Il deficit di democrazia della UE e la gestione finanziaria della Grecia

Il salvataggio delle banche francesi e tedesche fatto passare per “aiuti” alla Grecia

Tranquilli, la Grecia non è il soggetto principale di questo post, so che siamo in overdose e per di più temo che anche in autunno sarà nuovamente un argomento caldo. Voglio invece parlare di un aspetto della (Dis)Unione europea che ho finora trascurato e che posso definire senza mezzi termini come Deficit di Democrazia. E l’esempio da cui partire è il modello di gestione finanziaria della Grecia adottato dalla leadership dell’EuroZona e ben rappresentato in questo grafico tratto da Info Data Blog de il  Sole 24 ORE . Che adesso andiamo a leggere insieme

Cominciamo dalla parte alta (istogrammi blu chiaro) che ci dice qual’era l’ammontare dei prestiti concessi alla Grecia a fine 2009 dalle banche commerciali private dei principali paesi dell’Eurozona. In totale si tratta di 132 miliardi, quelle più esposte erano quelle francesi (quasi 79 miliardi) poi quelle tedesche (45 miliardi).
Non esisteva invece a fine 2009 alcun finanziamento da parte dei governi dell’EZ verso quello greco.

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A settembre 2014 – data della parte bassa del grafico – la situazione cambia radicalmente: con l’eccezione delle banche tedesche, tutte le altre sono rientrate, sostituite come finanziatrici del debito pubblico greco da istituzioni finanziarie dell’Eurozona (EFSF, ESM, Banche Centrali Nazionali), alimentate dalle tasse pagate dalle popolazioni europee. 

Ecco i numeri del cambiamento avvenuto: l’esposizione totale dei 7 paesi finanziatori è aumentato da 132 miliardi di fine 2009 a 193 miliardi di settembre 2014. Ma quello che più conta è che dei 193, solo 17 sono rimasti alle banche private (13,5 tedesche), mentre sono comparsi come per incanto 176 miliardi, erogati dalle suddette istituzioni finanziarie dell’EZ, cioè a carico delle nostre tasse /debito pubblico.

Come hanno ridotto la loro esposizione le banche private? Io direi in uno di questi 3 modi: 1) incassando il capitale dei titoli arrivati a scadenza e guardandosi bene dal rinnovarli con nuovi titoli 2) cedendoli alla BCE  3) vendendo i titoli sul mercato secondario. Non escludo che ci siano state altre modalità che mi sfuggono.

Come hanno fatto le istituzioni finanziate dai governi dell’EZ a rimpinzarsi di debito greco? Semplice, comperando i titoli in essere o le nuovi emissioni del governo greco, che erano necessarie per rimborsare le banche private. Insomma una mega partita di giro. 

Come possiamo definire l’operazione? Una presa per i fondelli, un inganno? Una truffa? Un “piccolo” deficit di democrazia della Unione Europea?

Se vogliamo fare una classifica dei più buggerati (che finezza espressiva!), eccola: senza alcun dubbio siamo 1) noi contribuenti italiani con 41 miliardi di maggior debito da rimborsare e sui cui pagare gli interessi, di cui 5 solo rientrati sulle nostre banche, gli altri invece hanno preso la via delle altre banche EZ) e 2) la Spagna con 27 miliardi di tasse/debito, di cui 1 rientrato sulle loro banche). 

I più avvantaggiati? Di gran lunga la Francia che è l’unico paese i cui contribuenti sono stati caricati meno di quanto siano state scaricate le loro banche. La Germania per una volta ha dovuto abbozzare, Sarkozy ha battuto la Merkel.

Dov’è il deficit di democrazia?

Non voglio aprire il fronte delle banche brutte e cattive, che ci potrebbe anche stare. Certo quelle francesi e tedesche non hanno saputo fare bene il loro mestiere altrimenti non si sarebbero trovate nella “trappola” greca (che loro stesse hanno contribuito a creare, ma lasciamo perdere anche questa). Concediamo che sia stato giusto salvarle. 

Il vero deficit di democrazia è un altro: a) che Italia e Spagna paghino per le banche francesi e tedesche e b) che si faccia passare l’operazione salva-banche come  salva-Grecia, a cui nel frattempo si impone con il ricatto del default  il salasso dell’austerità, avviandola in una spirale perversa c) che tutto questo venga tenuto nascosto da giornali e televisioni di regime

Ciliegina sulla torta della democrazia: perché le banche tedesche (e solo loro) hanno conservato un valore importante  di titoli pubblici della Grecia? Lascio aperta la domanda per chi ha voglia di dare una risposta.

Conclusione

E’ un fatto gravissimo che la fiscalità di paesi “deboli” si debba prendere carico delle banche dei paesi “virtuosi” e che si mascheri questa manovra come aiuti ad un altro paese. E’ inaccettabile che questa manovra vada avanti per anni, senza risolvere anzi peggiorando i problemi della Grecia. E’ insopportabile l‘omertà e la connivenza pluriennale della nostra classe politica e dei mezzi di informazione italiani. Ed infine: chi mi ha chiesto se sono d’accordo?

Questo caso di deficit di democrazia si iscrive in una confessa impostazione di superiorità della leadership europea che ritiene la democrazia un ostacolo, che i popoli non capiscano l’importanza della cessione di sovranità per il progresso di questa meravigliosa ed equilibrata costruzione europea. E che quindi i popoli debbano essere forzati alla cessione di sovranità attraverso le crisi. Ascoltate il professor Monti (anche il professor Prodi volendo) spiegarci bene perché le crisi sono necessarie e a cosa servono.

2 thoughts on “Il deficit di democrazia della UE e la gestione finanziaria della Grecia

  1. La fregatura che la Germania e Francia hanno dato all’Italia e Spagna l’avevo già’ capita , la finezza della Germania nel tenersi un grosso quantitativo di titoli pubblici Greci la dice lunga sulla malafede della Germania, da una parte tiene i titoli greci e si prende un mare di soldi di interessi (perché per collocare i titoli pubblici i greci avranno dovuto allettare i compratori con interessi molto alti ) dall’altro fa contribuire tutti affinché la Grecia non fallisca ,in tal modo loro continuano a godere di interessi molto alti in un momento che i tassi sono bassissimi .
    I nostri politici che fanno ? i casi sono tre :
    O sono totalmente incapaci
    O sono corrotti
    O sono sotto ricatto di ritorsioni economiche
    Al di fuori di queste tre ipotesi non riesco a spiegarmi il loro silenzio.

  2. Salve Gianca, dopo una lunga e inattesa pausa, posso tornare ad occuparmi del blog e comincio dal tuo commento.
    Si possono aggiungere altre considerazioni alle tue relativamente ai titoli greci in mano alle banche tedesche.
    Il debito greco è intorno ai 320-330 miliardi, quindi i 13,5 miliardi in mano alle banche tedesche sono una piccola quota del 4 % circa. Se consideriamo però il totale (incluso quello tedesco) dei titoli greci in mano ad investitori privati arriviamo a 55 miliardi, cioè circa il 17% del debito greco (l’83% è detenuto da istituzioni pubbliche o governi europei, BCE e FMI).
    La crisi dei debiti pubblici europei (Italia in testa) del 2011 nel mercato secondario (che si trasformò in aumento dei tassi delle nuove emissioni) si scatenò quando gli investitori privati (principalmente fondi americani) si accorsero che le banche tedesche e francesi partecipavano alla corsa alla vendita dei titoli dei paesi PIIGS: ciò rese evidente per la prima volta al mondo intero che Germania e Francia non intendevano minimamente esprimere una solidarietà comune dei debiti pubblici europei.
    Quel 4% è una spada di Damocle sulla testa del governo e del popolo greco perché, seguito dal restante 13% privato (che non vorrebbe certo restare con il cerino in mano) potrebbe innescare un duraturo crollo delle quotazioni dei titoli pubblici greci, precludendone l’accesso al mercato e mettendo il governo greco nelle mani della Troika. E’ un arsenale di bombardamento finanziario: “siamo in guerra!” direbbe Grillo.
    Le eventuali perdite, che sono peraltro minime rispetto agli attivi finanziari del sistema bancario tedesco, potrebbero comunque essere ripianate dal governo tedesco o dalla BCE, come già ampiamente avvenuto.
    Ho accennato alla BCE e qui sta il bandolo della matassa del discorso che stiamo facendo. Tutto quanto precedentemente detto non è nemmeno lontanamente immaginabile in Giappone, Stati Uniti, Inghilterra, Canada, ecc (in poche parole in tutto il mondo tranne l’Eurozona), le cui banche centrali calmierano e acquistano da sempre titoli pubblici del loro governo (vado a memoria, credo che abbiano una quota del debito pubblico superiore al 20%).
    Si tratta della situazione opposta a quella descritta poco fa per la Grecia: l’arsenale di deterrenza ( e non di bombardamento) sono le banche centrali.
    La meravigliosa architettura dell’Eurozona (il capolavoro della Germania) prevedeva la sottrazione delle banche centrali ai paesi destinati alla sottomissione economica e finanziaria e l’adozione della stessa moneta: due piccioni con una fava, indebolimento economico strutturale dell’industria privata esportatrice ed esautoramento dei governi nella gestione della finanza pubblica, potere trasferito al braccio armato (le banche private) del governo tedesco.
    Per concludere questa parte del commento, è evidente che la soluzione “tecnica” e facilissima ed immediata: riprendersi la sovranità monetaria (valuta e Banca Centrale)
    Per quanto riguarda i nostri politici, condivido le tre ipotesi che avanzi riguardo la loro collusione: a seconda dei personaggi si tratta di distribuire le percentuali delle tre variabili da te individuate.

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