Post referendum, pensieri sparsi su vincitori e vinti. E una domanda: e adesso?

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I vincitori: gli italiani

L’alta affluenza e il (quasi) 60% di NO sono l’espressione di una grande momento di reazione della maggioranza del popolo italiano, un segnale importante – che auspicavo ma che non era per nulla scontato – che ci dice che il bombardamento mediatico del potere ha i suoi limiti, sopratutto se il suo racconto è troppo lontano o in contraddizione con le esigenze, le condizioni di vita  e le prospettive dei cittadini. 

L’opinione pubblica non ha bevuto la potente propaganda renziana, supportata dalla principale stampa, da televisioni, da opinionisti, da illustri conduttrici(Lilli) e conduttori (Vespa) e dai ricatti del mondo finanziario angloamericano, che favoleggiavano del balzo in avanti dell’Italia con un SI referendario.

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Sta succedendo qualcosa di molto strano/4 – La Banca del Giappone, l’avanguardia del futuro reset finanziario.

Giappone verso nuovi stimoli fiscaliPremessa.

Concludevo il precedente post di questa serie affermando che nel mondo intero “l’imperativo è la riduzione del debito privato e pubblico” e che, con le buone o con le cattive, ciò avverrà. Sul fronte delle auspicabili buone maniere, scrivevo: “siamo alla vigilia di interventi inusuali, che vedranno le Banche Centrali come interpreti protagoniste“.
In realtà, un “antipasto” in tal senso lo abbiamo già avuto con i salvataggi governativi post crisi 2008 del mondo finanziario americano ed europeo, via emissione di trilioni da parte delle Banche Centrali. Ma le storture della finanza selvaggia e dell’economia reale (carenza di domanda aggregata) non sono state affatto sanate e quindi 8 anni dopo ci risiamo, con una situazione decisamente peggiore rispetto al 2008  per quanto riguarda i debiti pubblici nazionali (in più si è aggiunta la crescente situazione di debito interno, e relative bolle, della Cina). In questo senso il Giappone è il paese più …. avanzato, e ciò lo rende un laboratorio da tenere sotto stretta osservazione. 

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Domenica 12 luglio, ore 10: le quotazioni della Grexit

Entro questa sera (più probabile la notte) si dovrebbero concludere sia l’Eurogruppo dei Ministri delle finanze sia i 2 vertici dei Capi di Stato e di governo della UE, il primo dei membri dell’EZ, che delibererà sull’ultima proposta del governo ellenico, il secondo dei 28 paesi UE che ha valore di facciata. E’ molto improbabile ma non escludo tuttavia anche un rinvio dell’ultimo minuto.

Sulle montagne russe di questa penosa messinscena le quotazioni degli ultimi giorni di una uscita della Grecia dall’EZ hanno avuto i seguenti andamenti: nella mia personalissima borsa Grexit, giovedì 9 luglio le probabilità di permanenza erano al 50%, venerdì 10 sono salite al 55%-60%, ieri sono tornate al 50%. Il listino è stato condizionato dal mastino tedesco Schauble che venerdì ha aperto ad una revisione delle scadenze del debito greco, ieri invece ha proposto una uscita temporanea della Grecia di 5 anni. La Merkel, è rimasta in silenzio ma al vertice di oggi dovrà uscire allo scoperto

Non mi è chiaro quali siano le regole e le procedure per le decisioni del vertice a 18, per esempio se è a maggioranza semplice o qualificata. Quello che so è che per diversi paesi (tra cui Germania e Finlandia) il capo del governo dovrà chiedere al proprio Parlamento l’approvazione della posizione assunta nell’Eurovertice. E quindi probabilmente l’incertezza permarrà anche dopo questa domenica di fuoco. 

Due cose però questa settimana mi hanno personalmente chiarito

Primo: Tsipras è Dr. Jekill-Mr.Hyde. A 3 giorni di distanza dalla schiacciante vittoria del suo No nel referendum, il suo neo-ministro delle finanze ha proposto un piano di austerità equivalente se non peggiorativo rispetto a quello richiesto dalla Troika.

Secondo: date le forze in campo, l’esito di questo importantissimo passaggio della storia europea è ridotto ad una alternativa tra una uscita temporanea della Grecia vera o presunta e tra un rabberciato, costoso ed inconcludente compromesso, che allevierebbe temporaneamente  senza risolverli i problemi di Atene 

I nodi di una (volutamente) rabberciata dis-Unione Europea, costruita per generare squilibri asimmetrici che favoriscono i più forti, stanno arrivando al pettine. Pericoloso, ma visto la direzione in cui stiamo andando (a sbattere), più aspettiamo e peggio sarà saltarci fuori.

E meglio prendere il toro per le corna. Il nostro problema è: dov’è il torero italiano?

Versione modificata delle ore 12