Il fantasma greco

Ecco un brillante esempio di disinformazione sul secondo default della Grecia.

Ogni giorno un profluvio di informazioni, analisi e dibattiti sull’Unione Europea e su CambioFissoEuro inondano le orecchie e i cervelli di indifesi cittadini. Indifesi da che? Da omissioni, deformazioni, luoghi comuni, mancanza di professionalità, ignoranza o addirittura falsità, che creano una visione artificiale nella mente dell’ascoltatore.

No, non è un mega complotto, la maggior parte degli interpreti di questo folcloristico palcoscenico è in buona fede, sono pedine inconsapevoli, ma sempre di deformazione si tratta. Certamente qualcuno vuole che questo accada ed usa il potere politico-finanziario-mediatico di cui dispone.
Ecco un esempio, e non dei peggiori, di ciò che intendo: questo breve articolo pubblicato sull’ultimo numero di OGGI e scritto da Danilo Taino, corrispondente da Berlino del Corriere della Sera. Preciso peraltro che stimo molto Umberto Brindani, il direttore del settimanale, che esprime le sue idee su questo blog settimanale, parte integrante di OGGI.





 

Atene ci farà risprofondare nella crisi proprio ora che ne stiamo uscendo?

Risultati immagini per tsipras varoufakisCome in una partita di poker, il premier greco Alexis Tsipras e il suo ministro delle finanze Yanis Varoufakis erano certi che i loro creditori avrebbero battuto le palpebre per primi. Che cioè la UE, la Banca centrale europea, il Fondo Monetario Internazionale non avrebbero resistito alla minaccia di uscita della Grecia dall’euro: avrebbero ceduto e dato al nuovo governo di Atene più o meno quello che voleva. Da quel che si è visto dopo oltre due mesi di bluff e da quel che si capisce meglio in questi giorni, i creditori le ciglia non le hanno battute e non lo faranno. La ragione è semplice: un’eventuale Grexit, cioè l’uscita della Grecia dalla moneta unica, fa molto meno paura di qualche anno fa.

Fino al 2012, quella prospettiva aveva effetti devastanti sui mercati per la paura del contagio che avrebbe provocato in Italia, Spagna, Portogallo, Irlanda: si temeva che avrebbero seguito la Grecia e portato al crollo generale dell’euro. Oggi non è più così. Come ho detto pochi giorni fa il presidente della BCE Mario Draghi, una Grexit ci condurrebbe “in acqua e finora non testate” ma sarebbe gestibile perché dal 2012 molto è cambiato.
Risultati immagini per germania greciaEsiste un fondo di salvataggio per i paesi in difficoltà; è stata creata una unione bancaria capace di rispondere al rischio di implosione di un sistema creditizio; soprattutto la Bce sta comprando ogni mese una quantità di titoli pubblici capace di neutralizzare anche la crisi di mercato più seria. Insomma, l’uscita di Atene dell’eurozona creerebbe qualche problema alla ripresa dell’economia europea ma non provocherebbe una catastrofe. Non ci sarebbe un serio contagio greco, Tsipras e Varoufakis stanno giocando la partita di poker vecchia.

Tutto va bene, madama la marchesa? Un’altra lettura del testo di Taino

Cominciamo con una omissione. Siamo al terzo round del “salvataggio” della Grecia. Dal 2010 ha ricevuto “aiuti” per circa 220 miliardi di euro, in cambio dei quali si è sottomessa ad un pluriennale programma di austerità definito dalla Troika, che stilava regolarmente proiezioni di risanamento e suscitava gridolini di elogio della Merkel. La realtà: l’Austerità è una medicina che non funziona, l’economia e i conti pubblici della Grecia sono peggiorati (qui i dati FMI), quanti altri anni e danni ci vorranno per ammetterlo?

La crisi dalla quale staremmo uscendo. E’ dal 2012 (governo dell’equo Monti) che ci dicono che c’è la luce in fondo al tunnel. Anche Renzi nel 2014 c’è già cascato (previsione Pil +0,8%, consuntivo -0,4%). Quest’anno la previsione prudenziale di Renzi/Padoan è +0,7 (peraltro senza diminuzione della disoccupazione) ed è anche possibile che si verifichi.
Ma solo perché quest’anno siamo in presenza di una combinazione di fattori esterni più unica che rara: 1)svalutazione dell’euro 2)prezzo del petrolio ai minimi storici 3)interessi sul debito pubblico ai minimi storici 4)l’Expo di Milano. Questa congiunzione astrale, che non può durare a lungo, da sola vale 1-1,5 punti di Pil, la previsione di Renzi è in realtà ancora negativa. E Taino parla di uscita dalla crisi ….

La BCE, il fondo di salvataggio, l’unione bancaria. Sono tutti aiuti alle banche, a partire da quelle tedesche e francesi, che si sono liberate dei titoli pubblici dei paesi PIIGS, Grecia per prima, che detenevano nel 2010. E con il Quantitative Easing e l’azzeramento dei tassi (ovviamente sempre per le banche!) la BCE sta semplicemente e tardivamente seguendo le orme delle altre banche centrali dei principali paesi del mondo, che hanno così svalutato la loro moneta e sostenuto il debito pubblico dei rispettivi paesi, in vertiginoso aumento (dati Fondo Monetario Internazionale qui). Aiuti alle banche, svalutazione dell’euro (quella brutta bestia che quando c’era la lira dava tanto fastidio alla Germania) e sostegno ai debiti pubblici in aumento: e Taino, non so se in buona o malafede, ci parla di abili e lungimiranti mosse finanziarie europee!

La Grexit provocherebbe “qualche problema”, ma non una catastrofe. Sapete quanto rischia l’Italia nel debito della Grecia in caso di fallimento? Si tratta di 40 miliardi di euro che abbiamo sborsato dal 2010, finanziandoli con ….. nostro debito pubblico! Questo sarebbe per Taino “qualche problema”, che magari sarebbe accompagnato da un’altra bottarella alla disoccupazione già a livelli record, come in altri paesi europei.

Conclusione.
La Grecia è certamente il paese più debole dell’Eurozona. Non avrebbe dovuto entrare nell’Euro – come hanno fatto per altre ragioni Regno Unito, Danimarca e Svezia, che tuttavia sono parte della UE – non poteva permettersi di avere la stessa moneta della Germania, oggi men che mai. Gli abbondanti finanziamenti delle banche tedesche e francesi fluiti ai privati e al governo greco nella prima fase di vita di CambioFissoEuro hanno sostenuto artificialmente la domanda interna, creando una illusione che è svanita con lo scoppio della crisi finanziaria del 2008.
A quel punto è subentrata la medicina Austerità del Trattato di Maastricht che ha fatto il resto, comprimendo la domanda privata (più tasse) e quella pubblica (tagli di spese, ma non sufficiente a ridurre il deficit). Fine del programma: economia in crisi, disoccupazione dal’8% al 27%, Pil calato del 30%, dati da economia di guerra! Da noi la perdita è “solo” del 10% e la disoccupazione al 12% e nemmeno la Francia se la passa tanto bene.
Una Unione Europea basata su CambioFisso ed Austerità NON è una Unione, è uno strumento di predominio del più forte. Scusate, ma non riesco a trattenermi, il pistolotto mi scappa sempre.

Tornando alla Grecia, io non so se uscirà da CambioFisso. Sono però convinto che la Germania stia seriamente considerando anche questa opzione. Essendo la Grecia il paese più debole dal punto di Risultati immagini per schauble weidemannvista industriale e di esportazione, avrebbe bisogno di un periodo di tempo più lungo (1-2 anni?) per beneficiare della nuova moneta. Cosa di meglio per dare una lezione ad altri aspiranti “ribelli”? O meglio ancora, potrebbe accadere che un nuovo governo greco torni a Canossa. A fronte di questi pro, ci sono due contro, primo perché l’Eurozona ne avrebbe, a dispetto del nostro Taino, un contraccolpo finanziario-economico e secondo perché l’uscita di un paese sarebbe un pericoloso precedente (anche se oggi i governi dei paesi chiave – Francia e Italia – sono decisamente allineati alla leadership tedesca). Questo è il calcolo cinico sulla pelle del popolo greco, e non solo, del trio Schauble/Weidemann/Merkel.

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6 thoughts on “Il fantasma greco

  1. Al di là di ogni considerazione sulla crisi Greca va detto che se l’occidente non ferma i grandi geni della finanza creativa dal creare ricchezze fasulle,artifici e giochi di prestigio alla Silvan , l’Occidente rimarrà sepolto dalla carta moneta straccia che questi signori del virtuale hanno creato e continuano a creare .
    Detto questo va detto che il Bilancio degli stati possiamo paragonarlo ad un recipiente bucato in cui si versano le tasse dei contribuenti e dove si attingono risorse , i buchi fanno uscire più risorse di quelle che ci versiamo e pertanto il recipiente è sempre vuoto.
    Dato che oramai non possiamo più aumentare le risorse che immettiamo in questo recipiente,l’unica soluzione per sopravvivere è quella di stringere o chiudere alcuni buchi .
    In pratica non possiamo spendere soldi che non abbiamo prima dobbiamo guadagnarli (non crearli artificialmente) ,a meno che non si creda che la spesa sia una “variabile indipendente ” rispetto a quello che si incassa.

  2. Ben ritrovato Gianca.3000
    Condivido il tuo ragionamento, che commento con due considerazioni.
    La prima riguarda il debito pubblico giapponese, che sembra bypassare le tue considerazioni: è infatti passato tra il 2007 e il 2014 dal 183 al 246% del pil e il tasso dei decennali restano intorno allo 0,3%.
    La seconda considerazione riguarda i debiti privati, che come quelli pubblici crescono in continuazione (questo http://tinyurl.com/mr9wdc7 è un grafico USA, ma la tendenza è generalizzata).
    I dati di lungo periodo esposti nel libro del professor Bagnai (L’Italia può farcela) dimostrano che quando il debito pubblico cresce poco, aumenta maggiormente quello privato, e viceversa.
    Sempre secondo Bagnai, le ragioni di questa crescita di debito privato/pubblico ha la sua radice nella iniqua distribuzione del reddito. Questa è, da una parte la fonte della continua crescita della finanza (offerta di credito) e, dall’altra spinge i lavoratori/consumatori ad indebitarsi (domanda di credito). A questo si aggiunge la finanza selvaggia, parallela e fine a sé stessa.
    Bagnai da sempre ritiene che considerare solo il debito pubblico da solo sia un errore.
    Ho studiato a fondo l’argomento e la posizione del professore dell’Università di Pescara mi sembra quella giusta. L’argomento però non è mai chiuso, la ricerca continua ….

  3. Certamente i debiti sia pubblici che privati hanno aiutato l’economia a raggiungere un certo benessere,però a mio avviso abbiamo perso il senso della misura.
    Il denaro sta diventando a rischio come lo è un titolo azionario.
    Le azioni dovrebbero corrispondere al valore dell’azienda quotata ,ciò vuol dire che vendendo l’azienda si può restituire il denaro a chi lo ha prestato.
    Per svilupparsi ed affrontare investimenti possiamo considerare pure i guadagni annuali per un certo numero di anni, non sarà un dramma se il valore delle azioni sarà triplicato rispetto al valore reale dell’azienda quotata , ma quando il valore delle azioni é centinaia, migliaia ecc. di volte superiore al valore dell’azienda quotata il problema esiste e prima o poi qualcuno si ritroverà con un pugno di carta straccia in mano.
    Per il denaro stà succedendo cosa analoga , le banche con artifici ,derivati e chi più ne ha più ne metta hanno creato un castello di carta che ad ogni piccolo inconveniente trema,basti pensare al mancato pagamento di alcuni cittadini americani di un pugno di dollari chiesti in prestito per comprare immobili ,quel pugno di dollari , le banche inventandosi derivati vari rivendendoli virtualmente più volte li hanno fatti diventare miliardi , per un pugno di dollari non pagati si è innescata una crisi monetaria planetaria,non contenti continuiamo sulla solita strada.
    Se la ricchezza non viene prodotta realmente ma solo in modo virtuale prima o poi il nodo verrà al pettine.

    • Gianca, condivido la tua posizione, il mondo è pieno di bolle che possono sgonfiarsi.
      Per quella del 2008, io resto però con il dubbio che non sia sfuggita di mano, ma voluta per una lotta tra big della finanza. E’ un dato di fatto che i “too big to fail”, anche grazie ai dollari della Fed, lo sono ancora di più.
      Se ti interessa approfondire, questi sono due contributi in merito http://tinyurl.com/ldq8zox http://tinyurl.com/8du7vwx

  4. Sui contenuti
    In qualche caso la disinformazione giornalistica è dettata dalla superficialità o dai tempi di risposta – vedi i telegiornali – ma ripensando al caso PENNE PULITE (1994) qualche dubbio mi rimane.
    Ho in mente alcuni servizi tv (nazionali!) incensatori su aziende che fatturano 2-3 milioni di euro annui impiegando qualche decina di persone e li confronto con alcune realtà degli anni ’70 che fatturavano 3 miliardi in 3! (tanto per intenderci un appartamento semicentrale di 80 mq costava 28 milioni a Torino e 36 a Roma!)
    Sì, è vero che qualcuno vede il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto ma talvolta lo vede attraverso lenti deformanti.
    Non è che con qualche decimo di Pil il problema della disoccupazione viene risolto.
    Come dicono a Milano “Sperèmm…”

    Veste grafica
    Impaginazione, titolazione e caratteri tipografici OK.
    Ridurrei al minimo le immagini. Sì a quelle che trasmettono un messaggio (Malcom X e Voltaire) o quelle che sintetizzano dei dati (grafici o schemi). No a quelle dei politici!

    In ogni caso grazie, il blog è – come sempre – molto interessante e utile

  5. L’uscita della Grecia dall’euro potrebbe essere un buon esempio per ricostruire l’Europa su basi diverse.
    Se la Grecia esce dall’Europa farà una brutta fine ,probabilmente questo servirà a vaccinare quella grande moltitudine di persone che invoca assistenzialismo senza limiti a tutti ed a prescindere,il mito del comunismo come mezzo per ridistribuire la ricchezza è duro a morire,in Unione Sovietica è durato circa 70 anni perché essendo quella nazione la più ricca in assoluto di minerali e risorse energetiche ha potuto per decenni finanziare paurosi passivi di bilancio, la Grecia se crede che quel metodo per la redistribuzione della ricchezza sia il più giusto faccia pure ,ma lo faccio con quello che produce con il proprio lavoro e non con i soldi degli altri,in pochi anni faranno un tale disastro che diventeranno per molti un esempio da non seguire .
    L’Esempio greco servirebbe anche all’Italia ,l’Italia a mio avviso è una nazione che in economia viaggia a due velocità ,da una parte le aziende pubbliche e derivati sono gestite con un sistema che non è molto distante dal comunismo, dall’altre parte le aziende private gestite per produrre ricchezza, da decenni questa situazione regge perché i passivi creati dalle aziende pubbliche
    ( e da quelle pubbliche spacciate per private ) vengono pagati spremendo le risorse create dall’iniziativa l’iniziativa privata ,il disastro greco servirebbe a mettere in guardia chi ancora (e sono molti )
    crede che quel sistema per ridistribuire ricchezza sia
    il migliore.

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