Elezioni americane, finalmente si conclude la masquerade!

Va in scena lo spettacolo della “Democrazia più grande del Mondo”

Risultati immagini per democrazia americana

Sono convinto che in America ed in Europa il potere non risieda più da tempo nella sfera politica, che è principalmente l’esecutrice di direttive e strategie definite altrove. Salvo eccezioni (Trump, nel caso vincesse?) che confermano la regola.

L’altrove è innanzi tutto il gruppo ristretto di famiglie/dinastie (Rockefeller, Rotschild, Morgan, ecc.) che hanno i pacchetti di maggioranza delle grandi banche private e, attraverso queste, controllano l’Istituto di Emissione, la Banca Centrale USA (FED, costituita nel 1913). Con il monopolio della creazione di moneta e della gestione dei risparmi delle famiglie, queste dinastie possono controllare il destino del paese, “comperare” i governanti e pilotarne le decisioni di politica interna ed estera. Ed è così che si sta affermando la globalizzazione, la finanza non ha patria, non ha confini, ha una lingua universale, quella del Potere.

In subordine alla finanza, “altrove” significa anche: Pentagono (e il cartello dei produttori di armi), CIA, la NATO, le grandi corporation globalizzate e in generale le lobby che contribuiscono alla campagna elettorale dei candidati presidente e che stazionano ufficialmente nel Congresso a Washington. Una estesa rete che non credo però potrà/vorrà mai esprimere scelte in totale contrasto con la cupola della grande finanza. La quale ha forti legami con la grande finanza della Gran Bretagna e con Israele.

Il potere più forte dell’inquilino della Casa Bianca, qualora non condivida la strategia dettata dall’élite, sta forse nel non-fare, opponendo il diritto di veto – che può essere superato però dal Congresso con il voto di due terzi dei parlamentari – o nel dilazionare e diluire l’esecuzione di determinati piani.

hghghagahahga

Le marionette del momento

Trump si presenta (per quel che valgono le promesse elettorali …) come il Presidente fuori dalle righe: qualora fosse eletto e desse seguito agli impegni presi, segnerebbe una battuta d’arresto della strategia di egemonia mondiale portata avanti negli ultimi 30 anni da tutti i suoi predecessori, repubblicani o democratici indifferentemente. Ed anche in politica interna annuncia “grandi” cambiamenti.
Tutto da prendere con le pinze, se confrontiamo le promesse dei neo presidenti con quello che “hanno fatto” alla fine degli 8 anni (Obama non fa eccezione, anzi che delusione il suo “Yes we can” del 2008!). 

Hillary Clinton è invece la candidata invocata dal sistema, con tutte le carte in regola, che assicurerebbe la continuità, anzi una accelerazione nel perseguimento del dominio internazionale americano.

Entrambi sono personalità quanto meno problematiche, questi due video ne illustrano alcuni aspetti. E’ una situazione veramente bizzarra ed imbarazzante per la cosiddetta “democrazia” americana.***

Nonostante Hillary abbia avuto (sinora) dalla sua tutta la stampa e le televisioni – concentrata nelle mani dei soliti noti – non può più dormire sonni tranquilli. Con la sua tracotanza ha esagerato, il FBI ha dovuto riaprire pochi giorni fa il Mailgate  (gentilmente accantonato nel luglio scorso) in una nuova versione. Ma forse c’è ancora dell’altro.

L’FBI sale sul palcoscenico

Secondo Steve Pieczenikalto funzionario delle amministrazioni Ford, Carter, Reagan e Bush padre e che fu inviato in missione a Roma durante i sequestro Moro – il clan Clinton (che fa perno sulla loro opaca Fondazione) è andato a sbattere contro l’FBI e il Dipartimento di Polizia di New York, che avrebbero indizi del coinvolgimento di Hillary e Bill in ripetuti festini pedofili avvenute nelle lontane isole Bahamas.

Facciamo pure la tara a queste clamorose dichiarazioni che se confermate potrebbero essere una piccola svolta storica. Diamo tempo al tempo, ma quello che è per me fuori discussione è che, tra mailgate, finanziamenti sporchi alla Fondazione e i sospetti di pedofilia di Pieczenik, la Clinton è nelle mani del FBI. Se non esistessero elementi più che imbarazzanti il FBI non si sarebbe infatti messo di traverso ad una settimana dal voto (oppure l’élite stessa ha deciso che il cavallo Clinton è troppo azzoppato e va abbattuto).
Dovesse diventare Presidente la Clinton, evento che mi sembra ora molto incerto, potrebbero esserci in seguito da colpi di scena inediti.

Probabilmente anche Trump ha qualche scheletro nell’armadio, oltre a quello fiscale già noto, di cui è a conoscenza il FBI, ma non altrettanto compromettenti. Insomma potrebbe anche essere che l’élite del potere abbia scelto come minore dei mali Donald Trump.

Non mi sento neanche di escludere che, sia che vinca Trump o che vinca Hillary, il rispettivo vice-presidente lo/la sostituisca nello studio ovale di Washington!

Le falle (volute) del sistema elettorale americano

Alcune cose da tenere presente. Non tutti gli stati americani impongono l’obbligo di presentare un documento d’identità nel seggio elettorale, altri lo richiedono ma anche senza foto. E questo è già un po’strano.

Ma un aspetto ancora più contraddittorio riguarda la procedura di votazione e di calcolo aggregato dei voti: molti stati sono passati ad un sistema di votazione digitale, i cui risultati sono poi inviati via Internet all’Ufficio centrale che raccoglie in un computer tutti i risultati. Naturalmente c’è un programma (software) che gestisce i computer periferici ed quello centrale. Ora, si da il caso che i sospetti che il voto elettronico possa essere manipolato secondo obiettivi precisi siano stati confermati da un teste che ha realizzato un programma del genere, davanti alla Commissione Parlamentare nel 2004.

I cittadini con il loro voto non eleggono direttamente il presidente (vi rimando a Wikipedia per la spiegazione del meccanismo dei Grandi Elettori nominati in ciascuno dei 51 stati americani) che fa sì che possa diventare presidente anche il candidato che raccoglie, a livello nazionale, meno voti dell’avversario, come accadde a Bush junior nel 2000 (a svantaggio di Al Gore, con la beffa aggiuntiva di sospetti di brogli elettorali nel decisivo stato della Florida, il cui Governatore era il fratello di Bush).

Non c’è da sorprendersi se il popolo americano, consapevole di questa situazione incancrenita da tempo, non ha fiducia nella politica ed ancor meno nei mezzi di comunicazione di massa.

2013-02-11-VEPTurnout19482008.jpg

media, UsaTrump, il meno peggio

Avrete già intuito che io voterei Trump. Non credo che combinerebbe sfracelli e dovrebbe rivedere, come hanno fatto tutti i suoi predecessori, le sue promesse. Sentirebbe anche lui il fiato sul collo dei centri di potere che ho elencato all’inizio e dovrebbe anche fare i conti con la resistenza (almeno iniziale) della classe dirigente esistente nelle istituzioni interne (CIA, Pentagono) ed internazionali (NATO). La sua libertà di manovra dipenderebbe poi, come per tutti i presidenti, anche dalla maggioranza installata nelle due Camere del Congresso, che non è detto che sia repubblicana.

Certo che se dovesse riuscire a non snaturare la sua impostazione, potrebbe persino essere un Presidente in grado di ridurre la tensione internazionale generata negli ultimi 30 anni di predominio del fronte neoconservatore americano. E’ infatti in materia di politica estera e di geo politica che Trump e Killary divergono totalmente. La sua agenda di politica interna, invece, la vedo meno concreta e più fumosa.

NOTA***– Nel catalogo della democrazia modello (da esportare) figurano già 4 presidenti uccisi (+ Bob Kennedy + una decina di attentati presidenziali falliti). Scandali politici da Nobel: l’assassinio di M.L.King, Watergate, la famosa provetta di Colin Powell all’ONU, spionaggio telefonico Datagate dell’amministrazione Obama. Allargando la visuale alle guerre americane e all’attività all’estero della CIA degli ultimi 60 anni, la lista diventerebbe troppo lunga e sporca.
Ai persistenti ammiratori dell’America chiedo: voi vorreste che il vostro paese avesse un curriculum così ……. spettacolare? Va bene che la politica è sporca e spietata, che la storia ci ha fatto vedere di tutto, ma io definirei il quadro politico interno americano non una democrazia, bensì una oligarchia, tesa a mantenere e rafforzare la sua posizione egemone nel mondo.

Articoli correlati
+
Siamo alla vigilia di una guerra? (28-10-2016)
Quinto Potere, quando la fiction anticipa la realtà/1 (28-09-2016)
Lo scontro geo politico in Medio Oriente (13-06-2016)
Obama e la nascente alleanza anti-dollaro (27-03-2015)

4 thoughts on “Elezioni americane, finalmente si conclude la masquerade!

  1. Ho una strana sensazione,le nostre democrazie si stanno avvitando su se stesse e cominciano a mostrare segnali preoccupanti,sembra quasi che il voto dei cittadini sia valido soltanto quando votano i candidati sostenuti da chi nell’ombra detiene il vero potere, il potere della comunicazione,in caso contrario il voto sembra non essere valido mettendo o minacciando di mettere in in atto ricatti economici e cavilli legali per influenzare /costringere i cittadini a votare i candidati prescelti.
    L’ultimo esempio lo abbiamo con l’esito del referendum
    con il quale gli inglesi hanno deciso di uscire dall’Europa , pare che il voto dei cittadini inglesi non conti….eppure sanno leggere e scrivere, ma sembra non basti …hanno votato contro il volere di quel potere economico trasversale che dietro le quinte fa e disfa le cose a suo piacimento ai danni della gente comune

    • Gianca, condivido la sensazione, anzi ho la convinzione che in Occidente viviamo da tempo in una Oligarchia, una cupola finanziaria che controlla il circuito cultura/informazione/politica che continua a mantenere viva la facciata della democrazia morta da diversi decenni e alla quale purtroppo molti ancora credono. Il motivo per cui voterei NO al referendum (sarò all’estero e non potrò votare) è che la riforma della Costituzione insieme alla legge elettorale (che Renzi non intende affatto modificare) rafforzano il potere esecutivo del governo. Dato che da decenni ormai la politica italiana è allineata e segue la linea dettata dalla leadership angloamericana e non vedo all’orizzonte cambiamento in tal senso, non voglio dare ancora più margine di manovra a chi sta squilibrando in tutti i sensi la comunità italiana (e quella mondiale). Il fatto poi che il NO crei qualche difficoltà all’esecutore del momento è poi una ragione secondaria di contorno. Il nostro destino non si decide in Italia, a meno di una presa di coscienza popolare del nostro stato di vassallaggio e asservimento che porti ad una reazione efficace. Non vedo segnali in tal senso, Trump forse un piccolo segnale in tal senso lo è.
      Buona domenica, godiamocela comunque

  2. Quindi la persona più potente al mondo viene eletta con una manipolazione informatica. Dopo ciò viene gestita e sputtanata (eventualmente) da una élite di potere!… Tutto ciò è piuttosto interessante!

  3. Buongiorno Vito.
    Il candidato presidenziale, accettando i finanziamenti per la sua campagna elettorale, firma già un patto vincolante in base al quale o renderà il favore o, quanto meno non pesterà o farà finta di pestare i piedi ai suoi finanziatori (come ha fatto Obama con la sua schiforma della finanza)
    La “persona più potente al mondo” di Washington, repubblicano o democratico che fosse, è un mediatore che negli ultimi 30 anni ha portato avanti, con modalità sempre più sofisticate il disegno di egemonia mondiale americano (ad esempio in Medio Oriente, far fare la guerra ai musulmani fra di loro con finanziamenti sempre locali, da Arabia Saudita e Qatar, con la CIA in cabina di regia) e non ha intaccato minimamente la cupola di potere interno (armi, industria farmaceutica, evasione fiscale delle multinazionali, lavoro nero a go go, ecc)
    Anche le intercettazioni telefoniche Datagate dei leader politici mondiali fanno parte della moderna tecnologia politica, come la manipolazione informatica delle votazioni (il voto elettronico è stato istituito nel 2000) a cui può EVENTUALMENTE ricorrere l’élite di potere.
    Per il dopo elezioni in passato c’è stato l’assassinio presidenziale (J.F Kennedy). Nel caso di Bob Kennedy invece l’assassinio è stato preventivo.
    In materia di sputtanamento post elettorale ci sono le dimissioni di Nixon, da ascrivere in parte alla sua idiozia (per vincere le elezioni non aveva bisogno di spiare il partito democratico e poi poteva evitare di assoldare spie che usavano lo scotch per tenere aperte le porte) e ad un carattere detestabile che aveva creato una folta schiera di nemici durante la prima presidenza.
    Nel caso di Trump e H.Clinton lo sputtanamento preventivo è stato l’argomento più in evidenza nella surreale campagna elettorale finalmente conclusa. Forse mi sbaglio, ma ho l’impressione che mentre il FBI e la stampa investigativa abbiano raschiato il barile del “marcio” di Trump, per Hillary ed il consorte Bill non abbiano affondato il coltello. Dopo le elezioni, se farà comodo, EVENTUALMENTE …….
    In questa campagna 2016 è emerso prepotentemente l’incazzatura della maggior parte degli americani: Sanders (che per poco non ha eliminato la Clinton che sembra aver fatto ricorso a qualche trucco) e Trump sono due candidati di grande popolarità inimmaginabili anche solo 4 anni fa.
    L’élite probabilmente sta meditando sul da farsi, EVENTUALMENTE …..
    Buona giornata

Rispondi a Vito Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.