Il piano (serio) di Marine Le Pen per uscire dall’Euro

Recupero della sovranità monetaria e della politica economica nazionale, i due pilastri della Frexit lepenista.

In un recente articolo apparso su Bloomberg.coml’articolista Helene Fouqet riporta le dichiarazioni espressa domenica scorsa da Bernard Monot, consigliere economico di Marine Le Pen, a margine del raduno di Lione organizzato per il lancio ufficiale della campagna elettorale presidenziale.

Sono dichiarazioni fondamentali in quanto riguardano a) le modalità di reintroduzione di una moneta francese, b) come gestire il debito pubblico e c) l’approccio della nuova politica economica pubblica.

Il consigliere economico – che è alla testa di una squadra di lavoro di esperti – è consapevole dei rischi del periodo di transizione di una uscita dall’euro e sostiene di avere anche in cantiere un piano di emergenza, nel caso si manifestasse una violenta crisi.

Quanto rivela Bernard Monot è contenuto (in modo più generico) nei 144 punti del programma presidenziale di Marine Le Pen, disponibile on line. Il primo impegno – più simile ad una dichiarazione di intenti – che si assume la candidata francese recita così.

Recuperare la nostra libertà e il controllo del nostro destino, restituendo al popolo francese la sua sovranità (monetaria, legislativa, territoriale, economica).
A tal fine, sarà avviata una negoziazione con i nostri partner europei seguita da un referendum sulla nostra appartenenza alla Unione europea. L’obbiettivo  è l’attuazione di un progetto europeo rispettoso dell’indipendenza della Francia, delle sovranità nazionali e che serva gli interessi dei popoli.

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Sottoscrivo ogni parola. Si può fare, non è affatto una sparata populista (abusata etichetta di comodo) nella sostanza è invece una dichiarazione di guerra alla globalizzazione finanziaria d’élite – che ha messo il turbo da almeno 25 anni – all’interno della quale CambioFissoEuro è il pilastro europeo, affidato nella sua progettazione e gestione alla Germania riunificata. 

Trovo anche il metodo impeccabile: in sostanza la Le Pen dice che, se la sua dichiarazione di intenti sarà avallata dal voto favorevole dei francesi, lei comincerà con il sollecitare la negoziazione politica a livello europeo, i cui risultati intende poi sottoporre attraverso una consultazione al popolo francese, che avrà così l’ultima parola. Sarebbe un ritorno alla democrazia, che si sta oggi impolverando in soffitta sostituito dal regime oligarchico e tecnocratico di Bruxelles/Francoforte. Marine promette di interpellare la volontà del popolo francese anche sull’appartenenza alla NATO

Non credo che la Le Pen voglia portare la Francia fuori dall’Unione Europea nel suo insieme (e nemmeno dalla NATO) – sarebbe un errore storico -, ma “solo” dal Sistema Monetario Europeo o Eurozona che dir si voglia, introdotta dal 1° gennaio 1999, quando fu sovrapposta al preesistente Mercato Comune 

Il vecchio MEC o Comunità economica europea, istituita nel 1957 a Roma, per oltre 40 anni aveva dato l’opportunità a tutti i paesi europei – ciascuno con la propria moneta – di crescere nel commercio intraeuropeo (liberato da dazi e tariffe) ed extraeuropeo. L’equilibrio della competizione ad armi pari è stato rotto proprio con l’Euro. Troppo facile per la Germania (per la verità i francesi pensavano di tenerle testa) vincere affibbiando la propria moneta agli altri paesi. Collusi e/o illusi e/o incompetenti i nostri politici e quelli europei. Certo, avevano il fiato dell’America (e della CIA) sul collo, che voleva consolidare il controllo dell’Europa, già presidiata militarmente con la NATO. Ma non è una giustificazione, anzi è un’aggravante.

Parzialmente diversa la situazione della Gran Bretagna, che non deve uscire da CambioFissoEuro a cui si rifiutò a suo tempo di aderire, ma “lascerà” il mercato comune, di cui faceva parte. Io ritengo che in realtà calcherà il modello di Svizzera e Norvegia, che attraverso numerosi trattati bilaterali non sono lontane, dal punto di vista commerciale, dai criteri MEC, conviene a tutti.
La Gran Bretagna non accetta più la leadership tedesca, in particolare sulla gestione dell’immigrazione, e sui vincoli legislativi, normativi e giudiziari dei buro-tecnocrati dell’assurdo carrozzone di Bruxelles. E’ questo quello a cui punta con la Brexit, oltre ad avere completa libertà di manovra per stabilire nuovi patti o trattati economici/finanziari con il resto del mondo (cosa impossibile restando dentro l’Unione Europea) che non è più quello di 30 anni fa, anzi è il futuro.

Sento risuonare l’obiezione inculcata dal tam tam mediatico ortodosso: “nel mondo globale non si può sopravvivere da soli, nemmeno la Francia può riuscirci”. Scusate il termine, palle e anche belle grosse! Non voglio sbordare in questo post, ma prometto solennemente che uno dei primissimi post che pubblicherò è un elenco di una cinquantina di paesi del mondo, la maggior parte più piccoli dell’Italia, delle più svariate forme di sviluppo storico ed economico-sociale, che negli ultimi 10 anni, con la loro schifosissima monetina, ci hanno surclassato in termini di crescita e disoccupazione. Ripeto, con la loro valutina e per 10 anni!! La fonte dei dati è il Fondo Monetario Internazionale. So che anche questo non basterà per convincere chi ha assurto l’Euro e l’Europa al livello di una fede, spero che almeno un piccolo punto di domanda faccia capolino.

La rivoluzione monetaria franco europea delineata da Bernard Monot

Il consigliere economico della Le Pen ha delineato, per l’aspetto monetario ed economico, il seguente sentiero per l’uscita da CambioFissoEuro.

  1. Sganciamento dalla BCE, ritorno alla Banca Centrale nazionale, la cui totale indipendenza dalla politica – stabilita con apposita legge del 1973 – sarà abrogata. Conserverà la sua autonomia “tecnica”, ma affiancata da una supervisione da parte di un nucleo specializzato del Parlamento, che immagino valuterà gli inevitabili ed intrinseci riflessi politici della sua azione e politica finanziaria.
  2. Istituzione di un Nuovo Franco con cambio iniziale 1:1 con l’Euro, la cui quotazione sarà poi determinata dal mercato delle valute. Contemporaneamente (previo auspicabile accordo preventivo con i paesi europei), istituzione/riedizione di un Serpente Monetario delle valute europee, che avranno una banda di oscillazione di svalutazione/rivalutazione. Monot cita per il Nuovo Franco una banda del 20%, anche se aggiunge che ritiene che si svaluterebbe del 10%.
  3. Il consigliere economico, ipotizza anche che l’inflazione francese si posizionerà intorno al 3%.
  4. Ridenominazione del debito pubblico da Euro a Nuovi Franchi francesi. Monot si attende che il tasso dei loro Btp decennali si posizioni tra il 2% e il 3%
  5. Politica economica pubblica basata sulla creazione di moneta da parte della Banca Centrale (come fa oggi la BCE ma con finalità diverse) per circa 100 miliardi di Nuovi Franchi non solo per finanziare/salvare le banche come sta facendo Draghi, ma per sostenere lo stato sociale, una strategia industriale e rimborsare il debito.

“Non credo che sarà una catastrofe perché la Francia è dopotutto un paese importante e il popolo capirà abbastanza presto che stiamo lavorando da patrioti per ristabilire la sovranità della Francia.” sostiene Monot. In ogni caso, come già ho accennato, sta approntando un piano B per una situazione di emergenza.


Può funzionare? Oh Yes!
 Dipende dalla Germania, se accetta o meno il concetto del Serpente Monetario delle valute, ovvero una uscita dall’Euro generalizzata e concordata a livello politico continentale, che vedrebbe ovviamente anche l’Italia seguire (copiare pedissequamente come pecoroni) le orme dei francesi.

Se invece, colta da furore hitleriano, dovesse far saltare il tavolo della trattativa, un ciascuno per sé con la propria valuta e Banca Centrale, allora avremmo 6 mesi di super turbolenze. Ma se la Francia, insieme agli altri fuoriusciti, terranno la barra dritta sui 5 punti sopra elencati, i mercati dovranno fare nel giro di pochi mesi una rapida virata e assisteremmo, dopo il tracollo speculativo, a dei rimbalzi (rivalutazioni) sorprendenti delle valute deboli, alimentati dal riequilibrio delle bilance commerciali, l’altra faccia della medaglia del peggioramento – o meglio il ritorno alla normalità – di quella tedesca.

Escludo che la Germania del XXI secolo arrivi ai livelli di esaltazione e distruzione del secolo scorso: tradotto, che torni per rappresaglia indietro anche sul Mercato Comune, alzando dazi e tariffe doganali, che equivarrebbe alla Terza Guerra Mondiale economica. Qualche fronda estremista interna ci farà senz’altro un pensierino ma penso/mi auguro che prevalga il fronte realista (conviene innanzi tutto ai tedeschi) e non autolesionista del tipo “muoia Sansone e tutti i Filistei”.

Come è messa la Francia e le chance di vittoria della Le Pen

Anche l’economia della Francia è messa maluccio, dopo 18 anni di CambioFissoEuro, ecco i dati del Fondo Monetario Internazionale.

  • Crescita media annua del Pil 2007-2016: asfittica a +0,8% (Italia -0,6% sic!, Germania +1,2%)
  • Disoccupazione degli ultimi 4 anni stazionaria intorno al 10% (Italia 12%, Germania 4,3% nel 2016)
  • Deficit pubblico medio 2007-2016: 4,5% del Pil, parametro in infrazione delle regole europee (Italia 3,1%, Germania 0,7%)
  • Debito Pil a fine 2016: 97% (Italia 133%, Germania 68% in diminuzione)
  • Bilancia commerciale: costantemente negativa negli ultimi 9 anni, nel 2016 -0,5% del Pil (Italia positiva negli ultimi 4 anni, + 2,2% nel 2016 – siamo forti!!! -, Germania sempre sopra il 6% negli ultimi 10 anni in infrazione delle regole europee, 8,6% nel 2016). Questo è il parametro più significativo e rappresentativo dello squilibrio insostenibile di CambioFissoEuro.

Ecco le ragioni economiche, anche inevitabilmente sociali, che contribuiscono ad alimentare la spinta che la stampa di regime definisce “populista” (discorso simile si deve fare per gli Stati Uniti e per tutto l’Occidente globalizzato). In questo 2017, pieno di elezioni forse decisive in Europa, il coro dei media manipolatori e cani da guardia del Potere è già diventato assordante. Le elezioni francesi (marzo e aprile) seguiranno quelle – molto importanti – in Olanda (marzo), infine quelle tedesche (settembre).

E allora chiudo sul quesito chiave delle Presidenziali francesi: quante chance ha la Le Pen di diventare Presidente francese? Stando ai sondaggi, dovrebbe qualificarsi per il ballottaggio, che però dovrebbe perdere nettamente. Dato che il 2016 ha decretato che l’informazione ufficiale non è affidabile (espressione molto soft), non credo affatto a questi sondaggi.

La Le Pen secondo me si giocherà fino in fondo la partita, la vittoria finale sarà probabilmente un testa a testa (non si sa ancora bene contro quale candidato, il potere francese ed internazionale è vagamente in stato confusionale): se Marine riuscirà a convincere gli elettori benpensanti e benestanti del centro destra che vuole veramente fare l’interesse della nazione, vincerà.

Con grande beneficio per tutti i paesi soggiogati dall’oltranzismo economico e finanziario tedesco del XXI secolo, Italia in testa. A condizione che ci si prepari, come stanno facendo i francesi.

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