Il rilancio del Super Stato Europeo/II parte – I Padri Fondatori e la CIA

Il metodo Monnet, il capostipite dei moderni tecnocrati europei sovranazionali.

Leggi la Prima Parte

Tra i 7  riconosciuti “padri fondatori dell’Europa, Jean Monnet occupa forse il posto preminente perché è stato il più lucido ed incisivo, nella fase di avvio della “integrazione” del Vecchio Continente. Era un uomo d’affari d’origine francese, ma anglo-americano di frequentazione e mentalità. Ecco due famose citazioni di frasi di Jean Monnet. 

“Le nazioni europee dovrebbero essere guidate verso un superstato senza che le loro popolazioni si accorgano di quanto sta accadendo. Tale obiettivo potrà essere raggiunto attraverso passi successivi ognuno dei quali nascosto sotto una veste e una finalità meramente economica”

“I popoli accettano i cambiamenti solo in stato di necessità, e riconoscono la necessità solo in presenza di una crisi”. 

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Quindi il super stato sovra nazionale come fine, l’inganno come metodo e le crisi come tempistica dei grossi “cambiamenti”. La cinica lucidità non gli mancava. Non ha precisato se la crisi doveva essere un evento naturale o provocato, ma probabilmente – sempre per aiutare la gente che non capisce – non disdegnava il secondo caso …. 

La cosa importante da sottolineare è che le due citazioni riportate hanno tracciato un solco: la matrice tecnocratica, verticistica e anti democratica – in una parola, d’élite – che ha contraddistinto tutte le tappe della “costruzione” europea. 

Dopo la lucidità vediamone l’incisività della sua azione politica:  nel 1946 De Gaulle adottò il Piano Monnet, che prevedeva anche l’appropriazione da parte della Francia delle miniere di carbone della Germania (Ruhr e Saar), cosa che infatti avvenne. Cinque anni dopo però Monnet stesso cambiò drasticamente direzione (in realtà si allineò ai piani della CIA) diventando l’artefice della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) – che questa volta associava, anziché escludere e punire, la Germania.
Non fu un parto storico originale di Monnet, che essendo nato nel XIX secolo, trasse insegnamento dalla Zollverein (1834), l’unione doganale degli allora staterelli tedeschi, che includeva infatti anche la sua CECA. (La Zollverein fu la base di cui si servì la Prussia – unitamente alla sua forza ed al successo militare – per arrivare all’unificazione della Germania nel 1871, nata come Stato Federale.)

La CECA, come sappiamo, evolverà nel MEC/CEE e poi nella Eurozona/BCE, che ha privato della sovranità monetaria le odiate nazioni, senza farla precedere e convivere con nessun  vero fondamento di un aggregato federale. Una Europa Federale forte non è compatibile con i piani del disegno di egemonia dei centri di potere americani e nemmeno con la vocazione storica tedesca alla supremazia nel Vecchio Continente. Il motto che va attualmente per la maggiore “Riformiamo l’Europa” è di una ignoranza storica assoluta (nella migliore delle ipotesi).

Monnet fece molte altre cose, ricordo qui solo il suo ruolo di consulente del governo inglese ed americano, che lo portò ad essere ad esempio il promotore nel 1941 del Victory Program di Franklyn Delano Roosevelt, un gigantesco piano di produzione di armi per rendere l’America “il grande arsenale della democrazia” al fine di sconfiggere la Germania nazista. Il problema è che gli americani dopo aver compiuto la missione ci hanno preso gusto e non si sono più fermati ….

Ecco alcuni spunti per approfondire la conoscenza del personaggio, ne vale la pena: un breve articolo di lastoriasiamonoi.rai.it, uno decisamente più consistente de Il Foglio, la pagina Monnet su Wikipedia inglese, e due video/dibattiti della televisione francese su Monnet e la CIA (qui e qui). Inserisco anche questo breve filmato (in francese), che seppur celebrativo ed ortodosso, è interessante perché immergendoci un attimo nella storia, ci aiuta a capire il presente.

I moderni epigoni nostrani di Monnet: Monti, Prodi, Draghi.

Negli ultimi 50 anni di storia, centinaia di personaggi in tutti i paesi europei hanno condiviso o assimilato ed applicato il metodo Monnet, con il risultato economico, sociale e politico che è drammaticamente sotto i nostri occhi.

La lista sarebbe lunghissima anche solo per l’Italia, per la quale ho quindi selezionato tre campioni contemporanei, che hanno sposato (ricevendo una lauta dote) l’approccio Monnet, che tanto piace oltre Atlantico e in terra teutonica. Sarà un caso, ma tutti e tre hanno anche in comune rapporti professionali con la banca d’affari americana Goldman Sachs.

Monti-Robot. Monnet sarebbe stato entusiasta di lui per l’efficienza, non altrettanto per lo stile, è troppo rigido, ha poca verve e poco charme. Tuttavia il nostro senatore a vita (ecco la dote ricevuta) ha imparato la lezione perfettamente, come attestano questi due brevi video-demo. Nel primo Monti supera il maestro Monnet nell’esplicito riconoscimento della crisi come opportunità di cambiamento (in realtà imposizione). cogliendo l’attimo di sudditanza psicologica dei cittadini. Fantastico!


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In questo secondo video, Monti boccia l’uso di consultazioni referendarie tipo Brexit, che lui definirebbe impopolare, giustificando la sua opinione con le conseguenze che questo può avere sugli altri paesi europei. E’ come se il nostro senatore a vita considerasse morta e sepolta la nazione britannica (nel caso Brexit) con i suoi oltre 60 milioni di abitanti, che quindi non è degna di esprimersi sulla sua partecipazione alla Unione Europea: è un magnifico lapsus, confonde quello che vuole lui con la realtà della storia. Proprio come farebbe un robot.

Prodi, l’untuoso parroco di campagna. Qui Prodi (dote ricevuta, la presidenza della Commissione europea) si supera. Nella risposta alla quasi angosciata domanda della ragazza greca, cinicamente sorvola sulla situazione catastrofica della Grecia e si lancia in un elogio della Germania che, grazie all’euro, è diventata la vera Cina! Se ne frega dei paesi periferici e gode (guardate la sua espressione) del surplus della Germania, che le deriva dall’aver la stessa moneta di quelli deboli. Senza alcun obbligo di contropartita, ovvio! Bravo Prodi, Monnet sarebbe fiero di te!

Per chi ha ascoltato il video. Il Professore ricorda che tra gli anni ’60 e gli anni ’90 la Lira si era svalutata del 600% rispetto al marco (fenomeno analogo a quello di altri paesi europei, come ricorda lo stesso Prodi). Non si rende conto che si dà la zappa sui piedi. Il nostro luminare economico “dimentica” di aggiungere che in quei 30-35 anni la crescita reale (al netto dell’inflazione) europea era generalizzata, l’Italia aveva un tasso equivalente a quello di Francia e Germania. Il giocattolo si è rotto, per noi a partire dal 1996, quando siamo rientrati nello SME – precursore di CambioFissoEuro – e poi, nel 2000, nell’Eurozona tout court.

Draghi, lo squalo. Supermario riceverebbe da Monnet l’encomio solenne, e come lui tutti i Governatori della BCE. Rappresentano infatti la massima espressione attuale dello svuotamento della identità delle nazioni. La Banca Centrale di un paese (diamogli il suo vero nome, l’Istituto di Emissione e Gestione della Moneta e del Credito) è un pilastro dell’espressione della sovranità interna ed esterna di un paese (chiedere a USA, Gran Bretagna, Giappone, Cina, Korea, Russia, Ungheria, Polonia, Svezia, Danimarca, Australia, Canada ……. tutti i paesi del mondo tranne l’EZ).
Ma c’è ben di più! Draghi può ridurre (o meno) un paese nelle condizioni della Grecia, può salvare il sistema bancario (e lo sta facendo con il QE) o meno (bail-in, banche italiane), può dettare le regole di politica economica che toccano le nostre tasche e la nostra tavola, senza avere nessun titolo e riconoscimento popolare a fare tutto ciò. E’ Il Tecnocrate, che non viene eletto, ma nominato. E da chi? Di fatto, dalla Germania. Ha poi un vincolo insuperabile: lo Statuto della BCE. Chi lo scritto? La Germania
Ascoltiamolo in questo intervento del 2014, in cui auspica ulteriori cessioni di sovranità a questo aborto (per i popoli) di Unione Europea. 


A meno di possibili ma improbabili sconvolgimenti, Draghi non si muoverà da Francoforte prima di ottobre 2019. Sarà comunque ancora abbastanza giovane per continuare l’opera avviata da Monnet e mi sento di pronosticare che i centri di potere americani ed europei faranno carte false per farlo diventare il n. 1 in Italia. Amen

I Padri Fondatori, l’America e la CIA.

Abbiamo fatto una piccola nuotata nel mare magno degli ultimi 70 anni della storia europea, con la visuale focalizzata al di qua dell’Atlantico. E’ bene che ne facciamo una seconda e questa volta al di là dell’Atlantico. Ecco perché.

Nel corso delle mie navigazioni ed esplorazioni in rete sul super stato europeo mi sono imbattuto in raro materiale (in lingua inglese, qui, qui e qui) di cui non conoscevo l’esistenza, che dà una solida consistenza alle tesi che circolano nel web circa l’occulta regia della CIA che si salda con l’azione dei nostri “padri fondatori” e il collegato Movimento Europeo, nato nel dopoguerra e tuttora attivo. Preciso subito, che non ci vedo il fantasma del complotto, ma una semplice, seppur importante, tappa della sporca secolare lotta per la supremazia militare, economica e politica

Ma c’è una seconda “scoperta” che mi ha dato ancora più soddisfazione, mi ha colmato una lacuna importante. L’aver individuato il personaggio pubblico che meglio di altri ha descritto lo scenario geo strategico nel quale si inserisce tutta la politica e l’azione militare americana riguardante l’Europa a partire dal dopoguerra: mi riferisco all’ottantottenne polacco, naturalizzato americano, Zbigniew Brzezinski, politico attivo/consulente strategico di due governi USA in passato, nonché autore di diversi libri di politica e strategia mondiale, oggi professore universitario. Anticipo la sua visione: l’Europa unificata è un mezzo e non un fine, dal che discende 1) che deve essere forte, ma non troppo, qualche squilibrio nella sua costruzione ci sta bene (anzi, ci deve essere) e 2) deve essere saldamente controllata (presidio militare).

Nel prossimo post faremo quindi questa mini-nuotata nell’Oceano Atlantico, nel tratto di costa tra Washington e New York. Se volete allenarvi, vi consiglio la lettura di questo eccellente post di Francesco Amodeo, la cui lettura mi ha spinto alla ricerca delle fonti ed alla ricostruzione del quadro che sto ora, in modo convinto, esponendo.

Vai alla terza parte di questa mini-serie.

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