Perché Macron ha vinto. E un consiglio a Monsieur le Président.

Perché ha vinto.

Francia
La sconfitta 34-66 della candidata del Front National è nettissima, il mio augurio che vincesse Marine Le Pen è andato deluso. Il cambiamento radicale proposto da Marine Le Pen ha convinto un elettore su 3, due hanno optato per la conservazione, infiorata da un’aurea di rinnovamento dall’abile dialettica di Emmanuel Macron.

La vittoria del candidato “sorpresa” – in realtà è un attore di un film scritto e diretto da altri – si spiega dal punto di vista politico con due elementi su tutti: 1) la crisi dei partiti tradizionali, dai quali si è abilmente e tempestivamente smarcato (più probabilmente gli è stato suggerito/ordinato) 2) la formazione di un fronte compatto anti Le Pen degli sconfitti repubblicani, socialisti e parte dei comunisti per sostenere il “nuovo” che avanza. Una bella commedia alla francese.

Ma non basta per spiegare l’entità della sconfitta, c’è stato qualcos’altro che, insospettito e stimolato dall’esito della votazione, ho scoperto quando a posteriori sono andato a vedere su Youtube il dibattito Macron-Le Pen di mercoledì scorso.

jhjhjhh

Consapevole che ormai la comunicazione ha un ruolo dominante, scrivevo fiducioso il 27 aprile: “Macron ha alcuni punti deboli, a disposizione della abile dialettica di Marine Le Pen”. Mi sbagliavo, la dialettica di MLP, almeno nel decisivo dibattito con Macron, ha fatto acqua da tutte le parti.

Mi son sorbito le 2 ore e mezza del confronto che posso riassumere con un gioco di parole italo-francesi: ” Che pén, madame Le Pen!”. Avevano ancora una volta ragione i sondaggisti francesi che, dopo il violento dibattito vedevano invertire il recupero in atto di Marine (41 in risalita-59) in un crollo a 38-62, per terminare nelle urne a 34-66.

Ha mostrato dei limiti sorprendenti (o forse era solo una mia lacuna conoscitiva), oltre ad essere apparsa molto stanca, impreparata e anche un po’ sciatta. Troppo generica, debole nelle proposte, proiettata ossessivamente in un continuo e – spesso fuori luogo – attacco personale verso il suo avversario e persino verso i suoi collaboratori. Anche sull’uscita dall’Euro, il suo cavallo di battaglia, non è stata netta, anzi un po’ambigua.

A Macron non sembrava vero poter in taluni momenti ridicolizzarla, restando più concretamente sulle sue proposte, presentate con convinzione ed un’aurea di professionalità. Non c’è stata storia, una risposta elegante ad una aggressione grossolana.

A questo punto metto persino in dubbio che MLP possa continuare a guidare il Front National. Lei stessa lo ha subodorato e infatti ha subito annunciato che il partito cambierà, a partire dal nome. In tal senso sarà decisivo l’esito delle elezioni politiche del prossimo mese per le due Camere del Parlamento francese.

Dovrà ottenere subito la rivincita, con un successo adeguato, per qualificarsi come la vera opposizione (in alternativa alla sinistra del furbastro Mélanchon) alla inedita coalizione centrista che Macron dovrà confezionare, aggregando al suo En Marche i repubblicani e spezzoni o transfughi del partito socialista. Altrimenti per lei saranno dolori.

Questo video, in lingua e sottotitoli francesi, riassume bene in 5 minuti il senso dell’incontro-scontro


La prospettiva politica della vittoria di Macron

L’orchestra mediatica del sistema sta suonando delle meravigliose sinfonie, con riflessi tra il patetico e il comico nel parallelismo Renzi-Macron. Non sono sorpreso, assolvono il loro compito, lavorando indefessi per rafforzare il potere di chi li paga. L’ostacolo francese era il più pericoloso, è stato superato, i media colgono il momento per lanciarsi verso quelli successivi e preparare il terreno per i prossimi tentativi di Bruxelles/Berlino di rafforzare la gabbia di questa (Dis)Unione Europea.

Stando con i piedi per terra e non nella fiction mediatica, la vittoria di Macron, sia pur netta, sarà seguita da una presidenza che non sarà proprio un passeggiata in carrozza, come ho già scritto (vedi la sezione “Cosa succede alla Francia e alla UE atlantica se vince Macron” di questo articolo) e confermo anche adesso. 

Se guardiamo bene i numeri infatti, c’è un dato fortemente anomalo che la de-informazione nasconde bene: i 4,3 milioni (12% dei voti) di schede bianche espresse dagli elettori domenica scorsa. Sono quelli che avrebbe dovuto conquistare la LP nel disastroso confronto televisivo, nel quale invece ne ha sicuramente persi altri. Se aggiungiamo anche solo 4 milioni ai 10, 6 ottenuti, MLP avrebbe perso 42-58 anziché 34-66. Esattamente come la davano i sondaggi prima della debacle televisiva, cioè una sconfitta onorevole.

Visto in ottica Macron (che ha raccolto 20,6 milioni di voti, due terzi dei 35,5 partecipanti e 43% dell’intero corpo elettorale di 47,6 milioni) quei 4,3 milioni che hanno rifiutato il voto a MLP ma che non se la sono sentita di concederlo a lui, confermano la difficoltà che il neo presidente incontrerà nelle elezioni politiche francesi del prossimo mese e nella formazione di un forte governo presidenziale.

Macron, il candidato apparentemente venuto dal nulla, sarà il Presidente che assicurerà la continuità degli interessi che lo hanno lanciato: l’oligarchia finanziaria (ha lavorato ed è tuttora piccolo azionista di una delle banche della dinastia Rotschild) lanciata nella conquista globalista, di cui questa UE è parte integrante.

Ma qui sta anche il suo punto debole: la continuità che lui assicurerà ai danni creati da CambioFissoEuro e dall’EuroAusterità di marca tedesca minerà il consenso raccolto domenica scorsa. Senza contare l’impatto di possibili scossoni esterni (finanziari o geopolitici) che nell’arco dei 5 anni di presidenza potranno rompere le uova nel paniere del più giovane Presidente della Francia.


Un consiglio/appello a Monsieur le Président

Ritorno sulla sorprendente dichiarazione patrimoniale compilata, controfirmata e consegnata da Macron il marzo scorso all’autorità competente (HATPV) per poter partecipare alla gara presidenziale, sulla quale la de-informazione di regime ha ovviamente taciuto, o quasi. L’argomento è diventato di dominio pubblico perché è stato accennato fugacemente da MLP durante l’incontro-scontro.

Il nostro ha dunque dichiarato di avere un patrimonio netto di 309.000 euro (valore dei conti bancari, immobili, titoli, beni mobili, ecc, meno i debiti), che senza il bonifico ricevuto in gennaio di 274.000 euro dalla casa editrice che ha pubblicato il suo libro di novembre scorso “Révolution”, sarebbe stato di 35.000 euro, vicino allo zero, nullatenente. Settimana scorsa ho scritto sull’argomento  questo post a cui rimando per un approfondimento del tema.

Qui voglio solo dire che Monsieur le Président ha tutte le possibilità di dimostrare inoppugnabilmente al popolo francese la totale falsità di questa accusa su un suo conto offshore, formulata il 3 maggio da un autore anonimo su un ambiguo sito web, che Macron ha prontamente denunciato. Basta che fornisca ad una commissione i seguenti documenti: le sue dichiarazione dei redditi 2008-2016 e i suoi estratti conto bancari dello stesso periodo. Dovrebbe poi fare ottenere ai commissari l’accesso a tutte le registrazioni contabili della Banca Rotschild del periodo 2008-2012 (anno in cui l’ha lasciato per entrare in politica) che lo riguardano. Chiedo troppo?

Pulirebbe in modo inequivocabile la sua immagine dai dubbi sollevati nelle inchieste giornalistiche di Le Figaro (marzo 2017)  e Le Monde (febbraio 2017), precedute da questa di Europe1 (settembre 2016), da questa (marzo 2017) e questa  (giugno 2016)  di un blog minore, da questa di EconomieMatin (dicembre 2014). Come vedete dalle date, i primi dubbi sono nati con la sua dichiarazione alla HATPV nel 2014, nella prima fase della sua folgorante carriera politica (in quell’anno ha partecipato alla conferenza Bilderberg di Copenhagen).
L’immagine che segue è tratta da Le Figaro e riguarda proprio i 156.160 euro di patrimonio netto dichiarato nel 2014 alla HATPV dal futuro Presidente. I dati esposti dovrebbero essere affidabili (Le Figaro!).

Anticor s'interroge sur l'écart entre les revenus supérieurs à 3 millions d'euros touchés par Emmanuel Macron et le montant de sa fortune déclarée en 2014. Le prossime immagini ci mostrano invece due dei suoi principali sponsor: il primo è Jacques Attali (3 fantastici video flash su di lui, quiqui e qui) importantissimo uomo politico che lavora dietro le quinte, ed Eric de Rotschild uno degli attuali membri della dinastia finanziaria più importante della storia.Risultati immagini per eric de rothschild macron

Per concludere in un modo meno serioso, concediamoci 3 minuti di relax. Non buttiamoci troppo giù, in fondo anche i francesi si ispirano ai nostri modelli!


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