Confronto USA-Corea del Nord, meno male che ci sono Russia e Cina.

Ma il pesce grosso di USA-Israele è l’Iran.

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Se dipendesse solo dai personaggi Trump e Kim Jon-Un uno scontro tra USA e Corea del Nord sarebbe molto probabile, Kim ne uscirebbe sconfitto, Corea del Nord e del Sud vivrebbero una tragedia immane, il mondo intero sarebbe scosso, potrebbero innescarsi eventi bellici imprevedibili.

Il più pericoloso tra i due presidenti è certamente Kim, dato che non sembra avere forze interne che lo possano condizionare e far riflettere, mentre Trump – come tutto questo inizio della sua presidenza dimostra – è imbrigliato e manovrato da CIA/Pentagono, dal Congresso, da Israele, ecc. E’ chiaro che anche Giappone e, sopratutto, Corea del Sud sono assolutamente contrarie ad uno scontro locale. Come lo sono, per altri motivi Russia e Cina.

Come descrive impeccabilmente Maurizio Blondet nel suo articolo che riporto di seguito, questo agosto può essere decisivo, vista la minaccia di Kim di condurre un lancio missilistico nelle vicinanze dell’isola di Guam, base americana. Vedremo se Russia e Cina riusciranno a fermare il giovane nord coreano o se si innescherà una risposta militare americana. Continue reading

Una volta solo i negri erano schiavizzati, ora lo siamo tutti – Paul Craig Roberts

Una visione estrema, su cui riflettere

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Ieri 4 luglio in USA è stato celebrato il 241° anniversario della dichiarazione d’indipendenza (1776) delle 13 colonie americane dall’allora Regno di Gran Bretagna. Un momento storico nel confronto tra le due nazioni, che nei secoli successivi dovevano esercitare nel mondo la loro prevalente supremazia industriale, militare e finanziaria: è stato dapprima il turno della Gran Bretagna (poi Regno Unito), scalzata nel XX secolo dagli Stati Uniti d’America.

Il cambio della guardia – le cui basi si sono sviluppate nella prima metà del secolo scorso – è avvenuto con la seconda guerra mondiale. Non si deve tuttavia sottovalutare l’attuale ruolo geopolitico del Regno Unito, in associazione alla strategia di Washington, ma talvolta anche in autonomia. La vicenda Brexit è probabilmente anche l’espressione di un tentativo di parziale sganciamento dagli USA del Regno di Sua Maestà, in questo secolo che segnerà (in questo e nel prossimo decennio) un deciso passaggio a nuovi equilibri geopolitici.

La plurisecolare esperienza della sua rete di spionaggio e di intelligence, le sua tela di relazioni mondiali tuttora estesa al ex Commonwealth, la storica esperienza e presenza nel Medio Oriente, oltre al peso della moderna piazza finanziaria della City di Londra (connessa al riciclaggio e ai paradisi fiscali), fanno ancora del Regno di Sua Maestà un attore da tenere in tutto rispetto, capace di esprimere una sua linea in questi decenni del XXI secolo.

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Il primo tempo delle elezioni francesi

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Ci siamo, domani domenica 23 aprile i francesi votano per il primo turno delle elezioni presidenziali, il secondo e decisivo seguirà il 7 maggio. Non sono in grado di formulare delle previsioni e ritengo inattendibili i sondaggi ufficiali. Non ho la sfera di cristallo (beato chi ce l’ha …), ma le mie preferenze quelle sì le ho, quindi esprimo il mio desiderio/augurio.

Spero che vinca la Le Pen.

Ho già scritto qui cosa penso del programma politico di Marine Le Pen, inclusi i punti su cui non sono d’accordo, nonostante i quali la considero, nel caso vincesse, una possibile via di uscita dalla deriva che il Vecchio Continente ha imboccato da 25 anni, e che ha la sua radice storica nella vittoria della seconda guerra mondiale (e la conseguente conquista dell’Europa) da parte degli anglo-americani. Ritornerò tra poco su questa prospettiva storica. Continua a leggere

Le distorsioni e falsità dei Servizi Segreti e dei Media-La guerra in Iraq

LA GUERRA IN IRAQ (E QUELLA IN SIRIA): I MEDIA OCCIDENTALI, LE VERE ARMI DI DISTRUZIONE (MENTALE) DI MASSA

Riprendo qui una vicenda che vi potrà sembrare lontana, ma è invece di estrema attualità per come fu trattata e diffusa dai media e inculcata nelle menti dei popoli occidentali, tecniche utilizzate quotidianamente anche per la attuale guerra in Siria. Quella in Iraq, presentata come “l’esportazione della democrazia e la guerra contro il terrorismo” doveva in realtà servire – come sostengo in fondo a questo articolo – ad avviare la decisiva offensiva anglo-americana del XXI secolo per rimodellare (come prefigurato decenni prima) il quadro geo strategico del Medio Oriente, opera in pieno svolgimento con l’utilizzo anche dei metodi più sporchi, incluso a pieno titolo il terrorismo e l’estremismo islamico. 

Anno 2003 – Nel febbraio di quell’anno Colin Powell (allora Segretario di Stato) denunciò in un discorso tenuto all’ONU le armi di distruzione di massa in possesso di Saddam Hussein, mostrando una fialetta di Antrax. L’intero mondo occidentale (politici e soloni dell’informazione in testa) accettò quella denuncia senza sollevare dubbi. Nel marzo del 2003 l’America di Bush figlio iniziò la seconda guerra in Iraq, che da allora non è ancora terminata.

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Gli USA spiano tutti, ma il problema sono gli hacker russi.

Ecco un esempio di manipolazione dell’ informazione di massa, della categoria “Sminuisci e Affossa”
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All’inizio di marzo è uscita una notizia bomba, i cui effetti sono stati ridotti a quelli di un petardo dall’intero blocco mediatico occidentale, che le ha dato pochissimo risalto per poi archiviarla velocemente.

Mi riferisco alle rivelazioni shock di Wikileaks sulle “moderne” tecniche di spionaggio di massa della CIA su scala mondiale, (che si affiancano a quelle “classiche” ma sempre più sofisticate), reso possibile dalla crescente  “intelligenza” dei sistemi operativi e dei software non solo degli smartphone e dei computer, ma anche delle smart TV. Microsoft, Samsung, Apple, Google, Twitter ecc. detengono il controllo di questi mercati mondiali e, volenti o nolenti, permettono alla CIA – un mostro che vive ormai di vita propria con budget di miliardi di dollari e condotta da personaggi a dir poco ambigui – di penetrare nella sfera privata e pubblica di chiunque ritenga sia da sorvegliare ed eventualmente condizionare (o eliminare). La giustificazione è la lotta e la prevenzione del terrorismo? Forse lo è, ma solo in parte, perché gli americani, sulla base di questo pretesto, vanno ben al di là.

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Per Trump tira brutta aria

SIAMO GIA’ PROSSIMI ALLO STATO IN MESSA D’ACCUSA DI TRUMP E ALLE SUE DIMISSIONI?

Questo è un post atipico ma, prima che vengano superate dagli avvenimenti, voglio pubblicare le note che mi sono appuntato pochi giorni dopo il giuramento di Trump del 20 gennaio.

Mi ero posto la domanda: come potrà essere ricordata la presidenza di The Donald in futuro? Ecco cosa avevo scritto il mese scorso:

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Il 2017 vedrà la fine dell’egemonia americana? E, intanto, come procede la Trumpiade?

Federico Dezzani prevede nel 2017 la fine della 70ennale egemonia mondiale americana.

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La previsione del blogger Dezzani è diametralmente opposta all’ipotesi geopolitica che ho espresso in questo articolo. In comune abbiamo come punto di riferimento la nuova presidenza di Donald Trump.

In sintesi, scrive Dezzani:

Il 2017 ha emesso i primi vagiti e molti si domandano quali novità abbia in serbo. Se il 2016 è definibile come l’anno dell’agonia del vecchio ordine mondiale a guida angloamericana, il 2017 ne sancirà il trapasso: insediatosi Donald Trump alla Casa Bianca, gli USA adotteranno per la prima volta dagli anni ’30 una politica estera neo-isolazionista, disimpegnandosi da storiche istituzioni come la UE e la NATO. Le forze centrifughe in seno all’Unione Europea ne usciranno galvanizzate ed una serie di tornate elettorali sarà in grado di infliggere il colpo di grazia all’eurozona. Nell’Est europeo ed in Medio Oriente, un numero crescente di Paesi cercherà riparo sotto l’ombrello russo, mentre la situazione si farà critica per gli ex-satelliti statunitensi lasciati senza protezione. La globalizzazione, già in affanno, subirà un drastico arresto. Al termine del 2017, il mondo sarà irriconoscibile. […..]

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I due fattori decisivi del primo mandato presidenzale di Trump – II parte: la politica internazionale

La virata geopolitica sullo scacchiere mondiale, la missione affidata a Trump.

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Anticipo che questo è un post di fantapolitica perché non ho uno straccio di prova di quello che scriverò, sono solo armato di un ragionamento induttivo che mi porta a delineare una ipotesi di riassetto geopolitico ad opera della imminente presidenza Trump. Il punto di partenza della mia fantasiosa analisi predittiva (forse più simile alla scenografia di un film, come dice il mio amico Antonio) è infatti la sbandierata volontà di Donald di riavvicinamento alla Russia e di assoluto appoggio ad Israele: potrebbe rivelarsi un bluff o, al contrario, evolvere – ecco la fantapolitica – in una vera alleanza anti Cina. Il gigante economico asiatico si troverebbe soverchiato militarmente e in forte difficoltà di approvvigionamento di energia e materie prime. In altre parole, sotto controllo. Ma non anticipiamo troppo i “ragionamenti induttivi”.

Per una tale evoluzione geopolitica non basterebbe ovviamente la prima presidenza di 4 anni di Trump e neanche la seconda, parliamo di 10-15 anni. Sarebbe allora un parto della prorompente personalità del tycoon newyorkese? Certo che no. Come ho già scritto in precedenza, un Presidente americano è un componente importante ma non autosufficiente di un “team”, al vertice del quale siede la Grande Finanza (a ridaje con la fantapolitica) delle dinastie familiari dell’occidente che controllano la FED e le Banche Centrali – terminologia più corretta: gli Istituti di Emissione/Creazione di moneta.

Prima di esporre la mia tesi geopolitica – se e quanto  fantasiosa o realistica lo diranno gli anni a venire – devo esplicitare una premessa altrettanto fantapolitica, sulla “anomala” vittoria di Trump nelle corsa presidenziale, che mi azzardo a definire pilotata a suo favore. Vediamo come e per quale motivo.

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I due fattori decisivi del primo mandato presidenzale di Trump – Prima parte: la scommessa economica

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Trump non è ancora Presidente, deve essere confermato da almeno 270 dei 307 Grandi Elettori

I giochi non sono completamente fatti per Donald Trump, non è ancora Presidente. Lo diventerà se l’esito del voto del 8 novembre verrà confermato da quello dei Grandi Elettori. Il tycoon americano è decisamente favorito perché dal voto di novembre sono usciti 306 Grandi Elettori del partito repubblicano contro 232 del partito democratico (nonostante la Clinton abbia avuto 2,8 milioni di voti in più di Trump!), con la soglia della conferma a Presidente fissata a 270. Ma teoricamente gli Elettori possono anche smentire la nomina di Trump.

Infatti, come da Costituzione USA, gli Elettori non sono soggetti all’obbligo di mandato, possono astenersi o addirittura votare un altro candidato. Esprimeranno il loro voto segreto oggi 19 dicembre, anzi due distinti voti: uno per il Presidente (Trump) ed uno per il vicepresidente (Pence). Seguirà poi una lunga procedura che porterà all’apertura delle schede il 6 gennaio in una seduta congiunta dei due rami del Congresso (gli Stati Uniti hanno un sistema parlamentare bicamerale perfetto, come il nostro bistrattato Parlamento).

Al momento 1 solo Elettore ha dichiarato che non voterà il tycoon di NY. Ci sono però voci che in 20 sarebbero pronti a votare contro di lui. Il Comitato Nazionale Repubblicano, il partito repubblicano ed la macchina elettorale di Trump stanno …. “mantenendo” i contatti con gli Elettori per contenere le defezioni al minimo, evitando il ricorso ad una procedura veramente complessa per determinare chi sarà il Presidente dei prossimi 4 anni. E’ quindi molto probabile che Trump sarà confermato Presidente ed entrerà in carica il 20 gennaio 2017. Resta interessante vedere quante defezioni ci saranno, credo che stabilirà comunque in questo senso un record storico americano negativo.

Facciamo quindi un balzo in avanti e, in attesa di vedere e giudicare la squadra di governo che il magnate newyorkese sta mettendo insieme – anche questa soggetta in parte a successiva conferma del Congresso – concentriamoci sui due fattori che nei prossimi 4 anni saranno, a mio parere, decisivi sia sul piano dei risultati sia per la sua rielezione per il quadriennio successivo 2020-2024. Il primo è quello del rilancio dell’economia, il secondo è quello della politica internazionale, che esaminerò nella seconda parte di questo post.

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Sta per succedere qualcosa di molto strano/5 – Come si può evitare il collasso finanziario mondiale

L’arma segreta: la creazione di moneta degli Istituti di Emissione (Banche Centrali)

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Come ampiamente illustrato nei precedenti quattro articoli di questo ciclo dedicato all’instabilità economica e finanziaria, il mondo è entrato in questo inizio del XXI secolo in una inedita e pericolosa spirale di alto debito, di bassa crescita, deflazione e disoccupazione. La fascia di povertà nel mondo occidentale è in continuo allargamento, le tensioni sociali crescono e la fanfara della comunicazione ufficiale crede di cavarsela demonizzando il populismo.

Non hanno capito niente, l’elezione di Trump è stata per loro una sorpresa e ancora oggi sostengono che sarebbe il frutto dell’allarmismo populista di metà degli elettori americani. Così come viene liquidato come demagogico il forte sentimento di contestazione e di cambiamento espresso da larghe parti dell’opinione pubblica ungherese, inglese, francese, austriaca, italiana, ecc. Visione storica zero, semplice ed aprioristica difesa della struttura di potere in essere, della quale la stragrande maggioranza dei giornalisti cartacei e televisivi si sentono (o ambiscono far) parte.

L’attuale situazione è invece il risultato di due successive fasi del ciclo storico iniziato nel secondo dopoguerra che ho illustrato qui. Siamo ora nella terza fase, caratterizzato da un mondo in corso di globalizzazione capitalistica, ad alta instabilità economico-finanziaria e geopolitica, le cui cause – che ho qui analizzato – sono teoricamente chiare e rimovibili. Ma è per me altrettanto evidente che l’élite saldamente al potere nel mondo da circa un secolo, che ha generato questa situazione, cercherà di non retrocedere.

Per “retrocedere” intendo: 1) accordare nuovamente alle classi lavoratrici una maggiore quota del reddito prodotto ogni anno, 2) isolare il casinò della finanza selvaggia dal mondo bancario che gestisce i depositi dei piccoli risparmiatori ed eroga il credito al mondo produttivo e 3) eliminare i paradisi fiscali che consentono a) di evadere le tasse ed aumentare i profitti a danno dei bilanci pubblici e, ancor più importante, b) di far fluire i flussi finanziari utilizzati dai servizi segreti per i loro traffici e e le loro sporche manovre internazionali, di cui non avremo mai resoconti televisivi e giornalistici.
Come dire: bisognerebbe cancellare le due “conquiste” economiche e finanziarie della élite globalizzante anglo americana dell’ultimo quarto del secolo scorso e ridurre lo spazio di manovra dello scontro geopolitico e del riciclaggio del denaro sporco, droga compresa.

Ma come si può allora interrompere la perversa spirale tra aumento del debito e bassa crescita che rischia di portare al punto di fusione il motore finanziario capitalistico mondiale? Pongo la domanda in altri termini: se la situazione sfuggisse di mano e si avviasse il collasso finanziario, esiste il modo di contenerne i danni e ripartire su basi più solide?

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