Athenae Delenda Est – Paul Krugman

La visione di un economista americano sulla Grecia

Paula Krugman

Riporto le valutazioni a caldo dell’economista americano (premio Nobel 2008) Paul Krugman sulle trattative Grecia-UE in corso, che hanno visto ieri una rottura con il preoccupante nulla di fatto della riunione delle autorità finanziarie UE con il ministro greco Varoufakis.

OK, questo è stupefacente, e non in senso positivo. L’incontro di oggi dei ministri delle finanze dell’Eurozona per discutere il caso Grecia è fallito di fronte alla bozza di dichiarazione, che i Greci hanno descritto come “assurda.” E’ certamente un fatto eccezionale. Ecco qual’è secondo me la frase chiave:

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Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte V)

Dalla Recessione Mondiale (2008-2010) alla Recessione Europea (2011-2014) : la (dis)Unione Europea è nuda.

D: “Allora Prof, perché nell’Eurozona alla Grande Recessione Mondiale del 2008-2010 ha fatto seguito la Grande Recessione Europea, mentre negli Stati Uniti la ripresa si è manifestata a partire già dal 2011?”

R: “In effetti i dati del Fondo Monetario Internazionale dicono che le cose stanno come dici tu: già nel 2011 il Pil degli USA ha superato il picco pre-crisi del 2007 e la disoccupazione, dopo aver raggiunto il 10% nel 2010-2011, è scesa all’attuale 5,8%. Per contro nell’EZ ancora nel 2014 il Pil non ha recuperato il valore del 2008 e la disoccupazione è nel 2015 a livelli record intorno all’11,5%. Negli ultimi 7 anni l’economia degli USA è cresciuta il 9% in più di quella dell’area di CambioFissoEuro.
Naturalmente stiamo parlando della ingannevole media di Trilussa, perché ancora i dati del FMI ci dicono che la Germania ha tenuto il passo dell’America, nei confronti dei quali noi italiani abbiamo invece accumulato un ritardo superiore ai 15 punti! 

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Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte IV)

L’autointervista, un modo per semplificare temi complessi. 

Parte IV: l’EuroZona e la Recessione Mondiale 2008-2010

D: “Prof procediamo allora con la nostra conversazione ed entriamo nel periodo caldo, quello che ci porta ai giorni nostri.

R: “Per arrivare ai giorni nostri dobbiamo percorrere due tappe diverse: la prima è costituita dal mini ciclo triennale 2008-2010, quello della Recessione Mondiale, la seconda va dal 2011 al 2014, gli anni della Recessione Europea.”

D: “Cominciamo allora con il mini ciclo, quali sono i dati e la loro interpretazione? Continue reading

Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte III)

L’autointervista, un modo per semplificare temi complessi. Per chi vuole approfondire, ci sono i link sparsi nel testo. 

Parte Terza: l’Illusione del “periodo d’oro” (1999-2007) 

D: “Eppure sappiamo che nella fase iniziale dell’Eurozona, dal 1999 al 2007, le cose non erano andate poi così male e che la situazione cambiò nel 2008, in seguito allo scoppio della crisi finanziaria anglo-americana dei mutui fantasma e dei derivati. Come lo spieghi Prof?

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Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte II)

L’autointervista, un modo per semplificare temi complessi. Chi vuole approfondire può seguire i link seminati nel testo.                          

Parte II: la svolta del Trattato di Maastricht (1992)

D: “Torniamo allora alla svolta di Maastricht.

R: “Inquadriamola innanzi tutto nel contesto storico nel quale è avvenuta.
Il
 Trattato Maastricht, che produce il “salto di qualità” verso un Europa a trazione tedesca, è stato firmato 3 anni dopo la caduta del Muro di Berlino. Non si tratta di un caso perché questo avvenimento segna la fine del ciclo storico del dopoguerra e contribuisce in modo determinante ad avviarne un altro, non soltanto in Europa ma nel mondo intero e se vuoi potremmo farne oggetto di un’altra conversazione.”

D: “Volentieri, ma restiamo intanto sugli avvenimenti europei Continue reading

Conversazione con il Prof sull’Europa e l’Euro (Parte I)

L’autointervista, un modo per semplificare temi complessi. Per chi vuole approfondire, ci sono i link seminati nel testo.

Parte I: dal dopoguerra al Trattato di Maastricht (1992).

D: “Allora Prof, dovremmo uscire o restare nell’EuroZona?

R: “Con una classe dirigente onesta e preparata dovremmo uscire domani mattina, anzi non ci saremmo neanche entrati, come hanno saggiamente deciso nell’interesse delle loro nazioni Regno Unito, Danimarca e Svezia negli anni ’90, riservandosi di farlo in futuro. Una unione monetaria non si può fare prima di quella politica e fiscale, è come come costruire una casa con il tetto, ma senza le pareti e impianto di riscaldamento.”

D: “E con questa classe dirigente?
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Il balletto di Ferragosto intorno alla Troika

Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando le dichiarazioni verbali e scritte di importanti interpreti della vita pubblica italiana ed europea che auspicano un commissariamento del nostro paese da parte della Troika (BCE-FMI-UE). Cito due esempi illustri, il primo di Eugenio Scalfari, il secondo di Mario Draghi.

L’editoriale di Scalfari su Repubblica del 3 agosto
Come in tutti i suoi editoriali domenicali, anche in questo Scalfari sviluppa un giro d’orizzonte sui più importanti avvenimenti italiani ed internazionali della settimana trascorsa. Quando arriva ai fatti di casa nostra, l’autore esprime valutazioni negative sui risultati economici del governo e dichiara anche di intravedere “una alleanza stabile e non più limitata alle sole riforme costituzionali” di Renzi con Berlusconi.

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La Prima Crociata di Renzi

E’ partita la Prima Crociata di Renzi contro i frenatori delle Riforme in Italia e contro i Falchi europei del Rigore. Non sarà molto lunga ed altre probabilmente seguiranno.

Molti italiani sperano che l’ex sindaco di Firenze abbia successo nel suo slancio innovatore e di cambiamento epocale che annuncia ripetutamente da quando è entrato nell’agone politico nazionale ed internazionale. Ma quante chance ha di riuscirci? In questa prima fase il Matteo nazionale ne ha a mio avviso poche, i rapporti di forza sono a lui troppo sfavorevoli. Continue reading

Un aggiornamento sulla Grecia. La terapia dell’austerità l’ha salvata?

CambiofissoEuro e Austerità, in attesa del Fiscal Compact e del Fondo di redenzione del debito, mettono in ginocchio la Grecia (e buona parte dell’Europa)

Ogni tanto rileggo i miei post più vecchi, sopratutto se riguardano temi ancora di attualità, mi serve per capire quanto era corretta o meno la prospettiva dell’analisi. La rilettura de “Il finto salvataggio della Grecia” (qui) pubblicato il 5 marzo 2012 mi ha stimolato un veloce aggiornamento che ho aggiunto in fondo al post in questione e che riporto qui sotto.

Aggiornamento del 24 aprile 2014. A distanza di 2 anni ci aggiorniamo sui brillanti risultati dell’austerità germanico-europea. Il debito della Grecia era nel 2012 allo scoppio della crisi, pari a 360 miliardi, è stato tagliato (default) di circa 100, ma si sono aggiunti circa 60 miliardi di nuovo deficit, risalendo così a fine 2013 a 319 miliardi. Nel frattempo il Pil nominale è crollato a 182 miliardi (-22% su 2010). Quindi il rapporto debito/Pil è aumentato dal 160% di inizio crisi al 175% del 2013, la “cura” non funziona (o meglio funziona, ma per il medico, che si fa pagare una salata parcella)! Il deficit di bilancio 2013, alla spaventosa cifra di 23 miliardi (12,7% del Pil, in aumento rispetto al 8,7% del 2012), è dovuto tutto al pagamento di interessi (che sono stati per la precisione 30 miliardi). E  a fine 2014 il debito si posizionerà intorno al 185% (mia stima personale).  La ciliegina sulla torta della presa in giro: i soloni del FMI-UE hanno posticipato dal 2020 al 2022 il raggiungimento del …. 120%! Continue reading

Il Fondo di Redenzione del Debito, la mossa UE dietro l’angolo post-elezioni?

EuroMarco, Austerità, Fiscal Compact, ora il Fondo di Redenzione? Ecco come l’Europa ci … aiuta!

Nel crescendo del dibattito elettorale europeo stanno fiorendo in rete articoli sul Fondo Europeo di Redenzione (del Debito), che non è una istituzione finanziaria con uno scopo umanitario, ma è un progetto allo studio dei vertici europei, quale possibile strumento operativo per l’attuazione finanziaria, fiscale e patrimoniale del Fiscal Compact. Ecco di cosa si tratterebbe secondo l’interpretazione “spinta” di  GIORNALE.IT

La sigla è Erf e sta per European Redemption Fund, Fondo Europeo di Redenzione. Di che si tratta? E’ l’ultima idea partorita dalle fervide menti dei consiglieri di Angela Merkel per tartassare i sudditi europei. In sostanza i tedeschi hanno proposto una sorta di pilota automatico per rispettare il Fiscal Compact, con la creazione dell’Erf, l’European Redemption Fund. Si tratterebbe di costituire un Fondo a livello europeo, dove far confluire l’importo dei vari debiti pubblici degli Stati dell’Eurozona per la parte eccedente il 60% del PIL. L’Erf verrebbe garantito dagli Stati membri attraverso i loro asset pubblici patrimoniali, riserve auree e da almeno una percentuale della fiscalità riscossa a livello nazionale, Iva compresa.

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