata da CambioFissoEuro dei paesi periferici.
    Il ripensamento delle regole che hanno creato gli squilibri evidentissimi (e destinati solo a crescere) all’interno della UE non sono casuali (o dovuti prevalentemente alla inferiorità di alcuni popoli), ma voluti. Quindi pensoche non saranno cambiate affatto, al contrario c’è il rischio che la Germania, senza più il fastidioso contraltare della GB cerchi ulteriori meccanismi a lei favorevoli (ne ho accennato alla fine del post).
    Il problema della UE/Eurozona non è tanto le regole esistenti, ma quelle mancanti, la prima delle quali è la solidarietà fiscale tra paesi forti e quelli deboli, che caratterizza tutte le comunità/nazioni esistenti. Esattamente come i tedeschi dell’Ovest finanziano ogni anno con una parte delle loro tasse la depressa Germania dell’Est, come fa l’Italia del Nord nei confronti del Sud e come accade anche negli USA. Una moneta comune tra paesi con diversa competitività economica senza questo meccanismo fiscale NON è una comunità e nemmeno una Unione, è uno strumento di predominio del più forte. Moneta comune e solidarietà fiscale devono essere introdotte insieme o con uno sfasamento temporale limitato. E ciò non è accaduto, e non per caso.
    Visto che parliamo di regole, parliamo anche di una di quelle esistenti che se venisse rispettata non risolverebbe tutti i problemi, ma renderebbe l’EZ meno iniqua. Mi riferisco ad una che viene raramente e sommessamente ricordata dai mass media e che rivela la consapevolezza, da parte degli estensori dei trattati, del conflitto che una moneta comune a sé stante avrebbe generato. E’ la regola dell’infrazione di deficit commerciale: i “grandi” Trattati europei dicono infatti che se un paese supera il 6% di surplus commerciale per più di 3 anni incorre in infrazione dei trattati e va sanzionato. Chi ha scritto questo articolo sapeva che, con la stessa valuta, le economie più forti avrebbero sopraffatto quelle più deboli (non è una colpo di genio, bastava aver seguito la storia dell’economia europea del dopo guerra). Benissimo, la Germania e l’Olanda sono ben oltre il 6% da almeno 5 o 6 anni, qualcuno ha avviato la procedura di infrazione e comminato le relative sanzioni? La (Dis)unione europea è una presa in giro, un inganno politico (e di conseguenza economico-finanziario). Gianca, non ho la sua stessa fiducia sulla possibilità che venga riequilibrata. E i meccanismi di squilibrio continueranno a creare i loro nefasti effetti tutti i santi giorni sui mercati export/import e sui mercati finanziari. La tensione ed il malcontento popolare (anche se non nascono dalla comprensione delle cause,mascherate dai mezzi di comunicazione e dai politici conniventi o ignoranti) sono destinati ad aumentare e a dare spazio alla contestazione.Di questo i gruppi di potere americani ed europei sono perfettamente consapevole e cercheranno con le buone (la manipolazione mentale) o, in emergenza, con le cattive (regimi autoritari ben orchestrati) di evitare la disintegrazione del loro disegno di potere o addirittura di conservarlo o consolidarlo definitivamente. Quindi sì, come dice lei Gianca “Questa Europa, con queste regole non ha futuro”,ma può anche averne uno peggiore, dipende se l’opinione pubblica riuscirà a comprendere i reali motivi del loro malessere (qualcuno l’ho citato in questo commento) e a non farsi dirottare su falsi nemici, come in grande prevalenza accade oggi.

    • Speriamo,anche se le avvisaglie non lasciano sperare a nulla di buono,che la Merkel ,Holland e Renzi ,capiscano che è necessario trattare con l’Inghilterra una scissione consensuale,le ripicche e la vendetta portano danni a tutti .
      Comunque , diventa sempre più evidente in quale Europa ci siamo cacciati,…non sarà mica che ci stiamo incamminando verso una dittatura economica mascherata ?..questa Europa che non ascolta la volontà dei cittadini mi sta facendo sempre più paura-

      • Continuo a pensare che la Brexit, di per sé, non sia un problema, neanche se ci vorranno 2 anni di messa a punto, che si concluderebbe di fatto, con una quasi totale partecipazione della Gran Bretagna al “vecchio” (e ancora esistente) MEC/CEE. L’incognita Scozia sarà determinante nel determinare la durata della trattativa.
        A meno che i centri di potere (“colà dove si puote”) non decidano di utilizzare la Brexit per innescare l’esplosione della bolla finanziaria, tra un anno molti si saranno dimenticati di questo seconda caldissima estate europea.
        Un po’ più serie sono le avvisaglie, che sono peraltro molto datate, riguardanti la seconda parte del suo commento. E’ circolata negli ultimi giorni su fonti di informazione straniere (USA, GB e Francia) la notizia di un rapporto redatto recentemente

        • …….. (ho inviato per sbaglio la prima parte del commento) dai ministri degli esteri tedesco e francese contenente le linee guida per un salto di qualità della attuale (Dis)unione europea, attraverso la formazione di un Super-Stato continentale.
          La prima fonte della notizia è stato il sito americano SupeStation95 (qui il link http://tinyurl.com/jdnv8ot ) subito dopo sono seguiti i siti inglesi Daily Mail ed Express.co.uk, poi altri ancora
          Il concetto non è affatto nuovo, un anno fa era stato redatto il “Rapporto dei 5 presidenti” (link http://tinyurl.com/gojudsh), ma possiamo risalire al 1952 con Monnet ( http://tinyurl.com/js3wj59 ), o anche prima e anche da parte di personaggi americani. Certamente oggi questo progetto è funzionale alla strategia geopolitica americana.
          Nel merito, il concetto è positivo, per essere un processo di crescita collettiva deve però tenere conto del fatto che nel sistema economico in cui viviamo le nazioni sono attualmente dei concorrenti che si misurano sui mercati. Quindi senza una unione fiscale equa (i più forti devono trasferire reddito – non patrimonio – ai più deboli, senza cadere nell’assistenzialismo puro e semplice) non può nascere nessuna unione. E alla lunga non può nemmeno essere spacciata per tale con l’inganno, come voleva Monnet o come vuole Monti-Robot (la crisi e la paura come pretesto per infinocchiare i popoli europei http://tinyurl.com/j8p68ls http://tinyurl.com/hebbfuh ). Io ritengo molto probabile che Merkel, Hollande e Renzi ne abbiano parlato, ma è un progetto che non mi sembra attuabile, anche se viviamo in un regime di finta democrazia. Ci vorrebbe (per i vari Monti in giro in Europa e per il gruppo dirigente anglo-americano) una dittatura per imporlo. Anche questa non mi sembra all’orizzonte, necessita a sua volta di una situazione di panico popolare (in questo senso il terrorismo può essere funzionale, oppure un collasso finanziario-economico) o di un vero e proprio stato di guerra militare. Tutti eventi che non mi sembrano in un orizzonte temporale di breve termine. Nel medio e lungo tutto è possibile. Ma nel lungo c’è un’altra minaccia, quella ambientale del mondo intero, che si può saldare con quella economica/finanziaria/geopolitica. Qui parlo del destino dei nostri figli o nipoti
          Se ne ha voglia, la cosa fondamentale che ogni cittadino dovrebbe fare è cercare di capire cosa sta realmente accadendo e ascoltare i media ufficiali consapevole che suonano uno spartito scritto da una leadership, in cui una minoranza gradirebbe molto scatenare gli eventi che ci porterebbero ad un regime autoritario. Insomma, io navigo a vista, cerco di capire e di trasmettere a chi vuol leggere il mio blog il risultato delle mie ricerche. Una maggiore consapevolezza popolare, sarà forse un sogno, ma è l’unica base su cui si può pensare di costruire un capitalismo più stabile, equilibrato e in grado di tenere conto della salute della Terra.

          • Non capisco perché gli i Stati Uniti abbiano demandato alla Germania il controllo dell’Europa, hanno un alleato fedele quale è l’Inghilterra
            chi meglio di essa ,con capacità ed esperienza diplomatica maturato a livello globale avrebbe potuto mediare e tenere unita l’Europa ?
            Se gli Stati Uniti hanno demandato
            alla Germania l’onere di rappresentarli in Europa perché
            perché non si sono ancora scrollati di dosso quello stato di inferiorità
            rispetto a quella che fu la loro madre patria hanno sbagliato i conti,i pericoli più prossimi alla loro economia sono la Cina e l’India non
            l’Inghilterra o l’Europa.
            Il timore che una Europa a trazione inglese potesse allacciare rapporti stretti con la Russia di Putin creando un polo di dimensioni economiche mondiali dimostra scarsità di vedute , nel lungo termine il mondo Occidentale
            dovrà per forza unire le forze e non potrà fare a meno della Russia , la Russia si voglia o no é parte dell’Occidente .

  3. Bella e complessa domanda Gianca.
    Una prima risposta di natura economico-finanziaria. L’America doveva tenere conto della disponibilità/convenienza/capacità della Gran Bretagna a guidare l’Eurozona. Come ben sappiamo la GB, che aveva aderito al MEC/CEE nel 1973 (a traino e non come paese promotore), si è ben guardata dal fare altrettanto nel 1992 con Maastricht, avendo deciso invece di conservare la sua sovranità monetaria. Perché? La risposta sta in un paio di grafici, il primo http://tinyurl.com/jhx4mqr che ci dice che tra il 1953 ed il 31 dicembre 1999 (momento di blocco dei cambi Euro) la sterlina aveva perso nei confronti del Marco il 73% del suo valore (da 11,8 marchi per una sterlina a 3,15). Dal 1° gennaio 2000 ad oggi la svalutazione della sterlina è proseguita nei confronti dell’Euro ed è stata del 25% circa http://tinyurl.com/hvtv3y3 In questo periodo se il Marco non si fosse fuso con monete più deboli la svalutazione BP/DM sarebbe stata ancora maggiore! Cosa significano questi numeri (clamoroso anche il grafico http://tinyurl.com/zod4fnz della svalutazione nei confronti del dollaro tra il 1915 – 4,8 dollari per una sterlina e il 2016 – 1,3 dollari per sterlina)? Mostrano l’irreversibile declino del Regno Unito nei mercati d’esportazione che si sarebbe trasformato in un suicidio con la sua adesione nel regime di CambioFissoEuroMarco. La conferma del declino ce la danno questi dati del FMI http://tinyurl.com/jk3jfw7 che mostrano l’ormai più che trentennale ininterrotto deficit commerciale britannico! Nel recente articolo sulla Brexit ho esposto altre argomentazioni sulla dannosità per la GB dell’adesione all’Euro.
    E’ evidente, al contrario, che per il Marco, che dal dopoguerra si è sistematicamente e consistentemente rivalutato nei confronti di tutte le altre monete, l’adesione ad un blocco dei cambi (l’Euro non è null’altro) insieme ad una inevitabile conseguente Banca Centrale Europea, opportunamente accompagnati da rigidi vincoli di politica economica, sarebbe stato un fattore di successo e di leadership economica, come dimostrano questi due grafici http://tinyurl.com/q9gm2u5 http://tinyurl.com/zzzqv4w . Il secondo grafico è rivelatore dell’altra faccia della medaglia, cioè del danno che tutti gli altri paesi hanno avuto, Italia per prima, sui mercati di esportazione. Ciononostante il nostro paese è riuscito a tornare in surplus e questo la dice lunga su quanto nelle alte e segrete sfere tedesche (e francesi) ci temano e quanto ci abbiano voluto nell’EZ, che senza la nostra masochistica adesione non sarebbe nata. Già questa lampante ed incontestabile dimostrazione della distorsione causata da CambioFissoEuroMarco dovrebbe far saltare sulla sedia e porre molte domande a chiunque la analizzi.
    Quindi, per la stessa logica (la forza o la debolezza della industria manifatturiera sui mercati internazionali) per cui i britannici non hanno aderito al blocco dei cambi, la Germania riunificata lo ha fatto, per lei era l’affare del secolo (doveva anche finanziare la “ricostruzione dell’Est!) e non se lo è fatto scappare. Vedremo tra poco che l’America ha chiesto una contropartita politica decisiva.
    A “favorire” la nascita della moneta unica è stata, pare, la presuntuosa Francia (Mitterand) che la vedeva come un modo di agganciare la Germania riunificata, lo storico secolare nemico. Guardando la linea viola dell’ultimo grafico si tocca con mano come quello slancio di grandeur fosse profondamente sbagliato.
    Le risposte di natura geopolitica. Elenco le principali.
    1) Per l’America è meglio avere un “capobastone” che non dover seguire con i propri servizi segreti e la diplomazia ufficiale ogni singolo paese, meglio un unico blocco (NATO). La Cina (e tutta l’Asia) new entry nell’agone geopolitico richiede ora nuove attenzioni yankee.
    2) La Germania (e non la GB né la Francia) è il paese che fa da frontiera naturale con l’est europeo ex sovietico, eventuale punto ideale d’attacco della Russia e quindi anche il nocciolo duro della struttura NATO.
    3) La “storica bestia” da tenere sotto controllo militarmente non è la Gran Bretagna, già saldo alleato atlantico, ma in irreversibile declino geo politico (abbiamo visto l’enorme svalutazione della sterlina, che non ha impedito tuttavia ai 64 milioni di abitanti della GB di restare la 5a economia mondiale http://tinyurl.com/njbuagr , posizione in cui era stata scavalcata dalla povera Italia delle svalutazioni che tanto davano fastidio ai tedeschi! …… !?).

    La attuale veste dell’Europa, protettorato militare americano e colonia economica e finanziaria tedesca (l’Euro ha creato anche, ipso facto e senza bisogno di trattati, il Mercato Unico Finanziario Europeo!) nasconde l’insofferenza germanica alla subalternità nei confronti dell’America ed il desiderio di affrancarsene coltivato da una parte della leadership tedesca (Wolfgang Schauble è la sua punta di diamante) e di creare un blocco Germania-Paesi dell’Est-Russia alternativo al bipolarismo America-Cina. Quando ho accennato ad una contropartita inamovibile imposta da Washington a Berlino concedendole la supremazia in Europa (ad esclusione di quella, decisiva, militare!!) mi riferivo proprio a questo: “Germania, come ti avvicini troppo alla Russia, il giocattolo si rompe!”. Questa è la partita in corso http://tinyurl.com/h53yo2v , decisiva anche per il nostro paese
    Concludendo, un’Europa a trazione inglese non poteva nascere, la GB l’ha sempre rifiutata, un conto è l’adesione al MEC, peraltro adesso rigettata, ed un conto è l’adesione all’EZ.
    L’Europa a trazione tedesca, se rispettato il divieto anti Russia, va bene all’America che ha il controllo militare. C’è però una parte della Germania che vorrebbe rompere l’EZ per creare un nuovo blocco orientato ad Est e questo sarebbe un attacco al cuore della settantennale supremazia americana nel mondo.
    Questo non è il quadro che ci viene dipinto da tutti i mass media e dai centri culturali. Può benissimo essere che io sia fuori pista totalmente o in parte. Lo vedremo
    Gianca, sull’appartenenza della Russia al mondo occidentale sono abbastanza d’accordo, ne potremo riparlare (ho già scritto un lunghissimo commento-post).

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