Il Pil 2015 è cresciuto del + 0,8% …. no del + 0,6% …. anzi del +0,1%

Ottobre 2015, Renzi intervistato a 1/2 ora: “Sul Pil avevamo fatto una previsione del +0,7%, sarà del +0,9%, anzi io penso che arriveremo all’1%”

Pil, Istat dopo le polemiche ammette: “Nel 2015 salito dello 0,6%”. “Gioco di arrotondamenti per arrivare a +0,8″

Non mi rende felice scrivere questo post, ma di essere preso per i fondelli ne ho le tasche piene.

E non giustifico la propaganda renziana – supportata dai telegiornali e degli organi di stampa – nemmeno se l’intento è quello di spargere ottimismo: sono i conti di fine mese delle famiglie e i conti delle imprese che possono creare ottimismo o cautela, non certo i tweet e le comparsate del nostro Primo Ministro, che continua a trattare i cittadini come degli italioti (anche se devo ammettere che esistono anche quelli).

Veniamo ai numeri del Pil (fonte Istat).

bbbb

Il Pil reale. Per non annegare nei numeri, vado subito al sodo: l’aumento reale del Pil italiano nel 2015 è stato del +0,14% e la fonte è l’Istat. Sorpresi? Increduli? Seguitemi:

  1. Ripartiamo dal +0,8 sbandierato settimana scorsa da Renzi (e non da Padoan, tecnico che cerca di restare serio e quindi nell’ombra, ma comunque connivente)
  2. In realtà si tratta di +0,759 arrotondato dall’Istat a +0,8;
  3. Nel 2015 ci sono state 3 giornate lavorative in più rispetto al 2014 (quest’anno ce ne sono 2 in meno del 2015!): a parità di giornate il +0,759 scende a + 0,642;
  4. La maggior parte di quel +0,642 non si è realizzato sul mercato, ma è andato a riempire i magazzini delle imprese italiane: l’aumento delle scorte è infatti stato del +0,5% (7-8 miliardi, principalmente auto Fiat-FCA) il che riduce la crescita reale del reddito intascato dagli italiani nel 2015 a +0,14%. 

Renzi è il Direttore Commerciale della ditta Italia i cui veri azionisti sono altri (e nemmeno italiani), finché farà un lavoro gradito resterà in sella, in caso contrario sarà defenestrato (qualche seria ombra c’è già).
Non che un altro capo di governo possa fare molto di diverso: dalla costituzione dell’Eurozona l’Italia è una colonia in amministrazione controllata, non c’è Primo Ministro che tenga.
Fino a metà degli anni ’90 (cioè per 50 anni dalla fine della seconda guerra mondiale) con la nostra valuta abbiamo avuto tassi di crescita uguali o superiori a quelli dei nostri concorrenti – questo è il termine appropriato e non certo partner -, perché combattevamo ad armi pari. Accettando CambioFissoEuro, la stessa moneta della Germania e senza alcuna contropartita economica, ci siamo messi una palla al piede che ci ha reso il fanalino di coda europeo. I dati che seguono sono l’ennesima conferma di quanto sostengo.

Il Pil reale degli altri. Per il 2015 i dati sono i seguenti: USA +2,4%, Regno Unito +2,2%, Germania +1,7%, Francia +1,2%, Italia + 0,8% (faccio finta di credere alle fanfaronate renziane).**

Il Pil nominale. Sempre l’Istat ci dice che al + 0,8% reale, cioè in volume, si aggiunge un + 0,7% di aumento prezzi (stima alquanto ardua e dubbia!), con un aumento nominale quindi del + 1,5%. Dato che il deficit del bilancio pubblico si è piazzato al 2,6%, il rapporto debito/Pil è continuato a salire ed è arrivato ormai al 133%.

Il bonus del 2015, senza il quale saremmo in negativo. Il 2015 ha usufruito rispetto al 2014 di condizioni macroeconomiche di estremo vantaggio. Scrivevo in aprile 2015:

“… dal punto di vista macroeconomico, stiamo vivendo una rara congiunzione astrale di 1) Svalutazione CambioFissoEuro (sviluppo esportazioni) 2) Prezzo del petrolio ai minimi 3) Liquidità banche, via BCE, super abbondante 4) Interessi sul debito pubblico (=tasse da chiedere agli italiani) ai minimi storici e 5) l’ormai imminente Expo 2015 di Milano. Anche scontando l’impatto negativo dell’embargo russo, tutto ciò vale in automatico 1-1,5 punti percentuali di aumento del Reddito (Pil).

Confermo che senza questi fattori lo 0,8% narrato da Renzi & C sarebbe stato negativo (all’incirca come il -0,4% del 2014 renziano) e anche il deficit pubblico senza i 6 miliardi di interessi in meno rispetto al 2014 (punto 4 del testo sopra riportato) sarebbe rimasto inchiodato al 3% degli anni precedenti anziché scendere al 2,6% nel 2015.

Il 2016? Nel giro di pochissimi mesi la previsione di crescita reale (da confrontare quindi con il farlocco +0,8% del 2015) di enti internazionali per l’Italia è scesa dal +1,5% al +1% (Ocse, che ha rivisto al ribasso dal 3,3 al +3% anche il tasso mondiale).
Senza gabole di aumento scorte farei la firma al 1% (anche perché avremo 2 giorni lavorativi in meno), ma temo che, anche se i 5 fattori del 2015 non svaniranno (fortunatamente ciò è possibile) ci ritroveremo tra un anno con un +0,..%, con disoccupazione ancora alta, insomma con un altro anno di declino “forzato” alle spalle. E tutto ciò non mi rende per nulla felice.
Repetita iuvant: finché saremo, a mo’ di colonia, parte dell’Eurozona non c’è Primo Ministro che tenga. Incluso il nostro Napoleone nonché Direttore commerciale Renzi dr. Matteo.

ADDENDUM ** Un lettore attento potrebbe obiettare: ma allora perché la Spagna è cresciuta del +3,2% nel 2015? Semplice, perché ha fatto ricorso al famigerato deficit pubblico, che è stato nel 2015 del 4,4% (particolare che l’articolo del Sole 24 ORE del link precedente si guarda bene dal citare).
La Spagna è in infrazione di deficit (cioè maggiore del 3%) per l’ottavo anno consecutivo, infatti il suo rapporto debito pubblico/Pil è cresciuto dal 39% nel 2008 a quasi il 99% nel 2015 (qui i dati FMI)!
E la Spagna non è un caso isolato, analogo percorso tra il 2008 e il 2015 hanno avuto gli USA – entrato nel club degli over 100 nel 2012 – con un rapporto debito/Pil nel 2015 pari al 105%, la Francia (97%), e il Regno Unito (89%).
E vogliamo non citare il Giappone che, con un deficit annuo medio pari all’8% (!!!) tra il 2008 e il 2015 (qui tabella FMI), ha visto in parallelo il suo debito crescere dal già “fallimentare” (seguendo i canoni applicati al nostro debituccio) 192% al 246% del Pil!! Sentite mai parlare di bancarotta dello stato giapponese? No? E come mai?
Vi do la pista: Bank of Japan, la banca centrale nipponica, che possiede oltre il 30% del debito pubblico giapponese (dati di settembre 2015, era il 13,2% in aprile 2013!) ed interviene sia sul mercato delle emissioni di stato sia sul mercato secondario, calmierando il tasso di interesse.
ESATTAMENTE come faceva la Banca d’Italia fino al divorzio (Andreatta-Ciampi) del 1981.
Domanda: qual’è il tasso di interesse dei Btp giapponesi, a fronte di un debito del 246%? E’ NEGATIVO (-0,06%, chiusura dei mercati di venerdì 4 marzo), cioè lo stato giapponese si fa pagare per acquistare i suoi titoli!! Perché c’è dietro la Bank of Japan! Il motore dell’economia nipponica batte in testa da un paio di decenni e non è certo esente da rischi, ma il governo del Sol Levante, a differenza dell’Italia, ha mantenuto la sua sovranità finanziaria, la sua ciambella di salvataggio, senza la quale sarebbe da tempo gambe all’aria!

Dopo queste riflessioni, pensando alla situazione dell’Italia e della Eurozona/BCE, non sentite odore di “truffa” politica (e finanziaria) internazionale?

9 thoughts on “Il Pil 2015 è cresciuto del + 0,8% …. no del + 0,6% …. anzi del +0,1%

  1. Carissimo Professore, sono un suo assiduo lettore.Dato che ho la massima stima di Lei le chiedo quali sono le terapie(non ho detto la terapia) per cercare di uscire realmente da questo pantano sia a livello nazionale che internazionale. Questa situazione mondiale potrebbe essere (sono un ammiratore di Orwell) l’inizio di una nuova era dove in una globalizzazione vi sia una classe dirigente che detiene il potere a livello mondiale? È vero amo la fantascienza tuttavia…..

  2. Caro Dottor Sacchelli, grazie mille dell’apprezzamento e della domanda. Ho letto 1984 di Orwell e penso che effettivamente dal XX secolo la storia del mondo abbia preso una piega che ritroviamo nel libro di Orwell. Il grosso salto in avanti è avvenuto negli anni 50’ con l’avvento della televisione. Visto che è un appassionato di quel genere Le segnalo un romanzo scritto nel 1932 (e commentato dallo stesso autore nel 1958) dallo scrittore intellettuale inglese Aldous Huxley “Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo”, che probabilmente Orwell aveva presente quando ha scritto il suo testo.
    Venendo alla Sua domanda è impossibile per me rispondere compiutamente in un commento. In realtà mi sto cimentando con il Suo quesito nella serie “Sta succedendo qualcosa di strano” per la quale ho pubblicato recentemente 2 post. Sto in questi giorni scrivendo il terzo articolo della serie nel quale esporrò il mio punto di vista su come può evolvere la situazione economico-finanziaria mondiale. La serie sarà completata da due/tre articoli analoghi sulla situazione geopolitica, strettamente collegata a quella del “vile denaro”.
    Però non sono sicuro che quanto scriverò la soddisferà, perché mi spiace dire che, per usare le Sue parole, “le terapie” vere, quelle risolutive, saranno in buona disattese. Mi spiego. Nei primi due articoli della serie citata, ho attribuito l’instabilità e la tensione della situazione economico e finanziaria mondiale a 4 fattori: 1) iniqua distribuzione del reddito prodotto negli ultimi 30 anni, con conseguente carenza di domanda privata e ricorso al debito come surrogato 2) l’altra faccia della medaglia della iniqua distribuzione del reddito è l’accumulazione della ricchezza prodotta in una ristretta élite/oligarchia che diventa, ovviamente, di potere 3) le distorsioni del casinò della finanza dopo l’abolizione negli anni 90 della legge Glass-Steagall, che ha avuto il doppio effetto di concentrare ancora di più la ricchezza finanziaria e di generare crisi che si ribaltano sull’economia reale 4) attacco viscerale allo stato come attore economico, visto dal liberismo americano come il vero avversario (l’Unione Sovietica e la classe operaia sono andati …. in paradiso). Se il mondo intero è sommerso dal debito pubblico e privato, queste sono secondo me le cause fondamentali.
    Sarebbe quindi conseguente risponderLe che le terapie sono 1) riequilibrare la distribuzione del reddito prodotto ogni anno tra reddito, profitti e rendite 2) regolamentare la finanza, stile anni ‘30 3) ritornare ad un ruolo economico (investimenti strutturali) e finanziario (Banca centrale) pubblico appropriato. E in effetti confermo che questi sarebbe tre passi in avanti decisivi verso un nuovo mondo (in realtà resterebbero squilibri tra macro aree mondiali). Purtroppo, come ho argomentato in dettaglio nei due post sinora pubblicati questa è una chimera, che appartiene più alla fantascienza che al mondo in cui viviamo.
    Ed in effetti nel prossimo post io scriverò non quello che bisognerebbe fare ma quello che, secondo me, è più probabile che avverrà a chiusura di un ciclo storico di 30 anni. Posso qui anticipare a cosa penso: una risistemazione (non amo la terminologia esterofila, ma qui reset ci sta proprio bene) che abbatterà il debito mondiale privato e pubblico ormai vicino al punto di rottura. Il reset sarà più o meno violento a seconda di come evolverà la situazione geopolitica (inclusa la lotta tra la fazione oltranzista e quella più “moderata” del vertice mondiale) ed è per questo che il ciclo “Sta succedendo qualcosa di strano” si concluderà su quel tema. Per non restare troppo sul vago, aggiungo che la fantomatica élite ha la bandiera a stelle e strisce e la bandiera Union Jack. E’ ormai quasi un secolo che gli americani menano la danza nel loro esclusivo interesse (e un po’ quello dell’alleato inglese) ma cominciano a perdere i colpi, e questo è parte del problema e dei rischi geopolitici.
    Due parole infine sul nostro paese, che la nostra classe politica (la votiamo noi) e dirigente (questa si auto vota) ha reso vittima passiva e succube dei “giochi” mondiali, ed europeo in particolare. Restando sul piano delle terapie ideali ai tre punti sopra ricordati (reddito, finanza e intervento economico pubblico) aggiungo con la più profonda convinzione il ritorno alla nostra sovranità, con una nostra valuta ed una Banca Centrale vera (tipo FED o Bank of Japan), il che non significa affatto uscire dalla UE, ma assumere lo stato del Regno Unito, della Svezia e della Danimarca. Anche qui purtroppo manca un presupposto fondamentale: la consapevolezza popolare della necessità di questa terapia e, di conseguenza, la mancanza di strutture politiche e dirigenziali che possano portare avanti quanto da me auspicato.
    A parziale discolpa dei miei concittadini che continuano a votare questa classe politica (in buona parte venduta), per dirla con Orwell: il Grande Fratello e il Ministero della Verità sono (oggi) troppo forti. Io scrivo anche per questo……
    A risentirci

  3. Salve PROF.,
    sono sempre più convinto ( al di là della tua esauriente relazione) da mesi che si può giocare sui dati del PIL come si vuole( mi riferisco a chi governa) e faccio un esempio:
    se ho un supermercato e il mio pil deriva da quello che vendo perchè poi lo devo ricomprare basta che io faccia una promozione su tutti i miei prodotti del 2×1 e il mio pil raddoppia in un batter d’occhio perchè per rimpiazzare i miei prodotti ne devo far produrre il doppio.
    Quindi secondo me l incremento del PIL tanto decantato dal governo è dato dal dimezzamento del prezzo del petrolio , cioè il nostro governo ha fatto o comprato scorte di petrolio a basso prezzo ( almeno per il fabbisogno di 6 mesi perchè è quello il lasso di tempo che si ha tra il prezzo alla pompa pagato e l effettiva diminuzione del prezzo) , cioè oggi compro petrolio che venderò con le accise fra 6 mesi, in più mi sembra che ci sia uno stallo se non addirittura in certi casi una diminuzione dei prezzi al consumo , molte promo e quindi a parità di spesa un incremento degli acquisti perciò secondo me il nostro pil è lo stesso di prima , cioè noi non produciamo di più perchè c’è un effettivo incremento della produzione ,è un pò come nelle plusvalenze del calcio, si gioca su dati che non rispecchiano la realtà delle cose…..ciao prof

  4. …ci hanno fatto credere per anni che non c’era più petrolio e quindi tutto il mondo è andato alla ricerca di energie alternative, mentre invece si sono messi d’accordo per anni di limitare l estrazione del greggio per farci pagare un litro di benzina come barolo, oggi invece c’è solo petrolio al mondo perchè tutti estraggono quello che vogliono e adesso non costa più niente, meno della levissima, prima si sono intascati un sacco di soldi sulle nostre spalle (gli usa non estraevano petrolio per avere riserve ) , oggi estraggono anche loro e di conseguenza creano concorrenza a tal punto che tutti estraggono ciò che vogliono e quindi il prezzo si abbassa mentre le compagnie ci guadagnano come prima e il nostro stato più di prima perchè l abbassamento del prezzo finale non è proporzionato a quello iniziale…

  5. Ciao Michele, per la prima parte del tuo commento, l’aumento delle scorte (0,5% del Pil) equivale a 8 miliardi di euro. Pare che una grossa fetta sia dovuta alla ripresa di Fiat-FCA ed è verosimile che, visti i bassi prezzi, anche ENI e affini abbiano rimpinguato le scorte.
    Per la seconda parte, concordo che prima c’era un cartello, alla cui guida c’era l’Arabia Saudita e che il prezzo era manipolato. Adesso siamo in una situazione di guerra vera e propria, che se dura a lungo farà delle vittime. La guerra è stata scatenata, dall’Arabia Saudita (che non è guidata dal vecchio re succeduto a quello defunto, ma dal giovane principe ereditario) con intenti geopolitici. Il loro principale nemico è l’Iran (il crollo dei prezzi è avvenuto dopo l’accordo USA-Iran), poi la Russia, quella meno danneggiata è l’America. In termini finanziari il prezzo a 35$ sta provocando danni di guerra, innanzi tutto proprio in Arabia Saudita, che ha dovuto cominciare ad utilizzare le sue riserve valutarie, ridurre il budget di spesa pubblica (cosa estremamente delicata in Arabia Saudita) e sondare il mercato per una eventuale vendita di una quota della società di stato Aramco che ha il monopolio del petrolio. E’ un riflesso dello scontro molto serio in atto nel Medio Oriente che vede nell’Iran e nell’Arabia Saudita i due poli principali. Nei prossimi articoli di geopolitica proverò ad approfondire questi argomenti.
    Se il prezzo resta a questi livelli ancora per uno o due anni ne vedremo delle belle, anche sul piano militare.
    Certamente prima o poi il prezzo rimbalzerà, quindi è meglio se non ci facciamo troppo l’abitudine.
    Ci vediamo

  6. Non ho capito se nel PIL viene conteggiato il fatturato della ditta S.A.A.G. (soc,acooglienza e assistenza globale) ,perché se il fatturato della S.A.A.G. è stato conteggiato nel PIL, forse bisognerebbe parlare di segno negativo .

  7. Ben ritrovato Gianca, se non capisco male è un commento dal sapore comprensibilmente ironico. In effetti il Pil non è un calcolo, ma una stima (scorte comprese) quindi con ampi margini “di manovra”.
    Comunque Gianca, se si riferisce alle migliaia di persone impiegate per il soccorso ai migranti, certamente rientrano nella stima del Pil, perché spendono la loro retribuzione contribuendo così al fatturato (e sperabilmente all’utile) delle imprese che producono beni di consumo, che altrimenti andrebbero al macero. Questo vale per tutti i lavoratori “improduttivi”. Su questo concetto si può disquisire molto. Sono produttivi i lavoratori che producono rubinetti d’oro per gli sceicchi? O che producono film di pessima qualità? O quelli impiegati nei vari sport milionari? O le forze militari che, fortunatamente, non fanno guerre? Questi sono i lussi o gli sprechi, secondo i punti di vista, della nostra società e della produttività raggiunta con lo sviluppo della tecnologia, che consente di produrre i beni di consumo di base per tutta la popolazione con il lavoro dei una piccola quota della forza lavorativa. Gli altri possono/devono occuparsi di altro. Spero di non aver frainteso il senso della domanda. A risentirci

    • Egregio prof,ringrazio per la sua risposta, però la mia perplessità rimane.
      Leggo di 35/37 euro giornalieri stanziati dallo stato per l’assistenza … per non parlare di tutto il resto, questo finanziamento si paga solo con l’aumento del debito pubblico , perché per la moltitudine crescente di assistiti , non ci sarà la possibilità di dargli un lavoro. Il fatturato della S.A.A.G. possiamo ,per ora , quantificarlo in un punto di PIL ?
      Possiamo considerare che i punti di PIL ottenuti in questo modo determinino il benessere di una nazione ?
      Per spiegarmi meglio faccio questo esempio :
      qualche decennio fa a La Spezia c’era una fabbrica statale che produceva sacchetti di plastica ,venduti a prezzi irrisori ,perché all’epoca ,gli acquirenti , negozi e supermercati di alimentari regalavano quei sacchetti alla loro clientela , morale ,ogni anno lo stato doveva ripianare il buco in bilancio di tale fabbrica .
      Mi pare si voglia riempire con acqua un secchio bucato , quando lo sforzo per riempire il secchio
      diventerà insopportabile ed inevitabilmente dovremo tirare il fiato ,il secchio in un battibaleno si vuoterà ,si potrebbe rischiare di morire di sete.

      • Caro Gianca, i 35/37 euro di cui leggiamo non vanno nelle tasche degli immigrati, (che ricevono meno di 5 euro, si legge 2/3), ma dei lavoratori e dei fornitori (che pagano i loro dipendenti) che ruotano attorno quel mondo e anche purtroppo nelle tasche dei “tangentari/trafficanti” italiani, sottoprodotto della politica nostrana.
        Ma da un punto di vista macroeconomico, se questi soldi sono spesi in Italia – anche se finanziati a deficit/debito – fanno parte del Pil (se poi il Pil cresce più del deficit, il rapporto debito/Pil scende). Diventerebbero una perdita secca solo se prendessero la via dell’estero nella forma di rimesse (legali) nei paesi di origine, andando a pesare sulla nostra bilancia dei pagamenti.
        Per documentarci in proposito, possiamo ricorrere ai dati della Banca d’Italia, che è in grado di rilevare le rimesse degli immigrati all’estero ( http://tinyurl.com/zn75byc ). Il valore totale di queste rimesse ha raggiunto il suo picco nel 2011 (7,4 miliardi, 0,5% del Pil), sceso a 5,3 miliardi nel 2014 (effetto crisi). Ma dei 5,3 miliardi, quelli trasferiti nei paesi da cui proviene l’ondata migratoria in corso non arrivano nemmeno a 700 milioni (meno dello 0,5 per mille del Pil, una percentuale insignificante), essendo i paesi principali la solita Cina (in forte diminuzione), la Romania, le Filippine, ecc.
        La distorsioni che possono generare le spese improduttive pubbliche (categoria che come rilevavo nel precedente commento può comprendere lavoratori veri e non finti e che può essere allargata all’economia privata) sono di due tipi, una interna ed una esterna al paese: quella interna è l’iniquità fiscale (chi paga le tasse finanzia la spesa pubblica, il debito con i suoi interessi) e sociale (gli stessi che pagano le tasse sono quelli che producono i beni poi acquistati dai lavoratori “improduttivi”). Quella esterna: tutti i paesi del mondo hanno una quota di lavoro improduttivo, un paese che avesse una proporzione molto più alta della media perderebbe competitività (concetto da applicare anche alle imprese private che operano sui mercati internazionali) attraverso un peggioramento della bilancia commerciale/pagamenti e per un peggioramento dei conti (deficit/debito) pubblici. Questo secondo effetto negativo può però essere neutralizzato se il paese dispone di una banca centrale alla FED americana o alla BOE inglese o alla BOJ giapponese. Con la BCE stile Germania ciò non è possibile.
        Dal 2014 la criminalità (droga compresa) e la prostituzione sono entrate ufficialmente nella stima del Pil di tutti i paesi dell’Unione europea (che doveva colmare un ritardo … con gli americani) con tanto di correzioni retroattive, mentre l’economia sommersa era già inclusa da tempo.
        L’Italia pur non essendo tra peggiori in assoluto va oltre la media europea. Ovviamente il commento immediata è di autocommiserazione e di senso di inferiorità rispetto ai paesi virtuosi, con l’ennesima conferma che il problema del nostro declino siamo solo noi stessi.
        Io invece faccio una domanda: siamo o non siamo l’unico paese europeo che, sin dalla sua “forzata” unificazione, ha due stati al suo interno (tralascio l’influenza del fattore Vaticano, che ancora oggi condiziona il paese), quello ufficiale e quello mafioso, il cui Pil è tutto completamente sommerso? Mafia che esisteva anche nei 40-50 anni successivi alla seconda guerra mondiale che ci hanno visto crescere come se non più degli altri paesi europei. Mafia che ha cambiato strategia, sviluppandosi al Nord e saldandosi con il mondo politico grazie al ventennio berlusconiano (il cui padre lavorava nella banca Rasini di Milano, riciclatrice di soldi mafiosi), che ha visto anche la degenerazione del nostro sistema giudiziario.
        La nostra storia purtroppo è anche questa ma ciò non ci ha impedito – fino a quando non ci siamo fatti abbindolare accettando la stessa valuta e la Banca Centrale della Germania – di essere il Giappone (o la Corea) dell’Europa.
        Ultima domanda: in un periodo di declino, di disoccupazione e di difficoltà economica, la corruzione è destinata a crescere o a diminuire? Cioè la corruzione è solo una causa o può anche essere una conseguenza? La nostra giustizia (banale e clamoroso esempio è quello della prescrizione) è un deterrente efficace per i corrotti (come negli USA)?
        Per usare la sua metafora, i due principali buchi del nostro secchio, che alla lunga possono essere decisivi per svuotarlo, sono a mio avviso l’euro e la politica di austerità, che hanno tirato il freno a mano della nostra economia e peggiorato nostri conti pubblici, producendo l’effetto opposto in Germania.
        Abbiamo un invisibile guinzaglio al collo (Eurozona) e ci hanno messo il paraocchi (i mezzi di informazione), deviando la nostra attenzione su fattori secondari, le manifestazioni esteriori e non le cause.
        L’immigrazione come fenomeno geopolitico, quello sì che è tutto un altro paio di maniche, ma riguarda l’intera Europa, intesa in senso geografico, perché su quello politico l’Europa sta dimostrando (era scontato, dal mio punto di vista) di essere non pervenuta.

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