L’identikit dell’Elite mondiale del XXI secolo.

Ovvero perché il Mondo è a rischio/Parte seconda

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SOMMARIO: INTRODUZIONE – COSA NON È L’ÉLITE – L’ÉLITE OCCIDENTALE ATLANTICA – GLI AVVERSARI DELL’ÉLITE ATLANTICA

INTRODUZIONE

In questo secondo post sulla Élite proveremo a delinearne il profilo: si tratta di un aggregato complesso nel quale nomi e cognomi contano, ne farò alcuni, ma non sono fondamentali, quelli passano e l’Élite si perpetua nei decenni. (Consiglio la lettura del primo articolo che, oltre ad essere breve, anticipa mie azzardate previsioni per questo bollente 2018, che saranno messe alla dura prova dei fatti in pieno svolgimento)

Mettere a fuoco il profilo del sistema di Potere significa soprattutto individuarne la struttura, l’agenda, le regole del gioco e i punti di forza/debolezza. Indirettamente ciò ci suggerirà anche quali sono le variabili sulle quali è teoricamente necessario intervenire per modificare e rendere più equo e stabile il “modello” di organizzazione sociale occidentale, e ormai prevalente sul nostro pianeta (vi includo infatti le “varianti” Cina e Russia, prossimamente India): il Capitalismo Oligopolistico, a prevalenza finanziaria, fatto passare come una società Democratica e Liberale dalle istituzioni culturali e dai mezzi di informazione controllati … dal vertice di Potere.

Mi rendo conto che sto implicitamente suggerendo che sia possibile un miglioramento, una riforma del capitalismo moderno, tema troppo ampio per essere qui sviluppato.
Una premessa in tal senso voglio però esprimerla: una riforma per via pacifica e politica – possibile anche se poco probabile – può avvenire solo a condizione che si verifichi una vasta (non significa totale) presa di coscienza popolare del fatto che dietro la maschera della Democrazia si nasconde un sistema di potere forse ancor più squilibrato – in relazione alle rispettive fasi storiche, culturali ed economiche – di quello del periodo medioevale (anche questa affermazione richiederebbe un approfondimento).

Ma iniziamo il nostro percorso con un primo passaggio …. in negativo, ovvero cosa NON è l’Élite. Ci serve per sgomberare il campo da diversi possibili equivoci.

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COSA NON È L’ÉLITE.

A) Il complotto dell’Élite – In molti libri recenti e nella miriade di siti presenti in rete è diffusa una più o meno spinta visione complottista che spesso, anziché aiutare a capire, confonde e depista. Posso sbagliare, ma io non ci credo.

L’Oligarchia NON è, a mio avviso, una setta occulta che opera dietro alle quinte. Mi riferisco ad integrali e sistematiche connessioni con la/le Massonerie (che peraltro in USA non è segreta), con il clan degli Illuminati o con i Templari o con sette pseudo sataniche o con altro ancora. Anche le note riunioni esclusive – Bilderberg, Trilaterale, Davos – non sono le sedi nelle quali si prendono decisioni di vertice. Questi incontri sono piuttosto un modo – anche un po’ narcisistico e sfrontato – del Potere di coltivare e gratificare il sottobosco (politici, personaggi pubblici, uomini di finanza, della cultura, ecc.) che deve poi diffondere il Pensiero dominante e assicurarne la supremazia.

I momenti di segretezza esistono certamente, sarebbe strano il contrario, e proprio per questo non li conosciamo, ma li possiamo tutt’al più intuire. Possono essere incontri privati o presso Club di cui è nota l’esistenza ma, ovviamente, non l’attività (es. Council on Foreign Relations). Aggiungo che il lato più oscuro, pervasivo e preoccupante del modo di operare della Élite liberal-democratica occidentale egemone non risiede nel momento decisionale, quanto piuttosto in quello esecutivo dei disegni geopolitici decisi: mi riferisco in particolare alle attività affidate agli apparati militari e ai servizi di intelligence (Pentagono e CIA americane, MI6 britannico, Mossad israeliano, tanti altri in USA), che nel corso dei 70 anni di supremazia si sono continuamente affinate, anche “grazie” allo sviluppo tecnologico, traducendosi in trame spesso diaboliche ed inestricabili. Ne parleremo nella prossima sezione.

B) Ci sono Élite in competizione – L’Élite NON è un monoblocco granitico né a livello mondiale (ci sono 3 blocchi) né al loro interno. Il pomo della discordia non è certamente il Potere/Ricchezza in sé – che è anzi il collante comune – bensì la scelta tra le diverse strategie possibili per perseguire la difesa o lo sviluppo/concentrazione della supremazia (il “caso” Trump). Questo aspetto è particolarmente evidente in questa fase di mutamento epocale degli equilibri geopolitici, che vede la leadership a stelle e strisce degli ultimi 70 anni sempre più insidiata, anche per deficienze ed errori propri.

C) La maggioranza dei ricchi non fa parte dell’Élite – Essere ricchi, concetto già di per sé relativo (è ricco chi ha un patrimonio di 10 milioni rispetto a chi possiede un miliardo?), NON significa essere necessariamente parte del Potere. Anzi la stragrande maggioranza dei benestanti fa parte del “gregge”, sia pure privilegiato perché ha una vita agiata e può assicurare un futuro tranquillo ai propri eredi (la qualità della vita e dei rapporti personali può essere tutta un’altra musica).
Essere redditieri milionari o anche miliardari non è affatto garanzia di essere inseriti nel circuito che conta, quello che decide. Lo stesso vale per la stragrande maggioranza degli imprenditori, in particolare per i medi e i piccoli. Questo è abbastanza intuitivo dal punto di vista politico, ma lo è anche da quello finanziario: in occasione delle grosse crisi (che sono talvolta espressione di un conflitto interno all’Élite, come la crisi del 2007/2008) molti “ricchi”, privati o imprenditori, ci lasciano più di una penna.
Il cartello anglo-americano della grande finanza speculativa ne esce invece sempre rafforzato, perché dispone di masse di investimenti enormi e utilizza armi finanziarie improprie legalizzate nel corso del secolo scorso (derivati e pronti contro termine) che gli consentono di manovrare i “sacri” Mercati e le Borse. Che sono in realtà un gran … casinò truccato (o casino, fate voi)  dove alla fine vince il banco.
In più, nel caso di “incidenti di percorso” – vedasi la crisi 2007/2008 – interviene in soccorso delle grandi Banche la Madre Onnipotente della Finanza, che è tale perché ha il potere pubblico (PUBBLICO, ripeto) di creare moneta: l’Istituto di Emissione  della moneta (10% cartaceo e 90% elettronico) la FED americana, la Bank of England per il Regno Unito, ecc.

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L’ÉLITE OCCIDENTALE: DEFINIZIONE, CARATTERISTICHE E STRUMENTI

Premessa – Ci concentriamo in questa sezione sulla Élite egemone nel mondo da circa 70 anni, ovvero quella degli Stati Uniti – affiancati dall’alleato Regno Unito e da Israele, la cui forza di condizionamento sfuma talvolta in quella di comando – che è storicamente subentrata a quella britannica dei 150-200 anni precedenti.
Si tratta quindi dell’Élite occidentale (gli “Alleati” Europa e Giappone ne fanno parte ma in posizione subalterna, per esempio sono tuttora sotto controllo militare, esito questo della guerra del 1939-1945), che è anche definita Atlantica per il posizionamento geografico dei due attori principali.
È parte integrante del gruppo egemone anglo-americano, ma sempre in posizione subalterna, una vastissima rete mondiale di paesi “alleati” (con le buone o con le cattive, indispensabile per varie ragioni, una delle quali è che USA e Regno Unito assommano 400 milioni di abitanti, su oltre 7 miliardi nel mondo), affidati alla gestione di finanzieri e politici locali conniventi. L’Italia ne fa parte.
Accenneremo poi alle altre 2 Élite contendenti, quella cinese e quella russa.

La cornice storico-istituzionale – L’Occidente (Giappone incluso) vive ormai da circa 100 anni in un regime di capitalismo oligopolistico a prevalente matrice finanziaria. E’ il risultato dello sbocco dei precedenti 150-200 anni di capitalismo concorrenziale che aveva invece una preminente matrice industriale e commerciale. In altri termini si è sviluppato un passaggio da una economia prevalentemente reale (produzione) ad una virtuale (finanza e creazione denaro in mano a pochi).
Ecco i fattori che hanno determinato questa trasformazione: 1) La lotta concorrenziale dei primi 150 anni (1750-1900)  ha man mano “selezionato” i più “forti” generando così le sempre più grandi corporation industriali oggi transcontinentali 2) L’accumulo secolare della massa dei profitti generati dall’economia produttiva (grazie al continuo aumento della produttività) solo in parte reinvestiti, ha sviluppato enormi surplus liquidi (inclusi i risparmi di massa incanalati nelle banche) concentrati presso i colossi bancari più “forti” Questi hanno a loro volta figliato – grazie alla ben compensata e collusa politica – le Banche d’Affari speculative e i Mercati finanziari. Che amplificano a loro volta la ricchezza virtuale 3) All’inizio del secolo scorso il sistema bancario privato americano, grazie alla “interessata” connivenza della politica, ha costituito e assunto il controllo della FED, l’Istituto di Emissione della Moneta: si è sancito così la leadership della finanza privata sullo Stato e i sui Governi americani e, per estensione, sull’economia, la politica, sui mezzi di informazione, ecc.
(Aggiungo qui che la finanza americana ha successivamente propagato la sua egemonia nel mondo quando, intorno alla metà del secolo scorso, il dollaro è diventato la valuta di riferimento per le quotazioni e i pagamenti delle materie prime, strategico privilegio di cui tuttora gode)

I componenti dell’Élite – Come ho scritto nelle prime righe, il Potere è un aggregato complesso, che possiamo suddividere in due sotto-gruppi, facce della stessa medaglia: quello che ha una prevalente funzione decisoria e di guida e quello con prevalenti compiti consultivi e/o esecutivi.
Al primo gruppo appartengono gli azionisti di riferimento delle grandi corporation finanziarie, che unitesi in cartello hanno  costituito e controllano gli Istituti di Emissione della moneta (FED americana in testa). Con questa struttura alle spalle anche il Presidente e i Governi devono abbondantemente scendere a patti con i grandi finanzieri.
Il secondo sotto-aggregato, quello degli esecutori, è più eterogeneo. Ne fanno parte il mondo della politica, le grandi imprese e i loro proprietari, le istituzioni internazionali nati nel dopoguerra (FMI, WTO, BRI, ecc.), i mass media e i loro proprietari, il complesso militare-spionistico, le Università e i grandi centri di pensiero politico ed economico, ecc., le cui attività operano lungo due direttrici: a) l’esecuzione delle direttive interne ed internazionali (l’apparato militare/spionistico e la politica interna ed estera) e b) la creazione del consenso/manipolazione di massa (ancora la politica, il mondo della cultura, dell’informazione e dell’intrattenimento) che ha lo scopo precipuo di mantenere (finora con gran successo) un’apparente facciata di liberal-democrazia, dietro la quale si nasconde quella vera, oligarchica o meglio ancora, plutocratica.
Come già accennato in precedenza, partecipa ad entrambe  i sotto-gruppi (finanza ed esecutori) dell’élite anglo-americana una forte componente ebraico-israeliana.
Il senso di questa mia categorizzazione bi-facciale è semplice: chi 1) ha il potere di creare la moneta, 2) controlla il sistema bancario e 3) detiene e acquisisce la quota maggioritaria della ricchezza prodotta, può “comperare” e guidare gli strumenti di potere e di creazione del consenso pubblico.
Se vi può sembrare eccessivo che possa esistere un aggregato così ampio ma, in sostanza compatto, ecco due rapide considerazioni: a) non si è formato in pochi giorni, ma 70 anni e b) c’è un collante, quasi un linguaggio universale, quello del Denaro e del Potere, che predispone al “dialogo”  i più svariati personaggi di ogni angolo del mondo. 

Un po’ di dati sulla ricchezza – Usciamo dal generico con qualche dato sulla ricchezza e qualche nome. Secondo le fonti ufficiali (Credit Suisse, Bloomberg e Forbes) il plurisecolare accumulo di ricchezza nel mondo è oggi arrivato a raggiungere i 280 trilioni di dollari (qui l’articolo di Credit Suisse).
Per dare un’idea di cosa stiamo parlando, la ricchezza (reddito/Pil) prodotta nell’anno 2017 dal lavoro di 3,5 miliardi di persone nel mondo (il 60% senza contratto) si avvicina agli 80 trilioni. La quota principale viene consumata, il resto va ad incrementare la ricchezza esistente.
I 280 trilioni (equivalente quindi a 3,5 volte il Pil mondiale) sono composti da beni fisici – immobili, imprese, beni mobili – e beni virtuali, cioè la ricchezza finanziaria che viene reinvestita o prestata a società e individui. Quest’ultima è la fetta di gran lunga maggiore: secondo lo IIF l’ammontare dei prestiti (ovvero di debiti per chi li riceve) ha raggiunto i 230 trilioni di dollari (leggi anche qui, qui).
Ecco sotto il grafico del debito mondiale del 2017 (barre verdi per il 2017, barre viola per il 2007, blu per il 1997), suddiviso per settore (imprese non finanziarie, governi, imprese finanziarie, famiglie)

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Chi sono? – Prendiamo in prima battuta la lista Forbes dei miliardari del mondo. Secondo questo articolo i 2043 miliardari elencati – di cui 565 americani – dispongono di un patrimonio totale di 7,7 trilioni di dollari. La lista Bloomberg è più modesta, elenca 500 persone con un patrimonio totale di 5,3 trilioni.

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Se ricordiamo che la ricchezza totale è 280 trilioni è evidente che queste classifiche lasciano il tempo che trovano. Entrando nel merito dei singoli (per ciascuno c’è il link con il suo profilo) vi accorgerete che in testa ai miliardari ci sono imprenditori che hanno ”generato” la loro fortuna partendo dal basso, i vari Bill Gates, Mark Zuckerberg, Bloomberg, Walton, per non parlare dei nuovi astri cinesi.
È vero, vi compare qualche personaggio ambiguo – come Soros al numero 29 della classifica, pirata della finanza e attore in prima persona della geopolitica – ma nell’insieme questo elenco potrebbe suscitare più ammirazione che riprovazione. Cii sono però pochissimi nomi del mondo della Finanza ed anche restando nel campo imprenditoriale vero e proprio ci sono grandi assenze, basta guardare la lista Fortune delle prime 500 aziende nel mondo.

Le famiglie della Finanza, il vero Potere dietro le quinte? – Se un uomo d’affari gestisce in prima persona la propria impresa non può nascondersi. Se invece affida a managers la gestione corrente e in qualità di azionista principale – magari attraverso una società finanziaria o un trust anonimo – ne controlla le decisioni strategiche nei riservati consigli direttivi, allora può restare totalmente nell’ombra. In questo senso il gioco delle partecipazioni incrociate e delle scatole cinesi di società di comodo è all’ordine del giorno.
I paradisi fiscali sono funzionali a queste operazioni ad incastro e servono all’Èlite anche per: evasione/elusione fiscale (quella vera, non quella delle partite IVA individuali in Italia), finanziamento occulto ai servizi segreti, riciclaggio denaro sporco, deposito fondi di corruttori e corrotti politici, finalità spesso collegate tra loro. Lo sdegno suscitato da qualche fuga di notizie, come Panama Papers o Luxleaks non cambierà un bel niente.
Anche se le dinastie dei grandi banchieri sono quindi nell’ombra, possiamo elencare una lista di possibili nomi, facendo ricorso alla storia ufficiale della finanza.

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Infatti sin dai suoi albori medioevali, ne sono state interpreti dinastie famigliari, che assurgevano al ruolo di finanziatori di re e stati. Ancora fino a circa metà del secolo scorso alcune famiglie/dinastie bancarie non potevano sfuggire alla visibilità pubblica, come la vicenda della fondazione della FED attesta. Poi questi nomi sono quasi tutti gradualmente scomparsi dalla scena pubblica, sostituiti da qualche new entry, come Warren Buffet o il già nominato Soros.
Ecco allora alcuni nomi della grandi famiglie della finanza degli ultimi secoli che, più o meno, direttamente o indirettamente, si ipotizza siano interpreti delle operazioni finanziarie e geopolitiche mondiali**: Rothschild, Rockefellers, Morgan, Warburg, Loebs Kuhn, LazardGoldman Sachs.
Le principali società finanziarie ufficiali che queste famiglie controllerebbero (quasi tutte azioniste della FED): Bank of America, JP Morgan, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs, Bank of New York Mellon e Morgan Stanley. Altre quattro big di Wall Street, meno note, con incroci azionari inestricabili: BlackRock, State Street Corporation, FMR/Fidelity e Vanguard Group.

Leggenda vuole che i Rothschild siano i più ricchi (a livello di decine o centinaia di trilioni!) e la famiglia leader riconosciuta. In questo singolare breve video potete vedere Jacob Rothschild, l’attuale gerarca della famiglia, abbozzare sorprendentemente alcune risposte a domande decisamente provocatorie.  

Gli strumenti della Élite Atlantica – Come ho detto fin dall’inizio i nomi contano  ma non sono fondamentali. In più non ci sono prove chiare e certe ma supposizioni, sia pur fondate. Lasciamo allora la impervia pista del “Chi sono” e affrontiamo quella un po’ meno complessa dei bracci operativi, gli strumenti utilizzati dal Potere, partendo da una premessa che potrà sembrare banale, ma non lo è affatto.
Lo strumento primario, la “materia prima” di ogni Élite della storia è la comunità di uomini e donne sottostante, i popoli. Senza la loro attività lavorativa (sfruttamento?), accompagnata nei secoli dallo sviluppo tecnico e della produttività, non si sarebbero creati i giganteschi surplus e le ricchezze di cui ho fornito i dati.
Ora il punto qui importante è che i popoli/lavoratori sono anche ovviamente popoli/consumatori, fattore umano “inevitabile”, nonché essenziale per gli equilibri macroeconomici.
Intendo dire che il consumismo – negli anni ’60 andava di moda parlarne, ora non più, ma è più che mai di attualità – ha una grande forza di attrazione sugli istinti umani alla base della psicologia individuale e collettiva. Si apre quindi una enorme area di condizionamento mentale di massa, che l’Élite non si è lasciata sfuggire. Elenchiamo allora adesso i principali strumenti di Potere, nei quali ritroveremo quanto abbiamo appena evidenziato. Distinguiamo 3 categorie, in base al loro grado di visibilità all’opinione pubblica.

  1. Invisibili, o quasi – A) La creazione di denaro attraverso il controllo degli Istituti di Emissione (FED, BOE, ecc.), l’opinione pubblica non ne è informata e anche chi se ne interessa ha spesso idee poco chiare o contraddittorie. B) Il Dollaro come moneta di riserva internazionale, vale quanto appena detto per la creazione di denaro. C) I Servizi Segreti (CIA, MI6, Mossad), le loro strategie e le loro operazioni, tra le quali spicca negli ultimi anni una quantomeno dubbia “interazione” con/contro il terrorismo. Totalmente invisibile è anche la campagna acquisti ed il foraggiamento di oppositori interni ai leader dei paesi avversari, condotta dai Servizi Segreti in combinazione con la Finanza a suon di Dollaroni e conti offshore riservati D) Le attività di ricerca e sperimentazione di CIA/Pentagono nel campo delle nuove armi di tipo spaziale (dai/contro i satelliti), biologiche, o altro E) Il quotidiano bombardamento mediatico dal dopoguerra in poi del modello americano, basato sulla libertà ed il consumismo, ad opera di TV, cinema e “cultura” del mondo “sviluppato”, ma anche in quello in via di sviluppo ancora da occidentalizzare. È un’arma soft, ma potentissima.
  2. Poco visibili. A) I Mercati Finanziari, tutt’altro che liberi ma manovrati e sotto il controllo del vertice della Plutocrazia di comando che li utilizzano, oltre che per l’arricchimento (spennare i polli), anche per fini politici prendendo di mira e provando a destabilizzare avversari globali o finanziando opposizioni “spontanee” B) Il sistema della Cultura e dei Mass Media del mondo occidentale, la cui narrativa segue il copione voluto dal padrone americano, sopratutto in politica internazionale. È agghiacciante come nella scuola viene … non insegnata la storia dal dopoguerra in poi C) La rete mondiale delle “alleanze”, risultato spesso di operazioni dietro le quinte con mezzi leciti ed illeciti, le cui finalità, abbellite da pretese di salvaguardia della Democrazia (vedi precedente punto B), sono quasi sempre geopolitiche o di controllo Materie Prime. D) Operazioni militari locali per procura – cioè portate avanti da “alleati” – addestrati, riforniti di armamenti e di informazioni logistiche dagli anglo-americani-israeliani (es. guerra in Siria, Libia, Africa) o dai loro alleati (es. Arabia Saudita). L’obiettivo strategico è, se non la conquista, almeno la destabilizzazione di  importanti aree geopolitiche.
  3. Visibili – A) Operazioni militari dirette su larga scala (Afghanistan, Iraq, in passato più remoto Vietnam, Corea, Laos). Il ricorso a questo strumento è in forte calo, per due ordini di motivi: 1) la popolazione americana è molto meno disposta a far “mettere gli stivali sul terreno” ai suoi giovani e 2) i clamorosi insuccessi politici successivi alle “vittorie”  militari (Vietnam, Iraq e Afghanistan). In più ho già ricordato che Regno Unito e Stati Uniti assommano a 400 milioni di abitanti, su oltre 7 miliardi. Dovrei a questo punto citare l’opzione nucleare, ma la rimando al prossimo articolo B) Sanzioni economiche finanziarie contro gli avversari geopolitici (es. Venezuela, Russia, Nord Corea, Iran), che sono rese possibili dal controllo della rete finanziaria mondiale a dal ruolo globale del dollaro. Ho inserito questo strumento tra i visibili, forse ho esagerato.

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GLI AVVERSARI DELL’ELITE ATLANTICA

Sulla scia di quanto sin qui detto, solo qualche cenno sugli “strumenti” geopolitici di Cina e Russia. Un’analisi più approfondita in tal senso sarà l’argomento del III post di questa serie.

Cina – Il peso geopolitico della Cina è in crescita. Il suo “strumento”/punto di forza principale è l’economia reale e il predominio nei mercati mondiali di esportazione, non è un loro merito particolare ed è destinato a ridimensionarsi (È la situazione in cui si trovavano gli USA fino verso la fine degli anni ’60, da allora l’America ha cominciato e non ha più smesso di alimentarsi con debito interno, privato e pubblico, ed internazionale). Le entrate finanziarie provenienti dal resto del mondo danno alla Cina le risorse per tessere a sua volta una rete di investimenti/alleanze internazionali e per aspirare ad affiancare la sua moneta (Renminbi)  al dollaro come valuta di riserva mondiale.

Russia – La forza militare e, in misura minore, i servizi di Intelligence tengono testa agli anglo-americani, hanno una rete di alleanze minore ma solida che tentano di preservare. L’economia e la finanza sono deboli soffrono gli attacchi degli avversari occidentali. La Russia è in fase di avvicinamento alla Cina, e viceversa.

Sia Russia che Cina fanno ampio ricorso alla propaganda mediatica interna, all’estero sono sovrastati da quella avversaria. La superiorità della forza mediatica occidentale è fuori discussione e fa penetrare le sirene del benessere consumistico anche in casa avversaria.

Bene, mi fermo qui, questo post è sin troppo lungo. Proseguiremo e completeremo questa serie sulle Élite – come previsto sin dall’inizio – con i seguenti scritti: il prossimo (il 3° della serie) riguarderà la lotta geopolitica tra le tre Potenze mondiali e le sue tendenze, il 4° articolo sarà concentrato sulla Economia e Finanza globale e la sua instabilità (messa a dura prova in questo febbraio 2018), con il 5° darò la mia risposta a domande interessate, tipo: ma all’Italia (e all’Europa) la casella geopolitica assegnata conviene? Ha margini di manovra e di miglioramento? Tuffarsi in questi temi in questo caldo 2018 è più che mai d’attualità!
A risentirci.

NOTA** Un bel esempio del ruolo della Finanza nella storia vicina a noi è raccontato in questo articolo ed illustrato nel video di sotto. Se la fonte dell’articolo è relativamente anonima e potrebbe anche essere di parte o manipolatoria, il video è in gran parte un servizio di produzione RAI Educational, emittente non certo di stampo complottista.

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