Sta per succedere qualcosa di molto strano/5 – Come si può evitare il collasso finanziario mondiale

L’arma segreta: la creazione di moneta degli Istituti di Emissione (Banche Centrali)

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Come ampiamente illustrato nei precedenti quattro articoli di questo ciclo dedicato all’instabilità economica e finanziaria, il mondo è entrato in questo inizio del XXI secolo in una inedita e pericolosa spirale di alto debito, di bassa crescita, deflazione e disoccupazione. La fascia di povertà nel mondo occidentale è in continuo allargamento, le tensioni sociali crescono e la fanfara della comunicazione ufficiale crede di cavarsela demonizzando il populismo.

Non hanno capito niente, l’elezione di Trump è stata per loro una sorpresa e ancora oggi sostengono che sarebbe il frutto dell’allarmismo populista di metà degli elettori americani. Così come viene liquidato come demagogico il forte sentimento di contestazione e di cambiamento espresso da larghe parti dell’opinione pubblica ungherese, inglese, francese, austriaca, italiana, ecc. Visione storica zero, semplice ed aprioristica difesa della struttura di potere in essere, della quale la stragrande maggioranza dei giornalisti cartacei e televisivi si sentono (o ambiscono far) parte.

L’attuale situazione è invece il risultato di due successive fasi del ciclo storico iniziato nel secondo dopoguerra che ho illustrato qui. Siamo ora nella terza fase, caratterizzato da un mondo in corso di globalizzazione capitalistica, ad alta instabilità economico-finanziaria e geopolitica, le cui cause – che ho qui analizzato – sono teoricamente chiare e rimovibili. Ma è per me altrettanto evidente che l’élite saldamente al potere nel mondo da circa un secolo, che ha generato questa situazione, cercherà di non retrocedere.

Per “retrocedere” intendo: 1) accordare nuovamente alle classi lavoratrici una maggiore quota del reddito prodotto ogni anno, 2) isolare il casinò della finanza selvaggia dal mondo bancario che gestisce i depositi dei piccoli risparmiatori ed eroga il credito al mondo produttivo e 3) eliminare i paradisi fiscali che consentono a) di evadere le tasse ed aumentare i profitti a danno dei bilanci pubblici e, ancor più importante, b) di far fluire i flussi finanziari utilizzati dai servizi segreti per i loro traffici e e le loro sporche manovre internazionali, di cui non avremo mai resoconti televisivi e giornalistici.
Come dire: bisognerebbe cancellare le due “conquiste” economiche e finanziarie della élite globalizzante anglo americana dell’ultimo quarto del secolo scorso e ridurre lo spazio di manovra dello scontro geopolitico e del riciclaggio del denaro sporco, droga compresa.

Ma come si può allora interrompere la perversa spirale tra aumento del debito e bassa crescita che rischia di portare al punto di fusione il motore finanziario capitalistico mondiale? Pongo la domanda in altri termini: se la situazione sfuggisse di mano e si avviasse il collasso finanziario, esiste il modo di contenerne i danni e ripartire su basi più solide?

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Come evitare il tracollo: le soluzioni possibili

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Non c’è bisogno di inventare niente, abbiamo una lunga storia alle spalle, basta trarne i giusti insegnamenti ed applicarli nel contesto attuale, senza barriere ideologiche e magari spingendosi oltre i confini delle esperienze di crisi fin qui vissute.

Come è stata salvata la baracca dopo la storica debacle finanziaria del 2008? Con un inedito mega salvataggio pubblico finanziato dagli Istituti di Emissione (correntemente denominate le Banche Centrali) che hanno creato nuovi fondi per migliaia di trilioni (di dollari, sterline, yen, euro). Con questo denaro gli Istituti di Emissione stessi (d’ora in poi IdE) hanno evitato fallimenti bancari a catena comperando dalle banche d’affari i loro titoli tossici ormai senza valore – di fatto li hanno cancellati dal mercato ingurgitandoli nel proprio sconfinato bilancio – ed hanno finanziato con l’acquisto di titoli di debito pubblico (di fatto anche questi assorbiti nel loro pancione) i governi che hanno così potuto soccorrere altre aree dell’economia e della società. E’ stato un grande duetto tra Istituto di Emissione e intervento pubblico del Governo, dietro cui si cela il fallimento del Dio Mercato.

Inutile dire che la rivoluzionaria portata di questo evento mai avvenuto prima nella storia è stato fatto passare in sordina dai prezzolati mezzi di comunicazione, impegnati ormai da decenni a demonizzare l’intervento pubblico e a celebrare le privatizzazioni come la manna dal cielo.
Hanno infatti qualificato eufemisticamente come “non convenzionali” questi interventi straordinari (es. il bazooka di Draghi) in contrapposizione all’attività ordinariamente svolta dalle Banche Centrali, cioè la gestione della politica monetaria.
Analogamente la creazione di denaro è stata celata dietro al termine “iniezione di liquidità”. Ipocrisia pura, imbonimento dei popoli, i quali non devono rendersi conto che il loro destino è in mano ad un ristretto pool di banchieri privati che controlla  gli IdE, a cui i governi e la politica hanno conferito l’autorità sovrana di creare denaro a corso legale con dei clic elettronici e senza bisogno di alcun riserva materiale di valore (NOTA in fondo all’articolo).

Tuttavia, non essendo state rimosse le cause strutturali degli squilibri del sistema capitalistico oligarchico, in questo fine 2016 le tensioni si ripresentano, con l’aggravante rispetto al 2008 di un livello di indebitamento pubblico dei principali paesi sviluppati mai raggiunto dal secondo dopoguerra: Giappone 250, Stati Uniti 108, Spagna 100, Francia 97, Regno Unito 89, l’Italia con il suo 133 è ora in buona compagnia (dati espressi in percentuali del Pil, fonte IMF).
Ecco perché il “qualcosa di molto strano” che io intravedo è una nuova obbligata fase di intervento pubblico, i cui protagonisti (ancora gli IdE ed i Governi) dovranno ricorrere a metodi ancora meno convenzionali, per poter assorbire le bolle di debito/credito e al tempo stesso, questa volta, rilanciare la domanda interna (la massa dei redditi da lavoro).
I fronti su cui intervenire sono dunque due: il debito (da ridurre), e lo sviluppo economico (da accelerare). Cominciamo dal debito/credito.

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1. LA CANCELLAZIONE PALESE O MASCHERATA (CONGELAMENTO) DEL DEBITO DA PARTE DEGLI ISTITUTI DI EMISSIONE.

Il bilancio della FED americana e della BOJ giapponese, per restare sui casi più importanti, sono piene di titoli di debito pubblico e privato (la BOJ è il caso più clamoroso, leggi qui o guarda il grafico sotto).

QUOTA DI TITOLI DI STATO GIAPPONESI DETENUTI DALLA BANCA CENTRALE DEL GIAPPONE (BOJ). IN ROSSO I DATI 2011-2016, IN BLU LA STIMA 2017-2020.

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Domanda: se la FED e la BOJ dovessero cancellare il titoli accumulati nel tempo, liberando i rispettivi debitori, cosa succederebbe al loro bilancio e all’economia del loro paese? Dal punto di vista finanziario NULLA DI NULLA. Anzi, i governi (se si tratta di titoli di stato) e le imprese private venendo sollevate dall’obbligo di rimborso, ne riceverebbero un ovvio beneficio.

L’irrilevanza finanziaria e contabile di una tale operazione per l’IdE, è fondata sul seguente punto cruciale: esso non opera con fondi di terzi come una banca privata, non ne ha bisogno, perché per finanziare i suoi investimenti eroga denaro elettronico da un computer che entra altrettanto elettronicamente in circolazione.
Anche se la perdita generata dalla cancellazione dei titoli in portafoglio portasse ad un azzeramento del capitale o ad un suo valore negativo, l’IdE sarebbe sempre in grado di svolgere il proprio ruolo, in virtù della sua sovrana capacità di creare denaro. Insomma gli IdE non sono mai insolventi.

Sono molto più rilevanti le varie implicazioni politiche di una tale mossa. Per citarne una, se ad esempio fosse la Bank of Japan ad attuarla, azzerando il 40% del debito pubblico in suo possesso, il rapporto debito/Pil scenderebbe istantaneamente dall’attuale 250% al 150%: è evidente che si altererebbe il rapporto competitivo tra paesi, suscitando tensioni internazionali.
L’altra ancor più delicata ed esplosiva implicazione –  questa tutta interna al vertice finanziario privato che detiene il controllo degli IdE – di cui faccio qui cenno è la seguente: risulterebbe lampante la portata del potere sovrano che scaturisce dal monopolio della creazione di moneta e potrebbe affiorare con prepotenza il dibattito su chi effettivamente è investito del suo esercizio. Potrebbe diventare difficile continuare a nascondere il controllo di tale potere da parte di una ristretta cerchia di banche/famiglie private.

Quindi, per queste ed altre difficoltà politiche questa totale cancellazione del debito non avverrà. Ma l’IdE può ottenere dal punto di vista finanziario lo stesso effetto per i suoi debitori inadempienti con altri 2 interventi meno appariscenti e meno politicamente pericolosi, espedienti finanziari alquanto furbini.

  1. Concessione della sospensione del pagamento del capitale, per un lungo periodo (anche 20-30 anni, magari poi rinnovabili)
  2. Riduzione o azzeramento del pagamento degli interessi 

Anche queste misure sono dei “lussi” che solo chi ha una inesauribile fonte di denaro si può permettere. I titoli di credito figurerebbero ancora nelle poste del bilancio e l’alone magico non balzerebbe più all’occhio, come nel caso di cancellazione dei titoli detenuti. Abbiamo qui un illustre precedente, quello delle 2 recenti ristrutturazioni del debito pubblico della Grecia (volutamente finalizzato dalla Germania però solo a far galleggiare il paese). I maggiori candidati a dover adottare una seria ristrutturazione del debito pubblico sono: Giappone, Italia e  Stati Uniti.

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2. IL DUO GOVERNO-IdE PUO’ RILANCIARE LA CRESCITA ECONOMICA, REALE E NOMINALE.

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Abbiamo qui due aspetti complementari fra di loro: crescita reale e crescita dei prezzi, le due entità che insieme compongono la crescita del Pil nominale, la grandezza da confrontare con il debito, che è per definizione sempre nominale.
Un piccolo esercizio matematico per entrare nel meccanismo (con dati del FMI): l’inflazione media annua in Italia tra il 2013 e il 2016 è stata vicino allo zero (-o,15%) Se fosse invece stata del 2% annuo, il debito pubblico a fine 2016 anziché essere pari al 133% del Pil, sarebbe pari al 122%, addirittura leggermente più basso di quello di inizio 2013 (123,3%).
Certo la disoccupazione, che dipende dalla crescita reale, e gli squilibri sociali sarebbero sempre quelli di oggi, ma non saremmo in balia della speculazione finanziaria, che la BCE a guida teutonica ha dei limiti a combattere.

Per la crescita reale dell’economia gli interpreti sono due, i Governi – con un piano di investimenti pubblici in infrastrutture e recupero del territorio – e ancora i nostri Istituti di Emissione che devono finanziare, direttamente o indirettamente, tale piano. Ce n’è bisogno – persino Trump lo ha annunciato nel suo programma (terrà fede all’impegno?) – ed anche se finanziato a deficit, l’effetto moltiplicatore (vedi video alla fine del post) dell’investimento pubblico può far crescere il Pil più di quanto cresca il deficit/debito.
Qui c’è lo spazio per un altro trucchetto finanziario non convenzionale, l’helicopter money, suggerito anche dal ex capo della FED Ben Bernanke: l’Istituto Centrale americano può finanziare il Tesoro di Washington (il Miistero delle Finanze), anziché comperando nuovi titoli di debito pubblico (che quindi non aumenterebbe), semplicemente accreditando il conto corrente del Tesoro detenuto presso la FED stessa. Sarebbe una faccenda “privata” tra FED e Tesoro americano. Il programma economico espansivo di Trump richiederà mosse speciali ….. Ed anche il Giappone potrebbe seguire questa linea. La UE/BCE? No, ci sarebbe il veto tedesco.
Cosa c’è di nuovo? Oltre all’espediente finanziario appena descritto, l’intervento pubblico nell’economia è da almeno 20 anni demonizzato (occupa spazio economico ambito dal capitalismo privato), ma è l’unica strada diretta per ridurre la disoccupazione, la povertà ed il malcontento. La moneta creata dagli IdE per finanziare investimenti pubblici crea immediatamente lavoro ed aumenta la massa dei redditi disponibili. A differenza di quella creata e incanalata nelle banche negli ultimi 8 anni che è rimasta nel circuito finanziario creando le micidiali e temute bolle. Perché farlo ora e non in passato? Il rischio per l’oligarchia di potere è che il malessere e l’incazzatura popolare superi il livello di guardia. 

Crescita dei prezzi (inflazione). L’aumento della crescita reale ipotizzato sin qui dà già una spinta ad uscire dalla deflazione. Ma quello che probabilmente si aggiungerà a ciò nel prossimo futuro è un aumento del prezzo delle materie prime, a cominciare dal petrolio. Il fatto che il cartello dei petrolieri, l’Opec, sia in conflitto interno per motivi geopolitici (Arabia Saudita e Qatar contro Iran e Russia) non durerà ed anche le altre materie prime (sempre in mano a cartelli mondiali) a quel punto seguiranno l’onda.
Non sto sostenendo che l’inflazione sia un bene e men che meno mi auguro che si ripeta l’esplosione del prezzo del petrolio degli anni ’70. Ma l’inflazione fa parte delle regole economico-finanziarie e politiche in vigore e, dato che ripartirà, mi auguro che resti entro limiti “fisiologici”, diciamo intorno al 2%.  

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Conclusione.

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Non ho la sfera di cristallo, quindi non so esattamente cosa e quando avverrà. Sono però del parere che ci sarà (sotto la spinta di Trump? Nel 2017?) una miscela di interventi come quelli esposti fin qui, per abbassare la febbre sociale che sta salendo nel mondo occidentale. E nelle segrete stanze se ne sta discutendo, con la solita terminologia tecnocratica e mistificatrice, come ho già ricordato citando l’helicopter money.

Voglio qui segnalare un altro possibile ma più improbabile scenario: anche qui non invento nulla, guardo alla storia economica, in questo caso del Giappone, che ha anticipato di 15 anni la stagflazione del resto del mondo occidentale. Intendo dire che, se l’élite finanziaria ritiene di poter tenere sotto controllo le bolle che ha creato, potrebbe essere tentata di optare per una lenta (10 anni?)  e graduale uscita dallo stallo economico puntando in primis sul recupero dell’inflazione e in secondo ordine della crescita reale. In questo quadro la riduzione del rapporto debito/Pil sarebbe diluito nel tempo. Anche in questo caso il mondo della finanza dovrebbe rinunciare a speculare sui debiti pubblici fuori controllo. Socialmente parlando è ancora uno scenario di malessere diffuso in via di graduale riassorbimento nel lungo periodo. Non credo che Trump possa aspettare 10 anni, fra 4 si deve riguadagnare lo scranno di Washington e se lo gioca sul numero dei posti di lavoro e sul livello retributivo.

L’aspetto di questo post che più mi preme richiamare in chiusura è quello riguardante gli Istituti di Emissione. Nel mondo accademico e culturale della finanza angloamericana la moneta moderna – quella cartacea (10% circa) ed elettronica (90%), priva di riserva materiale – è definita “Fiat Money“. Il “Fiat” è quello di “Fiat lux” o “Fiat voluntas tua”, l’espressione dell’onnipotenza divina, della legge universale, del potere assoluto (il corrispondente termine italiano è “Moneta a corso legale“, un po’ più modesto e realistico).

Non siamo molto lontani dalla farneticazione di cui è certamente preda la parte più faziosa del gruppo di privati che siede al vertice del potere: il denaro elettronico o cartaceo ha valore solo in quanto centinaia di milioni, anzi miliardi di lavoratori attivano tutti i giorni la macchina produttiva rendendo disponibili i prodotti e i servizi che il denaro permette di far circolare. Se la macchina si fermasse l’apparente forza divina del denaro e della sua creazione dal nulla svanirebbe istantaneamente.

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Sul tema della creazione di denaro delle Banche Centrali/Istituti di Emissione, vi propongo questo video, che è diviso in due parti, una molto valida l’altra meno.  La prima dura fino al minuto 6:15 e tocca il tema della proprietà e del controllo degli IdE. La seconda invece riguarda l’importante tema del signoraggio bancario e contiene, a mio avviso, dei grossi errori concettuali di interpretazione finanziaria dell’operato del sistema bancario privato. Che si ritrovano spesso nei libri e negli articoli/video del web che parlano del sistema bancario moderno. Svilupperò il tema nella serie che ho in programma sugli Istituti di Emissione.

Questo è invece un breve, semplice ed efficace video sul concetto maecroeconomico denominato effetto  moltiplicatore 

NOTA – Immagino che queste affermazioni possano sorprendere e per trattare seriamente questo argomento serve in effetti un ciclo di articoli specifici, che ho in programma. Qui accenno solo al fatto che la situazione odierna non è frutto di un complotto, ma il punto di arrivo di una evoluzione secolare che risale almeno ai banchieri italiani del Rinascimento. Ciò non toglie che il controllo privato degli IdE possa configurare una truffa o, per usare un termine meno forte e vagamente eufemistico, un conflitto di interessi.

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