Giovanni, l’informazione politica e il diritto di voto

Giovanni vorrebbe votare ….. da solo, ma poi ci ripensa.

fhfhfhfhfhfhIl nostro amico Giovanni ha scritto un commento-post al mio articolo “Il tasso di verità dei nostri politici secondo Pagella Politica” che riporto sotto con piacere.

Caro Prof

E’ bello vedere che ci sono delle giovani leve che approfondiscono l’Informazione, che è il cuore della democrazia. Il sito Pagella Politica è un esempio significativo in tal senso.
Ho scritto Informazione con la maiuscola perché troppo spesso si confonde l’immane valanga di stimoli ai quali siamo sottoposti quotidianamente con questo concetto chiave.


Il mio pensiero laico mi fa affermare che la verità in senso assoluto non esiste, specie se il concetto è applicato ad una categoria del pensiero umano come la politica. E’ tuttavia innegabile che la veridicità, l’onestà e via elencando siano i precetti fondanti di una società civile, mancando i quali si scivola nel caos e nella barbarie.
Questo roboante pistolotto vuole essere una premessa per un’analisi molto sintetica su quali siano le fonti d’informazione dalle quali gli elettori traggono ispirazione per mettere la loro brava crocetta sulla scheda elettorale.
Forse ci aiuterà a capire perché certi loschi figuri raccolgano ancora messi di voti totalmente sproporzionate al loro valore politico.
Vi chiedo scusa se ci saranno delle disomogeneità nei dati, ma credo che le macro indicazioni numeriche fornite non distorcano significativamente i concetti che esporrò.

Il corpo elettorale italiano – Camera 2008 – dei residenti in Italia è stato di 47.142.000 unità (fonte Ministero degli Interni), con una percentuale dei votanti dell’80,5%; quello dei residenti all’estero di 2.924.000 unità con il 39,5% dei votanti.
Poiché il tasso di crescita della popolazione italiana è positivo solo grazie all’immigrazione, esclusa attualmente dal voto, si può ragionevolmente affermare che il corpo elettorale che si esprimerà a febbraio sarà grosso modo della stessa numerosità (molto probabilmente inferiore).

Passiamo ora ad analizzare i macrodati relativi ai mezzi d’informazione.

La diffusione media dei quotidiani italiani – quotidiani sportivi esclusi (Novembre 2012) – è stata pari a 3.573.000 copie (Fonte Audipress).

Per quanto riguarda la televisione l’audience media rilevata da Auditel sempre a novembre 2012 è stata la seguente 

Fasce orarie 18,00-20,30 20,30-22,30

RAI:        8.154.000 – 11.384.000l'informazione politica secondo Demopolis
Mediaset: 6.595.000 – 8.936.000
La7:                802.000 – 1.361.000
SKY:              677.000 – 1.557.000

Totale 16.228.000-23.238.000

Veniamo infine a Internet.

La popolazione di riferimento Audiweb (sempre novembre 2012) di età superiore ai 18 anni è pari a 46.288.000 unità; gli attivi medi al giorno 13.559.000.

Da questi dati si possono trarre alcune semplici conclusioni.

La prima e più evidente è che il media di gran lunga ancor più fruito dalla popolazione italiana è la televisione. E’ inutile ricordare la distorsione che una televisione asservita al potere politico fa dell’informazione. Le due reti meno influenzate dalla politica (La7 e SKY) raccolgono un’audience complessiva fra il 9 e il 13% nelle due fasce orarie più importanti. Si tratta, nella migliore delle ipotesi, di poco più del 6% del corpo elettorale!

Passiamo alla fonte storica d’eccellenza per l’informazione politica: la stampa quotidiana. Anche nell’ipotesi ottimistica di moltiplicare per due il numero dei lettori per copia diffusa, arriviamo ad un rapporto del 7,7% tra lettori di quotidiani e corpo elettorale.

Infine Internet.
Questo mezzo è di gran lunga il più dinamico ed ha dimostrato di saper raccogliere e indirizzare le istanze più innovative.
Se prendiamo gli utenti attivi medi al giorno maggiorenni siamo al 29% del corpo elettorale. Buona percentuale, ma ancora di gran lunga minoritaria rispetto all’universo di riferimento; non ci dice inoltre che informazione sono andato a cercare sulla rete.
I dati di fruizione dei quotidiani on-line ci dicono qualcosa in più (utenti unici novembre 2012)

I giornali e gli italiani

Repubblica 1.363.000
Corriere 1.156.000
Quotidiano Nazionale 430.000
La Stampa 427.000
Il Sole 24 Ore 404.000

Siamo quindi su numeri significativi, ma che riguardano sempre e comunque una élite di cittadini.

Mi sono dilungato un po’ per suffragare con i dati la mia provocatoria affermazione del mio ultimo post; cioè che il diritto al voto deve essere subordinato al superamento di un esame di storia!

I dati mostrano che la formazione delle decisioni di voto si basano ancora in larghissima parte su una comunicazione parziale e schierata. Quindi, chi urla più forte prevale su chi propone idee differenti e/o innovative ma che richiedono approfondimenti e valutazioni ponderate.

L’aspetto positivo è che la rete ha aperto veramente alla democrazia dell’informazione. Grillo l’ha ben capito e sta sfruttando al meglio questa opportunità; ma anche molti altri politici hanno capito l’antifona e si sono accodati.

Il cittadino ha però la grossa opportunità, vincendo la pigrizia, L'informazione non è un hobbydi raccogliere molte informazioni per formarsi un’idea la più possibile obiettiva sui temi di suo interesse. Resta il fatto che l’Italia è un Paese ancora arretrato per quanto riguarda questi nuovi mezzi di comunicazione. E poiché vale il principio una testa un voto, chi è un bravo comunicatore e sa arrivare alla pancia di una certa fetta dell’elettorato raccoglierà sempre (purtroppo) una quantità di voti spesso deleteria per il futuro della nazione.

Comunque state tranquilli; resto a favore del suffragio universale!

Ringrazio di cuore Giovanni, al quale ho risposto che, fino alla sua ultima frase avevo deciso di regalargli per Carnevale un bel paio di baffoni o, a scelta, di baffini.

Battute a parte, devo confessare che mi succede ogni tanto nella vita quotidiana di pensare di qualcuno, dopo averlo sentito parlare: “Porca miseria, ma come è possibile che il mio voto valga tanto quanto quello di questo tizio!” Poi mi rendo conto che è uno sfogo e tutto finisce lì, anche perché il problema è un altro.
La nostra democrazia non è malata, semplicemente non è più democrazia ma è diventata oligarchia, una concentrazione di diversi poteri/corporazioni (la partitocrazia in primis) che tendono a controllare e manipolare l’opinione pubblica come in un Grande Fratello, cercando di continuare a tenerla in una forma passiva di ascolto, piuttosto che in uno stato attivo di ricerca ed espressione autonoma.
E’ vero, in una certa misura è sempre stato così, ma il potere della tecnologia di comunicazione e la concentrazione oligarchica di oggi non si sono mai viste prima. E, sopratutto, fino a una decina di anni fa ce n’era un po’ per tutti, l’economia e il benessere aumentavano. Ma questo ciclo storico-epocale si è esaurito, l’isola “felice” del mondo occidentale non ha più il monopolio dell’economia e della produzione di ricchezza, si deve confrontare con una concorrenza mondiale. Il che ci obbliga, volenti o nolenti, ad un riassetto  dell’economia e della società. Chi ha in mano le leve per gestire questa “ristrutturazione”? Ma l’oligarchia ovviamente! E quella italiana sarà una oligarchia bietta e meschina che terrà d’occhio solo i propri interessi, o una oligarchia illuminata che si rende conto che se la società italiana resta solida ed equilibrata potrà, dopo “la ristrutturazione”, ripartire prima e meglio per un nuovo ciclo storico? 

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