Post referendum, pensieri sparsi su vincitori e vinti. E una domanda: e adesso?

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I vincitori: gli italiani

L’alta affluenza e il (quasi) 60% di NO sono l’espressione di una grande momento di reazione della maggioranza del popolo italiano, un segnale importante – che auspicavo ma che non era per nulla scontato – che ci dice che il bombardamento mediatico del potere ha i suoi limiti, sopratutto se il suo racconto è troppo lontano o in contraddizione con le esigenze, le condizioni di vita  e le prospettive dei cittadini. 

L’opinione pubblica non ha bevuto la potente propaganda renziana, supportata dalla principale stampa, da televisioni, da opinionisti, da illustri conduttrici(Lilli) e conduttori (Vespa) e dai ricatti del mondo finanziario angloamericano, che favoleggiavano del balzo in avanti dell’Italia con un SI referendario.

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Il mio grande NO alla riforma costituzionale

Comincio con una domanda ed una risposta importanti. Perché votiamo il referendum costituzionale? Perché in Parlamento non si è raggiunta la maggioranza di due terzi necessaria per far passare qualsiasi riforma costituzionale e si deve quindi interpellare il popolo. Lo strumento è il referendum confermativo, per il quale non è richiesto né il quorum dei votanti, né una maggioranza qualificata. 

Brutta partenza per una riforma di questa portata, che infatti sta spaccando anche l’opinione pubblica, l’esito finale al fotofinish scontenterà all’incirca metà degli italiani. Ma per Renzi questi risvolti non contano, si gioca tutto, questa è la sua partita personale per la conquista del potere e per la sua definitiva affermazione e benedizione da parte degli ambienti internazionali che contano.

In un recente articolo il prestigioso settimanale inglese The Economist si è schierato a sorpresa per il NO.

A me poco importa, il mio convinto NO era preesistente, ma è comunque interessante leggere l’articolo dell’Economist, nel quale ho evidenziato in grassetto i punti che mi sembrano più significativi. Aggiungerò poi in coda un commento e altre importanti argomentazioni del mio voto. 

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Sta per succedere qualcosa di molto strano/5 – Come si può evitare il collasso finanziario mondiale

L’arma segreta: la creazione di moneta degli Istituti di Emissione (Banche Centrali)

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Come ampiamente illustrato nei precedenti quattro articoli di questo ciclo dedicato all’instabilità economica e finanziaria, il mondo è entrato in questo inizio del XXI secolo in una inedita e pericolosa spirale di alto debito, di bassa crescita, deflazione e disoccupazione. La fascia di povertà nel mondo occidentale è in continuo allargamento, le tensioni sociali crescono e la fanfara della comunicazione ufficiale crede di cavarsela demonizzando il populismo.

Non hanno capito niente, l’elezione di Trump è stata per loro una sorpresa e ancora oggi sostengono che sarebbe il frutto dell’allarmismo populista di metà degli elettori americani. Così come viene liquidato come demagogico il forte sentimento di contestazione e di cambiamento espresso da larghe parti dell’opinione pubblica ungherese, inglese, francese, austriaca, italiana, ecc. Visione storica zero, semplice ed aprioristica difesa della struttura di potere in essere, della quale la stragrande maggioranza dei giornalisti cartacei e televisivi si sentono (o ambiscono far) parte.

L’attuale situazione è invece il risultato di due successive fasi del ciclo storico iniziato nel secondo dopoguerra che ho illustrato qui. Siamo ora nella terza fase, caratterizzato da un mondo in corso di globalizzazione capitalistica, ad alta instabilità economico-finanziaria e geopolitica, le cui cause – che ho qui analizzato – sono teoricamente chiare e rimovibili. Ma è per me altrettanto evidente che l’élite saldamente al potere nel mondo da circa un secolo, che ha generato questa situazione, cercherà di non retrocedere.

Per “retrocedere” intendo: 1) accordare nuovamente alle classi lavoratrici una maggiore quota del reddito prodotto ogni anno, 2) isolare il casinò della finanza selvaggia dal mondo bancario che gestisce i depositi dei piccoli risparmiatori ed eroga il credito al mondo produttivo e 3) eliminare i paradisi fiscali che consentono a) di evadere le tasse ed aumentare i profitti a danno dei bilanci pubblici e, ancor più importante, b) di far fluire i flussi finanziari utilizzati dai servizi segreti per i loro traffici e e le loro sporche manovre internazionali, di cui non avremo mai resoconti televisivi e giornalistici.
Come dire: bisognerebbe cancellare le due “conquiste” economiche e finanziarie della élite globalizzante anglo americana dell’ultimo quarto del secolo scorso e ridurre lo spazio di manovra dello scontro geopolitico e del riciclaggio del denaro sporco, droga compresa.

Ma come si può allora interrompere la perversa spirale tra aumento del debito e bassa crescita che rischia di portare al punto di fusione il motore finanziario capitalistico mondiale? Pongo la domanda in altri termini: se la situazione sfuggisse di mano e si avviasse il collasso finanziario, esiste il modo di contenerne i danni e ripartire su basi più solide?

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Siamo alla vigilia di una guerra mondiale? – Seconda parte

I diversi scenari possibili. Qual’è quello più probabile? Uno schema di analisi

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Intanto aggiorno subito, dopo la vittoria di Trump, il mio personale Bollettino di guerra che avevo espresso alla vigilia delle elezioni americane nella prima parte di questo post.

Prima della (non eccessivamente) sorprendente vittoria di Trump il mio Indice di uno scontro diretto tra NATO/USA e Russia era a livello 40-45%, con la possibilità di un balzo oltre il 50% nel caso di vittoria del clan Clinton.

Oggi, alla luce del risultato elettorale, la mia valutazione scende intorno al 25%, perché voglio dare credito alla promessa del neopresidente di riavviare un serio colloquio con la Russia. Nei prossimi mesi/anni vedremo se i fatti andranno in quella direzione o no, traducendolo in un corrispondente aggiustamento del mio Bollettino.

Questo abbattimento dell’Indice è doppiamente benvenuto. Infatti uno scontro militare a due, tra USA e Russia, pur se originato in una area da noi lontana (per esempio Siria, o Ucraina), comporterebbe l’alto rischio del coinvolgimento dell’Europa filo americana. Dalla fine della guerra mondiale il Vecchio Continente è infatti un feudo militare di Washington imbottito di basi NATO, peraltro in fase di aggressiva espansione. Difficile immaginare che ne potremmo restare fuori.

C’è poi l’altro possibile scenario di guerra, che vede il coinvolgimento anche del terzo gigante geo politico, cioè la Cina, in un conflitto che sarebbe di dimensioni mondiali. Per questo secondo scenario il mio indice, che prima dell’elezione di Trump era intorno al 10%, è sceso adesso al 5%. Nell’ultima parte del post illustrerò i motivi della grande differenza tra i due indici.

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Elezioni americane, finalmente si conclude la masquerade!

Va in scena lo spettacolo della “Democrazia più grande del Mondo”

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Sono convinto che in America ed in Europa il potere non risieda più da tempo nella sfera politica, che è principalmente l’esecutrice di direttive e strategie definite altrove. Salvo eccezioni (Trump, nel caso vincesse?) che confermano la regola.

L’altrove è innanzi tutto il gruppo ristretto di famiglie/dinastie (Rockefeller, Rotschild, Morgan, ecc.) che hanno i pacchetti di maggioranza delle grandi banche private e, attraverso queste, controllano l’Istituto di Emissione, la Banca Centrale USA (FED, costituita nel 1913). Con il monopolio della creazione di moneta e della gestione dei risparmi delle famiglie, queste dinastie possono controllare il destino del paese, “comperare” i governanti e pilotarne le decisioni di politica interna ed estera. Ed è così che si sta affermando la globalizzazione, la finanza non ha patria, non ha confini, ha una lingua universale, quella del Potere.

In subordine alla finanza, “altrove” significa anche: Pentagono (e il cartello dei produttori di armi), CIA, la NATO, le grandi corporation globalizzate e in generale le lobby che contribuiscono alla campagna elettorale dei candidati presidente e che stazionano ufficialmente nel Congresso a Washington. Una estesa rete che non credo però potrà/vorrà mai esprimere scelte in totale contrasto con la cupola della grande finanza. La quale ha forti legami con la grande finanza della Gran Bretagna e con Israele.

Il potere più forte dell’inquilino della Casa Bianca, qualora non condivida la strategia dettata dall’élite, sta forse nel non-fare, opponendo il diritto di veto – che può essere superato però dal Congresso con il voto di due terzi dei parlamentari – o nel dilazionare e diluire l’esecuzione di determinati piani.

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Ottobre 2016, siamo alla vigilia di una guerra mondiale? – Prima parte

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Nel mio personale Borsino di guerra, le probabilità che avvenga un grave conflitto tra Stati Uniti (gli attaccanti) e la Russia (l’attaccato) sono vicine al 50%. Nel 2010 la mia valutazione era sotto al 5% e l’attuale 50% può cambiare, in aumento o diminuzione, nel giro di pochi mesi. Sarà anche influenzato dall’esito delle elezioni presidenziali americane (con la Clinton salgono, scendono se vince Trump).
Una guerra tra USA e Russia significa anche tra NATO – una delle due braccia militari di Washington – e Russia, quindi anche Europa.
E la Cina, il cui intervento trasformerebbe il conflitto USA/Russia nella Terza Guerra Mondiale? L’ago della bilancia è proprio il gigante asiatico che, a mio avviso, è contrario ad un conflitto armato su scala planetaria. Il mio Borsino a tal proposito è infatti intorno al 10% (era però a zero nel 2010). 

Prima di approfondire e motivare queste valutazioni di toto-guerra da bar, tuffiamoci nel sottofondo geo politico di questi scenari bellicosi, che ha una doppia radice: una di natura economico-finanziaria e l’altra strettamente politica di egemonia mondiale, come ci illustra il blogger Federico Dezzani con questa sua analisi, per me condivisibile. Ho colorato in marrone i pochi punti a mio avviso discutibili.

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Quinto Potere, quando la fiction anticipa la realtà/2

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L’ESCALATION della denuncia di Howard Beale arriva AL CUORE DEL SISTEMA, CHE REAGISCE

Riassunto della prima parte. Come abbiamo visto nella prima parte il presentatore televisivo Howard Beale non ha più niente da perdere, è in odore di licenziamento ed ha perso la moglie. E’ troppo vecchio, non serve più e viene trattato come una scarpa da buttare. Ma visto che nella vita non ha più nulla da perdere, reagisce istintivamente denunciando nella sua apparizione serale il profondo stato di crisi in cui si trova il suo paese (Stati Uniti) ed invocando la reazione dei cittadini apatici, che rispondono positivamente. Nella successiva trasmissione attacca violentemente la subdola missione “ipnotica” della …… televisione, principale causa di un strisciante obnubilamento di massa. Imprevedibilmente i suoi sermoni hanno successo, gli ascolti schizzano e i vertici di comando del gruppo della sua rete televisiva fanno retromarcia sul licenziamento e lo invitano a continuare. Fin qui tutto bene. Ma …….

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Quinto Potere, quando la fiction anticipa la realtà/1

Un salto indietro nel mondo televisivo americano degli anni 70.

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Quinto Potere è il titolo di un film americano di successo del 1976 e che si è dimostrato nei decenni successivi di una preveggenza sorprendente. Ha 40 anni e non li dimostra affatto, è di una attualità agghiacciante. Presenterò e commenterò 4 video-spezzoni di pochi minuti ciascuno. Ringrazio l’amico Stefano che ha attirato la mia attenzione su questo film.

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Howard Beale, ex principe di ascolti – ora in decadenza – della rete televisiva UBS viene licenziato con un preavviso di due settimane, dopo undici anni di presenza sui teleschermi e poco dopo la morte della moglie, entrando quindi in una fase depressiva e di alterazione psicologica.

In una delle residue apparizioni, prima di congedarsi e senza preavvertire colleghi e superiori, Beale annuncia il proprio suicidio in diretta, che avrà luogo, dice, a una settimana di distanza da quel momento.

Scoppia uno scandalo: Beale viene licenziato all’istante, tuttavia chiede di poter chiudere la sua carriera dignitosamente e smentire il suo sensazionale annuncio. La sua richiesta viene accolta e il giorno dopo viene mandato in onda per l’ultima volta: giustifica la sua provocatoria “idea da pazzi” con la motivazione di aver esaurito “le bugie e le cazzate della vita da raccontare”.

Inaspettatamente la popolarità di Howard Beale ha un balzo, la sua dichiarazione shock del suicidio e la successiva denuncia anti sistema colpiscono l’immaginario popolare, particolarmente il mondo dei giovani. Le dimissioni vengono revocate e i vertici della UBS decidono di lasciare briglia sciolta al rinato commentatore nell’esprimere la sua violenta protesta. 

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Sta succedendo qualcosa di molto strano/4 – La Banca del Giappone, l’avanguardia del futuro reset finanziario.

Giappone verso nuovi stimoli fiscaliPremessa.

Concludevo il precedente post di questa serie affermando che nel mondo intero “l’imperativo è la riduzione del debito privato e pubblico” e che, con le buone o con le cattive, ciò avverrà. Sul fronte delle auspicabili buone maniere, scrivevo: “siamo alla vigilia di interventi inusuali, che vedranno le Banche Centrali come interpreti protagoniste“.
In realtà, un “antipasto” in tal senso lo abbiamo già avuto con i salvataggi governativi post crisi 2008 del mondo finanziario americano ed europeo, via emissione di trilioni da parte delle Banche Centrali. Ma le storture della finanza selvaggia e dell’economia reale (carenza di domanda aggregata) non sono state affatto sanate e quindi 8 anni dopo ci risiamo, con una situazione decisamente peggiore rispetto al 2008  per quanto riguarda i debiti pubblici nazionali (in più si è aggiunta la crescente situazione di debito interno, e relative bolle, della Cina). In questo senso il Giappone è il paese più …. avanzato, e ciò lo rende un laboratorio da tenere sotto stretta osservazione. 

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