QUESTO Euro, NO!!/1 – L’Euro NON è una moneta è un sistema di CAMBI FISSI

Da Bretton Woods all’Euro, breve storia degli accordi di cambi rigidi. 

Il 1° gennaio 1999 undici paesi europei, tra cui l’Italia, bloccarono il tasso di cambio delle loro valute nazionali – vi ricordate le 1936,27 Lire per un Euro? – con l’unità di conto denominata Euro che entrò poi in circolazione esclusiva il 1° gennaio 2002. E’ bene ricordare che stiamo parlando di un accordo politico, preceduto da 27 anni di preparazione (il Serpente monetario, l’ECU-genitore dell’Euro, lo SME) , che avevano abbondantemente evidenziato i limiti e le contraddizioni – già anticipate peraltro da illustri economisti del secolo scorso – di un sistema di cambi rigidi tra paesi economicamente autonomi, nonché in libera concorrenza commerciale tra di loro. Prima ancora dell’esperienza europea dello SME, c’era stato un più importante acoordo politico di cambi fissi, a livello mondiale, originato dagli accordi di Bretton Woods del 1944. Ripercorriamo le due tappe principali (Bretton Woods e lo SME) che hanno anticipato e preparato l’Euro a trazione tedesca.
La forzatura dell'Euro

Primo periodo, da Bretton Woods al 1971.

L’accordo di Bretton Woods (1944) sanciva, alla fine della seconda guerra mondiale, la leadership americana, fondata sulla sua supremazia militare, sulla sua struttura industriale (non danneggiata dalla guerra) e sulla sua forza finanziaria.
A Bretton Woods fu deciso che il dollaro sarebbe diventato la valuta di riferimento internazionale, con un rapporto di cambio fisso con le altre monete nazionali e anche l’unica moneta a conservare la convertibilità in oro. Consapevoli che i cambi fissi inevitabilmente avrebbero comportato nel tempo crisi dei paesi più deboli nel commercio mondiale, i partecipanti alla conferenza, sotto la guida dell’americano White, decisero anche una mossa di pura facciata, ovvero l’istituzione del Fondo Monetario Internazionale che avrebbe dovuto “sostenere” i suddetti paesi in difficoltà. In realtà è stato ed è uno strumento di potere degli Stati Uniti.

Questa progetto americano “funzionò” per 25 anni circa, nel corso dei quali si svilupparono però anche due fattori che posero fine agli accordi di Bretton Woods. Il primo fu la ricostruzione e lo sviluppo delle economie di Europa e Giappone, che generò anche (e non poteva essere altrimenti) forti differenziali competitivi tra singoli paesi – Stati Uniti inclusi – mettendo a dura prova la rigidità dei cambi. Il secondo fattore fu il fortissimo sviluppo del commercio internazionale e della quantità di dollari in circolazione nel mondo che mise sotto stress, attraverso l’aumento delle richieste di conversione in oro, le riserve auree nei forzieri della Banca centrale americana (Fed). Nel 1971 il Presidente Nixon fu costretto, pena l’esaurimento delle riserve, a decretare unilateralmente la fine della convertibilità in oro del dollaro e, di conseguenza, del sistema del blocco dei cambi.

A quel punto le tensioni che si erano accumulate in 25 anni di rigidità dei cambi esplosero nel mercato valutario, che si prese la rivincita e “recuperò” il terreno perso con: 1) una fortissima svalutazione del dollaro nei confronti del Marco e dello Yen, 2) fasi fortemente alterne di svalutazione e rivalutazione con il Franco francese e la Sterlina inglese e 3) forte rivalutazione rispetto alla Lira.
Il fatto è che il mercato dei cambi esprime una valutazione della competitività economico-finanziaria attuale e prospettica di un nazione, nonché del grado di fiducia in un paese e nelle sue istituzioni: tende a rivalutare la moneta dei paesi forti, il che ha la sua interfaccia nella svalutazione di quella dei paesi deboli. Accordi politici, come quello di Bretton Woods (e poi quello dell’Euro) possono pilotare il mercato valutario nel medio termine ma, anche se supportati dalle Banche centrali, alla lunga l’accumularsi di squilibri nei rapporti di competitività (nel senso lato del termine, come sopra descritto), non possono non ribaltarsi sui tassi di cambio. Questa, oltre ad essere la lezione della storia dell’accordo di Bretton Woods, è sopratutto il risultato della legge della domanda e dell’offerta della merce “moneta”.
Un caso speciale resta ancora oggi quello del dollaro che ha conservato il privilegio del ruolo di riserva internazionale, grazie alla decisione dei paesi arabi di accettare solo dollari in pagamento del petrolio, che si è estesa poi alle quotazioni e transazioni di tutte le materie prime.

Secondo periodo (1972-1999).

Come abbiamo visto, la Germania e il Giappone erano i maggiori beneficiari del blocco dei cambi dal dopoguerra al 1971, tant’è che subirono poi la rivalutazione che abbiamo visto. Ed è proprio in Europa, su spinta della Germania e della Francia, che si cerca di continuare una politica di pilotaggio dei cambi, ma con risultati ancora più deludenti di quelli degli accordi di Bretton Woods.
Tra il 1972 e il 1999 ci furono infatti due manovre propedeutiche all’euro, la prima nel 1972 con il Serpente Monetario, che aveva l’obiettivo di contenere la fluttuazione del rapporto di cambio delle monete di 5 paesi europei rispetto al marco entro una fascia molto ristretta del ±1,125%. L’anno successivo arrivò uno shock esterno – la crisi petrolifera –  a seppellire prematuramente il serpente:  le economie dei paesi europei avevano reagito in modo diverso al balzo del prezzo del petrolio, in base alla loro diversa “forza” (competitività), e le valute dei paesi deboli – Francia inclusa! – subirono forti svalutazioni rispetto al marco tedesco. Fine del velleitario Serpente.

L'Euro a rotoli

Nel 1979 ripartirono le prove generali, con lo SME-prima versione (sistema monetario europeo): questa volta fu stabilito anche un simulacro di moneta contabile – l’ECU, che era una media delle monete dei paesi partecipanti – e le fasce di variazione dei cambi stabilite furono più ampie (6% per la lira e per la sterlina). 
Nonostante lo spiegamento di forze – le banche centrali dei paesi europei – lo SME-1 dovette subire 11 riallineamenti dei rapporti di cambio delle monete deboli all’interno dell’ECU, fino ad alzare bandiera bianca nel 1992 (crisi di lira e sterlina nei confronti di marco e dollaro). Non contenti, l’anno successivo partì lo SME-2 con una banda di oscillazione, per la lira, del 15%, tanto per stare dalla parte del sicuro e non dover ancora … svalutare ufficialmente! Della serie prendiamoci in giro!

La realtà è che, alla faccia di tutti i pii desideri politici, il cambio Marco/Lira seguì una continua escalation: da 184 nel 1972 (inizio del Serpente), a 455  nel 1979 (inizio SME) a  850-900 nel 1992 e infine a 990 lire per un marco a dicembre 1998, (fine dello SME ed immediato inizio Euro).
Aggiungo che nel corso del 1995 il cambio con il marco rimase stabilmente tra le 1050-1200 lire e raggiunse il picco storico di 1260!
Voglio ribadire che, in tutto questo periodo, il “concerto” di valute nazionali era sotto la tutela delle rispettive Banche Centrali, la maggior parte delle quali dovette però arrendersi – pena l’esaurimento delle riserve di valuta straniera – alla forza che il marco esprimeva nel libero mercato valutario.

E poi arrivò l’Euro.

Questo è il viatico che nel 1999 ci portò al grandioso progetto dell’Euro, sistema di cambi fissi SENZA BANDA DI OSCILLAZIONE!!! La facciata ha retto finché non è arrivato anche in questo caso uno shock esterno, la crisi finanziaria made in USA del 2008.

Fa veramente impressione vedere, nel grafico sotto, l’improvviso appiattirsi (ovvero il blocco del cambio) della ultra trentennale linea ascendente, che esprime la rivalutazione del marco nei confronti della lira fino al dicembre 1998: forse che la mezzanotte del 31 dicembre 1998 un mago aveva istantaneamente eliminato tutti le differenze tra le culture, la storia e le strutture economiche di Italia e Germania?
Ovviamente no, era successo che l’Eurozona – liberista per definizione per lo scambio di merci, servizi e capitali – aveva dittatorialmente soppresso il libero mercato delle valute!

L’introduzione di Mr. Cambiofisso Euro non suona dunque come una forzatura, una distorsione? Perché e a vantaggio di chi? Nel prossimo post ce lo facciamo spiegare nientepopodimenoche da Romano Prodi in persona.

Cambio Lira/Marco 1955-2013

Trovate questo grafico interattivo all’indirizzo http://tinyurl.com/ldsy5zz Potrete scoprire, per esempio, che anche il franco francese ha “subito” la sua bella svalutazione: nel 1953 ci voleva meno di un franco (0,83) per un marco, mentre a fine 1998 veniva scambiato a 3,35 franchi per un marco.

Post aggiornato il 26 ottobre 2013

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