Gli obiettivi strategici della guerra senza limiti in Medio Oriente/Parte prima

Questa mini-serie di post nasce come mio commento a quello di Federico Dezzani che ho recentemente replicato su questo blog.

Sulla scia del commento mi è venuto infatti poi spontaneo allargare la visuale e sviluppare altre riflessioni sul tema della lotta geopolitica, applicandole agli avvenimenti in corso nel calderone mediorentale.

Confermo la mia condivisione delle argomentazioni di Dezzani, sia relativamente alla lista degli “attrezzi” oggi utilizzati nella competizione geopolitica, sia al modo in cui l’America li sta impiegando (praticamente tutti, tranne la guerra diretta in senso stretto) nei confronti di Russia e Cina.
Condivido anche la conclusione a cui giunge quando sostiene che i risultati sinora ottenuti sono modesti e non hanno alterato l’equilibrio della fine del secolo scorso.
Sorge allora spontanea la domanda: passeranno gli USA dai metodi soft a quelli militari, inteso come scontro diretto? Non credo proprio, anche perché così facendo spingerebbe Russia e Cina a fare fronte comune. Sono del parere quindi che l’eventualità di un conflitto armato su larga scala sia molto contenuto. A meno che ……. (rimando il lettore alla parte finale di questo post).

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La “cassetta degli attrezzi” dello scontro geo politico illustrata da Dezzani comprende – oltre alla guerra in senso classico – i seguenti “strumenti”: finanza (borsa, valuta, blocco conti estero), costrizioni commerciali (import-export), propaganda (media occidentali, finanziamenti e mezzi ai dissidenti interni delle aree di scontro/conquista), azioni militari mirate (di terra ed aeree), terrorismo (addestramento, finanziamenti, armi). Gli ultimi tre “strumenti” chiamano evidentemente in causa i servizi segreti dei contendenti, capitolo particolarmente complesso, delicato e spietato perché intriso di doppi giochi talvolta inestricabili. 

Veniamo adesso alle riflessioni allargate che mi ha suggerito la lettura del testo di Dezzani.

Gli obiettivi della lotta geopolitica

Per allargare la nostra visuale, dobbiamo risalire dai mezzi utilizzati ai possibili obiettivi dello scontro per l’egemonia mondiale: 1) Conquista militare e controllo diretto del nemico (o dei suoi alleati) e delle sue risorse 2) Neutralizzazione del nemico attraverso la sua destabilizzazione (balcanizzazione) e/o quella dei suoi alleati, come premessa per una eventuale successiva frammentazione 3) Neutralizzazione della’avversario attraverso  la sua occidentalizzazione 4) Costituzione di una rete di alleanze o contrasto di quella degli avversari. 

Per raggiungere uno o più dei suddetti obiettivi strategici, si ricorre all’uso combinato dei vari “attrezzi” indicati da Dezzani, uso che viene personalizzato a secondo delle aree mondiali e può mutare nella stessa zona nel corso del tempo.

La logica è semplice non è nuova (divide et impera): se la conquista e il controllo militare (territorio/risorse, popolazione) del nemico diretto o dei suoi alleati è impossibile o troppo rischioso, allora l’obiettivo strategico diventa la loro destabilizzazione e la sua eventuale suddivisione. Un avversario (o la rete dei suoi alleati) instabile è in buona parte, se non del tutto, neutralizzato ed è magari disposto a venire a patti.

Un terzo modo decisamente più sottile di “eliminare” il nemico è quello di contribuire a fargli cambiare pelle e trasformarlo in un mezzo nemico attraverso un processo di occidentalizzazione, che significa: promozione del modello sociale occidentale di produzione e, sopratutto, di consumo al suo interno ed integrazione nei mercati mondiali (finanziari, valutari, industriali e commerciali).
Se il capitalismo oligopolistico globalizzato 1) fosse un sistema economicamente e socialmente equo 2) promuovesse la crescita degli individui oltre a quello della tecnologia 3) avesse un corretto bilanciamento delle sue componenti produttive e quelle finanziarie ed, infine, 4) non danneggiasse con la sua tecnologia l’equilibrio del nostro pianeta, non sarebbe poi neanche male (troppo ironico?).

Due illustri precedenti storici di Occidentalizzazione geopolitica

Ricordate l’Unione Sovietica monolitica con i suoi paesi satelliti, con la sua ideologia comunista, le sue armate e l’auto sufficienza economica? Era una minaccia letale. Oggi la Russia (e gli ex paesi satelliti) è (sono) nell’orbita della economia e della finanza capitalistica occidentale ed è governata da una ristretta classe di oligarchi, che poggia la propria ricchezza sullo sfruttamento delle risorse energetiche che devono essere esportate. I neo-ricchi ex- comunisti viaggiano ed investono in tutto il mondo, la borsa di Mosca e del rublo fanno parte dei mercati internazionali. Oggi la Russia è un rivale geopolitico, che ha bisogno dei mercati mondiali e con una oligarchia che ha bisogno dell’occidente,  e che può essere un pericolo da cui Putin stesso si deve guardare.

Una simile strategia ma ancora più spinta è stata adottata per la Cina, alimentando il suo capitalismo di stato: confrontiamo quella delle Guardie Rosse con il libretto di Mao-Tse-Tung con quella attuale di Alibaba (l’Amazon cinese), dei fondi sovrani governativi che comprano i titoli americani e grandi imprese occidentali, quella delle fabbriche cinesi della Apple, di Volkswagen, di BMW, ecc.
Cina che oggi sta mutando integralmente il suo volto sociale diventando il primo mercato mondiale di consumatori, in tutta la costa la popolazione vive ormai a livello occidentale, fa turismo nel mondo. L’ammissione della Cina nel commercio mondiale (WTO 1991) e i successivi enormi investimenti diretti americani, giapponesi, taiwanesi, ecc sono stati i due passaggi chiave. Il patto con i politici cinesi è stato: “Mettete a lavorare il vostro popolo contadino con la nostra tecnologia, fatene dei consumatori, ed arricchiamoci”. Analoga operazione è ormai avviata in tutta l’Asia meridionale, incluso il Vietnam, una palingenesi storica se pensiamo all’atroce guerra degli anni ’60.

E’ il momento ora di passare ad applicare i concetti sinora espressi agli avvenimenti storici in corso nello scacchiere geopolitico mediorientale.

Vai alla seconda parte

P.S – Non ho abbandonato la serie “Sta succedendo qualcosa di molto strano/Economia e Finanza”, di cui devo scrivere il quarto e conclusivo post. 

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