Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte I)

L’autointervista, un modo per semplificare temi complessi. Per chi vuole approfondire, ci sono i link seminati nel testo.

Parte I: dal dopoguerra al Trattato di Maastricht (1992).

D: “Allora Prof, dovremmo uscire o restare nell’EuroZona?

R: “Con una classe dirigente onesta e preparata dovremmo uscire domani mattina, anzi non ci saremmo neanche entrati, come hanno saggiamente deciso nell’interesse delle loro nazioni Regno Unito, Danimarca e Svezia negli anni ’90, riservandosi di farlo in futuro. Una unione monetaria non si può fare prima di quella politica e fiscale, è come come costruire una casa con il tetto, ma senza le pareti e impianto di riscaldamento.”

D: “E con questa classe dirigente?

R: “La domanda è fuori luogo. Questa classe dirigente, nata e cresciuta con la II Repubblica, non ci pensa proprio ad uscire dall’eurozona, le sta bene lo status quo, che la vede bene in sella e in grado di fare indisturbata il proprio interesse. La Merkel non lo dirà mai pubblicamente, ma anche a lei va bene una classe dirigente italiana che rende meno competitivo il nostro paese, concorrente della Germania sui mercati di esportazione! E le fornisce un poderoso alibi per rinfacciarci che se non andiamo bene è colpa nostra (cosa vera a metà).
Aggiungo che, ammesso e non concesso che si inneschi un processo di rinnovamento della classe dirigente in Italia, parliamo di un ciclo che richiede almeno 10 anni ed è quindi più probabile che l’uscita del nostro paese dall’euro avvenga nel frattempo al traino di avvenimenti esterni (es. Francia o nuovi shock esterni di natura economico-finanziaria), come per iniziativa esterna di Francia e Germania è nato l’Euro. Resta comunque vitale anche il nostro ricambio interno.”

D: “Ma uscire dall’Euro non significherebbe uscire anche dalla Unione Europea?

R: “Assolutamente no, questa è una delle tante panzane propinate quotidianamente dalle fonti di informazione ufficiali ai tanti cittadini in buona fede per spaventarli. Ricordo che Regno Unito, Svezia e Danimarca fanno parte dell’Unione Europea a 28 membri (UE28), pur non avendo aderito agli accordi in materia monetaria (Unione Economica e Monetaria o Eurozona) che sono stati sottoscritti solo da 18 paesi (UE18).  Così facendo hanno voluto conservare la sovranità sia in materia monetaria – CambioFissoEuro e la nuova Banca Centrale Europea ne avrebbe comportato la rinuncia – sia nella politica economica, non accettando i parametri di Maastricht. Hanno invece sottoscritto una opzione riservandosi un futuro ingresso anche nella Unione Monetaria e, a norma dell’articolo 109 k) del Trattato di Maastricht, hanno lo status di membri con deroga della UE.

D: “Eurozona, Unione europea, Comunità economica europea, un po’ troppi concetti, puoi precisare meglio Prof?

R: “Sì non è facile capire, d’altra parte l’Unione Europea di oggi è il risultato di un processo storico ad incastro durato oltre 60 anni (8 successivi Trattati internazionali), periodo che per importanza e significato possiamo dividere in due parti: dal 1957 al 1992 e dal 1992 ad oggi.”

D: “Cioè il Trattato di Maastricht firmato nel febbraio del 1992 è lo spartiacque della storia economica europea del dopoguerra?

R: “Esattamente. La Comunità economica europea (CEE, chiamata anche MEC) fu istituita dal Trattato di Roma del 1957, è “morta” il 1° novembre 1993 rimpiazzata dalla UE, ed aveva come fine principale la creazione di una zona di libero mercato per la circolazione delle merci, dei servizi e dei capitali.
Completavano il quadro la PAC (politica agricola comune, un grosso favore alla Francia) e la libera circolazione delle persone – che in realtà trovava e trova limiti intrinseci nella lingua, cultura e storia dei diversi paesi europei. Bene, questa prima lunga e lenta fase andava sostanzialmente nella direzione giusta e non va assolutamente messa in discussione (PAC a parte) e anche Regno Unito e Danimarca vi aderirono.
Storicamente ha accompagnato la ricostruzione dell’Europa nel lungo periodo della Guerra Fredda, che – ricordiamoci – vedeva la presenza dell’Armata Rossa a Berlino.”

D:”Ma il 1992 non è anche l’anno della crisi del Sistema Monetario Europeo?

R: “Bravo, hai colto nel segno! L’ironia della storia è che proprio l’anno della firma di Maastricht e del lancio dell’Euro, dichiarò fallimento lo SME (Sistema Monetario Europeo), il padre dell’Euro, che era nato con lo scopo di contenere le oscillazioni dei cambi delle valute europee entro determinati valori: avviato nel 1979, si basava sull’azione coordinata delle Banche Centrali europee, ma ciononostante fallì la sua missione e furono sforati numerose volte i limiti stabiliti (tanto per dire la Lira sul Marco passò da 455 nel 1979 a 900 nel 1992!).
Finché anche le Banche Centrali dovettero piegarsi alla forza del mercato valutario, la Lira e altre illustri valute dovettero nel 1992 uscire dallo SME, che continuò poi a vivacchiare fino alla sua sostituzione nel 1999 con l’Euro. Ma non sarà che è stata proprio l’esperienza dello SME a suggerire a qualche solone tedesco di bypassare le forze del mercato delle monete ricorrendo direttamente ….. alla sua abolizione e alla moneta unica?”

D: “Dopo questa nota ironica torniamo alla svolta di Maastricht.

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