Atene riceve 7 miliardi-Che la farsa del 3°”salvataggio” abbia inizio

Servono a ripagare i debiti verso FMI e BCE

Ieri il Fondo EFSF ha versato alla Grecia 7,1 miliardi. L’altro flusso in atto ripreso da venerdì scorso riguarda la liquidità delle banche riaperto dalla BCE dopo l’approvazione da parte del Parlamento greco dell’accordo siglato nella notte della lunga trattativa.

Molti giornali e televisioni parlano di avvio della normalizzazione, distorcendo e manipolando la visione dell’opinione pubblica. 

Mi spiego. Nella stessa giornata di ieri il governo greco ha rimborsato 6,7 miliardi a FMI e BCE, i 0,4 rimanenti seguiranno in agosto la stessa via. Il debitore ha pagato i suoi creditori, sano principio da rispettare sempre (salvo rarissime eccezioni, es. lo strozzino). Ma nelle casse pubbliche per il “salvataggio” della Grecia non ne rimane nulla. E va beh direte voi, ma questo è il finanziamento ponte del EFSF per le esigenze a breve e per i ritardi accumulati. Giusto, guardiamo il “pacchetto” varato nel suo insieme, eccolo in forma grafica.

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Cominciamo dagli 86 miliardi dal ESM (parte in verde scuro), che però sono destinati a ricapitalizzare le banche, pagare il debito e gli interessi. No, neanche questi saranno quindi a disposizione del governo ellenico per il rilancio dell’economia.

Veniamo allora al fondo di 50 miliardi (verde chiaro) da costituire con le privatizzazioni di imprese e beni pubblici, quindi in questo caso non si tratta di aiuti esterni ma di risorse interne. E’ strutturato in 3 tranche successive

  1. primi 25 miliardi devono essere destinati alla ricapitalizzazione delle banche (non si capisce se in aggiunta alla quota dei precedenti 86 dell’ESM o se a rimborso degli stessi).
  2. I successivi 12,5 devono ridurre il debito (pagare i creditori)
  3. Gli ultimi 12,5, finalmente, per investimenti nell’economia.

Ora, il problema è che questo fondo è già stato istituito nel 2010 per le stesse finalità e in 5 anni ha realizzato (svenduto?) beni per 8 miliardi. Riuscirà a raggiungere i 37,5 e quindi da lì in poi cominciare a contribuire alla crescita economica? Il dubbio è più che lecito.

E’ la volta della striscia viola, il prestito ponte di 12 miliardi, di cui 7 versati ieri più altri 5 in arrivo, sempre dal fondo EFSF, che serviranno a rimborsare la BCE. Quindi nulla per la crescita.

L’ultima blocco arancione del grafico rappresenta un vago impegno espresso nell’ultimo paragrafo dell’accordo di domenica notte, dove si dice che se la Grecia fa la brava ed esegue le riforme, potrà ricevere nei prossimi 3-5 anni 35 miliardi di finanziamenti comunitari per la crescita e la creazione di posti di lavoro.

EVIDENTE CONCLUSIONE: se va bene un po’ di miliardi andranno a sostegno dell’economia, la certezza è che i creditori riceveranno tutti i loro soldi. D’altra parte non è una novità, ma il replay di quanto successo con i 254 miliardi di “aiuti” erogati sinora alla Grecia tra il 2010 e il 2014: solo 27 son entrati nelle casse pubbliche elleniche, come mostra il seguente grafico

IN PARALLELO a questa elemosine di vere risorse finanziarie, il debito greco continuerà ad aumentare – sono pronto a scommettere che ci vorranno altri finanziamenti – per il semplice motivo che in base all’accordo raggiunto riparte alla grande l’Austerità, con il taglio della domanda interna sia privata che pubblica, facendo calare ulteriormente il Pil, cioè la capacità di rimborsare il debito. La tragedia del popolo greco continua.

ALLA FINE la quota del debito detenuta dalle finanze pubbliche dei paesi dell’Eurozona (via EFSF e ESM) che ha già raggiunto il 60% (era il 15% nel 2010) aumenterà ulteriormente.

WHODOESGREECEOWE

La politica economica e finanziaria imposta alla Grecia da parte dell’Eurozona a guida tedesca è, tecnicamente, fallimentare ma non è un errore. E’ una truffa politica i cui costi si ribaltano su tutti i contribuenti dell’EZ. Con una differenza enorme: dal combinato Euro-Austerità i paesi periferici ottengono complessivamente dei gran danni, mentre Germania&C beneficiano di vantaggi enormemente superiori al costo per il “sostegno” della Grecia.

POSTILLA SULL’ELA. Non voglio dimenticare la liquidità erogata dalla Banca Centrale greca (su autorizzazione della BCE) alle banche commerciali elleniche che è ormai prossima ai 90 miliardi. Verranno in parte rimborsate alla BCE dopo la ricapitalizzazione che è forse la fetta più grossa degli “aiuti”, come abbiamo visto sopra?
La domanda ha un valore esclusivamente politico, perché dal punto di vista finanziario è solo accademico e lascia il tempo che trova: la BCE o quella greca – come tutte le banche centrali – non ha grossi problemi a cancellare dei crediti concessi, anche se sono 90 miliardi o più. Non sono soldi di depositanti ma denaro creato dal nulla.
Chiamare banca una Banca Centrale è un sottile inganno lessicale e psicologico. Istituto di Emissione è il termine appropriato. Qui si apre un intero universo da esplorare, una dimensione parallela con aspetti sconvolgenti che sto studiando da tempo. Sono quasi pronto a scriverne.

8 thoughts on “Atene riceve 7 miliardi-Che la farsa del 3°”salvataggio” abbia inizio

  1. L’unica cosa ,che questo prestito ponte mi fa venire a mente è il grande Totò.
    Un creditore chiede a Totò di restituirgli le quattromila lire che gli aveva prestato,Totò di rimando gli chiede di prestargli cinquemila lire, dopo avere ottenuto il prestito ,Totò prende quattromila lire ,le da al creditore dicendo ;
    le quattromila lire ti dovevo eccole qua, ora mi rimane una debito di mille lire che appena potrò ti salderò.

  2. Bella, non l’avevo mai sentita, ero rimasto alla vendita della Fontana di Trevi in coppia con Peppino
    Però mi sa che i rigidi contabili dell’Eurozona dopo un momento di smarrimento si potrebbero riprendere, ma con Totò non si sa mai ….

    • Ho l’impressione che la Germania e quella parte di stati del nord Europa hanno capito benissimo che l’Italia ed i paesi del sud Europa meno organizzati ,senza dubbio meno virtuosi ,diretti da politici più corrotti ed incapaci ingabbiati dal cambio fisso dell’euro hanno poche speranze di risalire la corrente e fare concorrenza alle loro economie.Ben consapevoli di questo non mollano l’osso , spalleggiando la Francia perché politicamente è la garante di questa situazione,ma stiano attenti perché a tirare troppo la corda non gli succeda come a quel contadino che per guadagnare di più dava sempre minor cibo ai maiali che allevava sino a quando un bel giorno aprì la porta della stalla ,i maiali erano morti e con la loro morte erano andati in fumo i soldi risparmiati nel cibo ed i futuri guadagni.

      • Gianca, manco a farlo apposta mi è capitato sotto gli occhi questo inventario delle acquisizioni da parte di società straniere di importanti società italiane (mala lista non è completa)
        L’articolo della STAMPA è qui http://tinyurl.com/njatx88
        La concentrazione è una delle leggi del capitalismo industriale e finanziario, ma certamente l’euro ha messo un turbo nell’ambito europeo.

  3. Gianca, prendo l’ultima parte del tuo commento come un messaggio propiziatorio.
    Battute a parte, sono assolutamente d’accordo che la Francia è la spalla della Germania. Rischia tuttavia di diventarne l’ancella e siamo già su quella strada anche se è ancora lunga.
    D’altra parte c’è chi sostiene, ed ho trovato molte conferme in merito, che in fondo l’euro come progetto di predominio europeo, abbia lontane radici ideologiche francesi, oltre che tedesche.
    Qui c’è uno snello articolo del settimanale OGGI sul tema http://tinyurl.com/qd4k8n3
    In Germania la classe politica sa fare bene gli interessi della sua leadership economica e finanziaria, oltre naturalmente a tenere conto del “Capo” americano. Sa fare altrettanto bene i calcoli dei costi/benefici per lei della EZ e finché i conti torneranno faranno di tutto per mantenere o rafforzare lo statu quo, manipolando la parte della loro opinione pubblica contraria all’euro (il masochismo c’è anche in Germania ..)
    Temo che siamo ancora in una situazione in cui da quelle parti i conti stiano tornando ampiamente.
    E poi lo shopping dei pezzi forti dell’Italia non è ancora completato, l’Italcementi non è la prima né l’ultima acquisizione teutonica.
    Per non dimenticare la campagna acquisti della Francia, io abito di fianco alla Parmalat, il mio conto corrente è francese (Cariparma, una banca in ottima salute), il datore di lavoro di mia figlia è francese, BNL di Roma.
    Dobbiamo uscire presto da questa spirale e, per concludere con una battutaccia, ho fiducia che il nostro Primo Ministro saprà farsi valere….

    • Battutaccia per battutaccia credo che il nostro primo ministro saprà farse valere finché non si vota perché dopo…..
      Scherzi a parte credo che a Renzi restino sei mesi di tempo per concretizzare qualcosa di buono ,dopo di che, restando la situazione di oggi , non so quanto potrà resistere a comando.

    • Gli imprenditori italiani,oramai è chiaramente dimostrato, hanno capito che l’impresa privata non è più compatibile con il sistema Italia, alla prima buona occasione monetizzano le loro aziende vendendole.
      Gli unici che non hanno ancora capito,o fanno finta di non capire cosa sta succedendo in Italia sono i sostenitori del partito unico (in calo ) e parte dei cattolici che lo appoggiano .
      Gli imprenditori se ne vanno , a noi restano le cooperative che fanno lavorare i giovani con 500/600 euro mensili ,sta bene a tutti, anche ai sindacati , se le solite condizioni di lavoro fossero offerte da un imprenditore privato, gli aprirebbero le porte della galera .
      Speravo che Renzi potesse fare qualcosa, ma ho la sensazione che questa speranza sia vana.

  4. Buongiorno Gianca,
    la mia esperienza passata e quella ancora in corso nel mondo industriale italiano mi dice che le imprese famigliari esistenti – cioè la quasi totalità delle PMI e alcune di quelle grandi – non hanno, salvo eccezioni, nessuna voglia di mollare. Rappresentano uno dei pilastri che tengono su la baracca (il secondo pilastro, un po’meno nobile, è il ricorso ai risparmi accumulati quando avevamo la liretta, che sostengono la domanda interna) e si concretizza nello sviluppo delle esportazioni, nonostante la palla al piede dell’Euromarco (e questo ci dovrebbe rendere orgogliosi). E un fatto acclarato dai dat Istat e anche modestamente dalla mia esperienza lavorativa. I tedeschi e i francesi lo sanno e ci temono ancora, così come lo sapevano quando ci hanno teso la “trappola” di CambioFissoEuro.
    La Grecia è crollata perché non aveva queste leve, noi invece decliniamo inesorabilmente ma lentamente per i due i due pilastri di cui sopra.
    Tralasciando le acquisizioni straniere delle nostre ex grandi aziende pubbliche e para pubbliche e restando a quelle dei privati, la maggior parte delle tante cessioni non sono avvenute per demotivazione, ma per motivi di età e di impossibilità/insuccesso di passaggio generazionale. Effetto quest’ultimo proprio dell’orgoglio e della passione dell’imprenditore fondatore che ha l’altra faccia della medaglia nella “incapacità” di garantirne la successione. E qui si inseriscono facilmente le multinazionali che avendo una proprietà spersonalizzata non hanno il problema della successione e hanno invece grosse risorse finanziarie.
    Ma quando una media o grossa azienda cade sotto il controllo straniero non è tutto perduto. Intendo dire che se la società italian acquisita è competitiva nella sua struttura produttiva e/o nella capacità di innovazione e sviluppo prodotto e/o di organizzazione commerciale potrà nel breve e medio continuare il suo ciclo di vita. La continuità è l’espressione della capacità dei lavoratori italiani di quella società che continua a generare profitti e liquidità allo straniero di turno. E qui vengono le incertezze del lungo periodo, nel senso che se le risorse finanziarie generate vengono dirottate eccessivamente alla casa madre trascurando gli investimenti e l’aggiornamento tecnologico, allora potrebbe iniziare un lungo declino che porterebbe alla chiusura. Certo, sono possibili altre sporche manovre di trasferimento di impianti alla casa madre, ma non sono a conoscenza di casi clamorosi in tal senso.
    Per come vedo io, Renzi il PD e la classe dirigente sono dei malfattori degli interessi della nostra nazione e la loro strategia è il soddisfacimento del proprio ego e l’accaparramento di quanto più possibile e quanto prima, perché sanno che la festa non può durare troppo a lungo. Sulle acquisizioni di società italiane purtroppo hanno influito ed influiscono sfavorevolmente nel campo delle grandi aziende pubbliche e in po’ anche in quelle private. Ma così si accreditano negli ambienti internazionali e sperano in un futuro “riconoscimento”
    P.S. Gianca non vorrei darti l’impressione di mitizzare la figura dell’imprenditore, ma tutti quelli con cui ho lavorato (e lavoro), piccole e medie aziende con orientamento internazionale, erano nell’insieme corretti nei confronti del personale a tutti i livelli e non sfuggivano al fisco. Posso sbagliare, ma credo che la maggior parte delle PMI sia così

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